Fejd – Nagelfar

Fejd – Nagelfar

2013 – full-length – Napalm Records

Voto: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Patrik Rimmerfors: voce, bouzouki, cornamusa svedese, scacciapensieri, ghironda – Niklas Rimmerfors: voce, morharpa – Lennart Specht: tastiera – Thomas Antonsson: basso – Esko Salow: batteria

Tracklist: 1. Ulvsgäld – 2. Sigurd Ring – 3. Nagelfar – 4. Dis – 5. Den Skimrande – 6. Jordens Smycke – 7. Fjärrskådaren – 8. Vindarnas Famn – 9. Haxfard

fejd-nagelfarI Fejd sono un gruppo unico nel panorama folk metal: niente chitarre distorte, niente ritmiche martellanti o voci aggressive, ma solamente folk scandinavo della miglior specie. Da sempre la band di Lilla Edet ci ha abituato a questo tipo di sonorità: fieramente nordici e orgogliosi di essere i soli a suonare folk metal senza avere una vera componente metal nel proprio sound. Qualcosa di simile viene proposto dai canadesi Les Bâtards du Nord (brutta notizia: si sono da pochi giorni sciolti dopo il concerto d’addio di fine giugno), ma si tratta comunque di una formazione che utilizza altre situazioni musicali per creare un folk sicuramente più brutale e tribale rispetto ai Fejd, i quali possono certamente essere considerati raffinati e dotati di buon gusto.

La band svedese viene fondata nel 2001 quando i fratelli Rimmerfors reclutano tre musicisti provenienti dalla power metal band Phatos, registrando velocemente il demo di debutto I En Tid Som Var, pubblicato l’anno seguente. Da allora sono passati undici anni, il mondo è cambiato in peggio, ma i Fejd sono rimasti al loro posto, suonando sempre del delicato e ispirato folk di matrice scandinava.

Dopo una discreta gavetta hanno firmato con l’austriaca Napalm Records, label che li ha portati a esordire con il favoloso Storm nel 2009, seguito diciannove mesi più tardi dal valido Eifur, lavoro di qualità che però pecca di freschezza se paragonato al debut album. Il rischio di Nagelfar era proprio quello di ripetere per la terza volta una proposta sì innovativa e personale, ma che sarebbe risultata ormai prevedibile: per fortuna i fratelli Rimmerfors hanno inserito nel sound della band, come vedremo, alcune piccole innovazioni e leggeri cambiamenti in fase di songwriting, rilasciando quindi un cd che segue per stile i due precedenti aggiungendo quel qualcosa necessario per risultare interessante e fresco. Chiaramente portare avanti negli anni una proposta del genere senza risultare ripetitivi non è cosa semplice, motivo per qui i Fejd hanno deciso di dare maggior importanza alla batteria, facendola suonare spesso con pattern e ritmi tipicamente metal, compresa la doppia cassa, affiancandoci melodie e linee vocali evocative.

Nagelfar parte con un “classico” brano dei Fejd, Ulvsgäld, che ha il punto forte nel ritornello estremamente orecchiabile (con tanto di doppia cassa) e un paio di brevi – ma efficaci – parti prive di voce. La seconda traccia è Sigurd Ring, composizione che ricorda da vicino le sonorità del debutto Storm, anche questa con il chorus nella parte del leone, prima della semplice e sognante parte strumentale. La title-track è musicalmente aggressiva, molto vicina per certi versi all’heavy metal. Più volte durante l’ascolto del disco si ha l’impressione di stare ascoltando un lavoro che se sostituite ghironde e violini con chitarre elettriche diventerebbe un massiccio e riuscito disco classicamente metal. Oscura ed elegante nella sua malvagità, Nagelfar è semplicemente una delle migliori canzoni mai scritte dalla band svedese. Den Skimrande arriva dopo un breve intermezzo, ma si rivela non del tutto convincente: assolutamente non male, ma forse la meno ispirata dell’intero disco nonostante alcune linee vocali azzeccatissime. Molto pacata e con un tocco tipicamente nord europeo si rivela essere Jordens Smycke, lenta nelle movenze ma elegante, non trascendentale, ma dal sapore nobile. L’ascolto prosegue con Fjärrskådaren, altro esempio di canzone alla quale i fratelli Rimmerfors (sempre bellissime le loro voci, poetiche e romantiche come poche ce ne sono nella scena) ci hanno abituato negli anni: folklore potente e melodie ancestrali si uniscono per un risultato assolutamente sognante. Vindarnas Famn stupisce per l’utilizzo della chitarra elettrica in distorsione, fatto unico nella storia della band: dopo i primi minuti molto pacati e leggeri, la sei corde viene utilizzata come tappeto alla melodia vocale-musicale, rendendo la traccia più compatta ma anche fin troppo simile a tante altre canzoni presenti nella scena folk metal odierna, dove chitarre rock e strumenti folk vanno a braccetto. Sicuramente un esperimento da ripetere nei prossimi lavori, cercando però di non cadere nel banale e utilizzando le risorse al fine di creare qualcosa di veramente differente. Con la strumentale Haxfard si torna al classico sound dei Fejd, fatto di strumenti tradizionali che si intrecciano, un finale di disco forse non particolarmente d’effetto, ma comunque godibile. La bonus track Ulvsgäld, versione demo e più breve della canzone che apre Nagelfar, aggiunge veramente nulla al peso del platter.

Il terzo disco in studio si rivela quindi ben riuscito, probabilmente il meno bello della carriera dei Fejd, ma comunque assolutamente piacevole da ascoltare più e più volte. Un full length che trasmette, proprio come i capitoli precedenti, emozioni forti e in grado di far sognare a chi ha la volontà di volare con il pensiero, lasciandosi trasportare dalle sensazioni una volta chiusi gli occhi e allontanati i pensieri che quotidianamente ci affliggono, rendendoci tutti un po’ più scuri e brutti. Nagelfar è la perfetta colonna sonora durante la lettura delle fiabe scandinave, o del piccolo-grande capolavoro Odd e il Gigante di Ghiaccio di Neil Gaiman.

Alla fine il discorso è molto semplice: chi conosce già i Fejd sa cosa aspettarsi dalla loro terza prova in studio, chi li ha fino a questo momento ignorati rimarrà favorevolmente stupito dalla proposta della band svedese.

Fejd-Band2013

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