Live report: Rammstein a Roma

RAMMSTEIN

9 luglio 2013, Ippodromo Capannelle, Roma

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Non mi sono mai interessato delle mode, magari venivo a sapere che era il momento d’oro del gruppo X, e me ne disinteressavo continuando ad ascoltare Heathen e Led Zeppelin. All’epoca della gioventù si andava a ballare rock a Senigallia e vedevo la pista riempirsi quando c’erano certi pezzi, per poi svuotarsi al cambio canzone. Dopo alcune volte mi hanno spiegato che quelle che tiravano di più erano dei Rammstein e dei System Of A Down: i primi mai sentiti nominare, ma che erano tedeschi lo capivo dalla lingua, i secondi li avevo anche visti nel 1998 a Milano di spalla a Slayer e Sepultura ma, come si dice a Roma, chi se li era inculati? Ero in prima fila per Hanneman/King, cosa mi poteva interessare del gruppetto che apriva con suoni fastidiosamente moderni? Tutto questo per dire che più di dieci anni fa dei Rammstein non me ne fregava nulla, e a differenza dal resto del mondo, che si è sempre diviso tra chi li adora e chi li odia, io stavo nel mezzo, ignaro e intento ad ascoltare altro. Poi verso il 2002-2003, ho deciso di voler ascoltare Mutter, rimanendone immediatamente colpito. Quando uscì Reise, Reise ci fu un po’ di delusione, ma questa è un’altra storia. Ora amo il sound dei sei crucchi, c’è poco da fare.

Il 9 luglio era una data che aspettavamo da tempo, esattamente da sette mesi, da quando, cioè, abbiamo comprato i biglietti a dicembre. Arrivati a Capannelle, appena entrati ci rendiamo subito conto di come un quinto della gente presente sia tedesca. In particolare mi hanno colpito le coppie over 50, in gran quantità, con picchi di 70enni con la birra in mano, la sciarpa dei Rammstein in fronte e dei gran sorrisi. Facendo la fila per andare al bagno incontro pure una tedesca somigliante all’attrice de La Signora in Giallo, telefilm che ho sempre sinceramente disprezzato a causa di quella donna che mi infastidiva prima dei pranzi domenicali a base di cannelloni o fettuccine di nonna Maria. Questa donna somigliante alla Signora in Giallo aveva una maglietta dei Rammstein un po’ sbiadita a causa dei lavaggi, un bicchierone di birra in mano e rideva insieme al compagno/marito, anche lui attempato, e anche lui con birra in mano e maglia dei Rammstein: mi hanno fatto molta allegria e anche un po’ di tenerezza. Metà pubblico era composto da metallari con le t-shirt classiche del genere, l’altra metà aveva magliette della band di Berlino, in giro c’era anche qualche macellaio e per concludere circa 3-4 mosche bianche con addosso i loghi di Nike e Adidas.

Basta chiacchiere, la musica? Di spalla agli headliner si è “esibito”, purtroppo, un dj amico della band – ne ignoro il nome, so solo che è il batterista dei Combichrist – che per 45 minuti ci ha scassato le palle con musica dance basata sui pezzi dei Rammstein stessi.

Persephone: Ha scassato le palle, non direi. Era semplicemente una presenza fuori contesto, che probabilmente in un’altra occasione, magari dopo un paio di Tennent’s Super opportunamente ingurgitate, avrebbe potuto anche fare un effetto diverso da quello più pateticamente ottenuto dietro raccomandazione dei Rammstein medesimi…

Oggi a Verona di spalla ci sono i Volbeat, mica gli ultimi stronzi, e a noi è toccato un cazzo di dj inutile. Parte della folla comunque sembrava felice, ma credo che se il dj avesse proposto loro musica dance basata sui pezzi di Peppino di Capri avrebbero ballato soddisfatti lo stesso. Chiusa questa fastidiosa parentesi, passiamo ai protagonisti della serata.

L’attesa dura circa mezz’ora, partono i primi colpi e il sipario cade velocemente a terra sulle note di Ich Tu Dir Weh. Da un’alta pedana centrale scende Till Lindemann con un giacchetto di piume rosa e un forte rossetto sulle labbra: il pubblico è in delirio, salta, canta e urla, pochi minuti bastano ai Rammstein per conquistare Roma. Come è usuale nei loro concerti, l’aspetto visivo e pirotecnico dello show riveste un ruolo fondamentale: ad ogni canzone ci sono fiammate altissime, fuochi d’artificio, botti vari e scenette di vario tipo, sempre divertenti e ironiche. Il povero tastierista Doctor Flake è l’unico obiettivo delle malefatte di Lindemann: preso a bottigliate mentre suona a ritmo di tapis roulant, picchiato con calci e pugni, viene cotto in un calderone a suon di lanciafiamme e, durante Bück Dich, viene sodomizzato dal massiccio cantante, il quale in seguito al rapporto, regala al pubblico litri e litri del suo piacere. Musicalmente sono stati pescati brani da tutti i dischi, dall’esordio Herzeleid all’ultimo, e non recente (2009), Liebe ist für alle da. Personalmente ho sentito la mancanza di un pezzo massiccio come Rammstein, solamente accennato verso la fine dello show, e della sboccata Te Quiero Puta!

Persephone: E figurati, il solito porco…

…ma insomma, la scaletta è stata fantastica, bella potente con qualche momento di respiro e anche un tocco di romanticismo tedesco, vedi la versione pianoforte/voce di Mein Herz Brennt. Probabilmente non si può chiedere di più al combo tedesco, che ha suonato un’ora e mezza con un’intensità rara nel panorama musicale moderno. Il rosa cannone fallico sul quale Till sale per la conclusiva Pussy congeda i Rammstein che salutano con sincero affetto il pubblico romano…

Persephone: …che in visibilio accenna erotiche danze degne del migliore film di Tinto…

La musica diventa muta, ci avviamo sfiniti dall’incessante ballare e saltare, sudati e grandiosamente soddisfatti, con le dure melodie ancora a ronzarci nelle orecchie, verso le sedie e i tavolini dell’area bar: c’è tempo per ridere e citare i tanti tedeschi che fanno i propri bisogni ai lati dei wc chimici, scambiare chiacchiere con amici che non si vedono da tempo e ridere di quella coppietta che in due fanno 30 anni complessivi e litigano con tutti perché non vogliono che si balli e si poghi sennò non riescono a vedere il concerto (“ao, mica è musica da camera questa, se non te sta bene stattene a casa, hai capito ‘sta rompicojoni, pensa de sta a un concerto de musica da camera!” un commento che ricordo bene). Come spesso accade ci sono anche quelli che provano a rimorchiare donne con discorsi futili e presunte imprese grazie allo yoga…anche questo è rock’n’roll! Forse la chiusa non ha troppo senso per voi, ma chi deve leggere…sa! ahahah!

Persephone: L’apocalisse dei Rammstein a Roma non sarà facile da dimenticare, in quanto ai rimorchioni, che dire? Più che dedicargli una sentita Benzin in compagnia di qualche altro nome a cui non di rado penso con la medesima devozione, non saprei…

SCALETTA:

1. Ich Tu Dir Weh
2. Wollt Ihr Das Bett In Flammen Sehen?
3. Keine Lust
4. Sehnsucht
5. Asche Zu Asche
6. Feuer Frei!
7. Mein Teil
8. Ohne Dich
9. Wiener Blut
10. Du Rieschst So Gut
11. Benzin
12. Links 2 3 4
13. Du Hast
14. Buck Dich
15. Intro: Rammstein
16. Ich Will
– – –
17. Mein Herz Brennt (voce/pianoforte)
18. Sonne
19. Pussy
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