Amon Amarth – Deceiver Of The Gods

Amon Amarth – Deceiver Of The Gods

2013 – full-length – Metal Blade Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Johan Hegg: voce – Olavi Mikkonen: chitarra – Johan Söderberg: chitarra – Ted Lundström: basso – Fredrik Andersson: batteria

Tracklist: 1. Deceiver Of The Gods – 2. As Loke Falls – 3. Father Of The Wolf – 4. Shape Shitter – 5. Under Siege – 6. Blood Eagle – 7. We Shall Destroy – 8. Hel – 9. Coming Of The Tide – 10. Warriors Of The North

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Negli ultimi anni gli Amon Amarth hanno avuto un’impennata di popolarità direttamente proporzionale alla banalizzazione e standardizzazione del proprio sound, diventando una sorta di Ac/Dc del death metal melodico e vichingo. Si inserisce il cd nel lettore e ci si siede tranquilli, già sapendo che più o meno Hegg e compagnia tirano fuori quella decina di brani aggressivi ma melodici, semplici e accattivanti in grado di ammiccare e piacere praticamente a tutti. Se si è incalliti fan del viking più puro e incontaminato si rischia lo stesso di rimanere ammaliati dalla bravura del quintetto nel creare canzoni in grado di premere sull’acceleratore con discreta qualità, così come chi è avvezzo a sonorità epiche e meno brutali non può non restare affascinato dalle soluzioni catchy che da anni fanno capolino nelle composizioni del combo svedese. In effetti gli Amon Amarth hanno allargato la propria base di fan inglobandone da un po’ tutti i generi in quanto non risultano estremi in nulla: non troppo cattivi, ma neanche troppo ruffiani, sanguinari ma anche epici. Alla lunga però si rischia di annoiare gli ascoltatori se non si fa qualcosa di vagamente diverso dal passato: tornare ai meravigliosi fasti dei pagani Once Sent From The Golden Hall e The Avengers è impossibile perché la furia che muoveva il gruppo quindici anni fa è nel frattempo divenuta un vago ricordo, così pure come sperare nella violenza nordica di The Crusher, ormai troppo agiati sugli allori per suonare convincenti come allora. Più realistico augurarsi di ascoltare un Twilight Of The Thunder God parte II, con quel gustoso mix di death metal e chitarre melodiche che ha segnato il picco della seconda parte di carriera della band di Tumba. Deceiver Of The Gods non raggiunge le vette del full-lenght targato 2008, ma convince quanto Surtur Rising, disco scolastico (non necessariamente una qualità negativa) se ce n’è uno.

Le premesse erano più che buone, a partire dall’artwork adattissimo ai contenuti musicali dell’album, all’ospite annunciato molto tempo prima della release, quel Messiah Marcolin che con i Candlemass ha scritto pagine importanti dell’heavy metal mondiale, per finire con la volontà dei musicisti di scrollare dal songwriting la polvere accumulata negli ultimi anni a forza di replicare all’infinito le strutture e le armonie del passato. Deceiver Of The Gods è un discreto lavoro, ispirato quanto il tutto sommato aggressivo Surtur Rising, non esaltante o fresco come si sperava, ma che presenta piccole e gustose novità in un contesto sicuramente classico.

La produzione è moderna e asciutta, potente senza esagerare con i bassi, perfetta per tutte le sfaccettature del nono full lenght degli Amon Amarth: Andy Sneap, storico nome dietro alla consolle (Testament, Arch Enemy, Exodus, Nevermore, Megadeth e tanti altri, nonché chitarrista degli storici Sabbat), come al solito ha fatto centro.

Musicalmente si parte forte con la title track, veloce e affilata, ma capace anche di colpire duro quando i tempi si fanno meno frenetici. Il chorus è da cantare tutti in coro, con la voce di Hegg possente e profonda come non mai. Un “classico” pezzo alla Amon Amarth, decisamente ben fatto. As Loke Falls, dopo una prima parte particolarmente melodica, si rivela essere un’altra buona canzone battagliera, che acquisisce valore se ascoltata con il testo sotto mano:

Heimdall knows his fate
The end of all nine worlds
It’s what the Vala has foreseen
He knows that everything shall burn

Su tempi e ritmiche meno aggressive si adagia Father Of The Wolf, primo brano non esaltante presente in Deceiver Of The Gods. La quarta traccia in scaletta, Shape Shifter, si muove su sentieri ormai percorsi fin troppe volte: prevedibile e poco ispirata, raggiunge la sufficienza unicamente grazie alla bravura e all’esperienza dei cinque musicisti. Con Under Siege l’atmosfera si fa più cupa e minacciosa, i sei minuti della composizione sono un buon antipasto per la furiosa Blood Eagle, poco più di centottanta secondi di velocità e sei corde semplici e taglienti, una canzone che dopo un minuto mostra un riff slayeriano primi anni ’90 per poi proseguire tra doppia cassa e giri chitarristici da headbanging. We Shall Destroy è un brano particolare: inizia con melodie e tempi ormai triti e ritriti, per poi cambiare corso a metà traccia con una bellissima armonizzazione degli axemen che sfocia in una serie di riff dal taglio leggermente moderno e pesante che portano alla conclusione una canzone particolare e ben riuscita. Hel vede la presenza di Messiah Marcolin in un lungo duetto con Hegg dalla voce più cavernosa mai registrata dal biondo vichingo: un esperimento sicuramente vincente, con il magico timbro del riccioluto singer che dona al brano quel tocco di drammaticità epica in grado di rendere la composizione una delle meglio riuscite dell’intero platter. C’è da dire che musicalmente si entra in un contesto inedito per gli Amon Amarth, essendo un mid tempo tipicamente heavy metal (mi ha ricordato alcune cose degli Accept inizio anni ’80) con un gran tocco di epicità creato anche dall’utilizzo della tastiera. Deceiver Of The Gods si avvia alla conclusione con Coming Of The Tide, up tempo scolastico che si fa apprezzare proprio per la sua semplicità e immediatezza, tra intrecci chitarristici che fanno un po’ Iron Maiden e melodie che non annoiano mai. Ultimo pezzo in scaletta è Warriors Of The North, oltre otto minuti di durata dove Söderberg/Mikkonen tirano fuori ottimi spunti che riescono a tenere l’ascoltatore attento fino all’ultimo secondo di musica pur non creando nulla di trascendentale.

Dopo numerosi e ripetuti ascolti, cosa rimane? Sicuramente l’impressione di avere a che fare con un album completo e di buon livello, che da il meglio di se dopo i primi tiepidi ascolti, in grado di migliorare con il tempo, pur non giungendo a vette particolarmente elevate. Un lavoro scontato? Non direi. Piuttosto si tratta di un cd di mestiere dove i musicisti non hanno voluto rischiare minimamente, trovando le soluzioni vincenti nel bagaglio di esperienza divenuto con gli anni sempre più importante. I momenti migliori provengono da riff e schemi già conosciuti in passato, rivisti e aggiornati con saggezza, con qualche spunto diverso dal classico songwriting senza però addentrarsi in situazioni poco note, Hel esclusa. Gli Amon Amarth ormai sono questi: diligenti musicisti che senza troppo sudare confezionano l’ennesimo disco piacevole da ascoltare, migliorando alcuni elementi che danneggiavano il precedente cd senza osare mosse azzardate. I Motörhead e gli Ac/Dc piacciono tanto proprio perché si sa in partenza cosa aspettarsi da loro, con l’unico punto interrogativo rappresentato dalla qualità intrinseca delle canzoni. Con Deceiver Of The Gods è andata bene, quindi godiamoci tranquillamente questi quasi cinquanta minuti di melodico death metal nordico sorseggiando del buon idromele, skål!

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