Graveland – Thunderbolts Of The Gods

Graveland – Thunderbolts Of The Gods

2013 – full-length – No Colours Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Rob Darken: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Possessed By Steel – 2. Thunderbolts Of The Gods – 3. Chamber Of Wicked Tears – 4. Wolf Of The North – 5. Red Polaris – 6. When Hammer Shines (outro)

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Rob Darken, ovvero la perseveranza fatta persona. Sono ventuno anni che il musicista polacco ha intrapreso l’avventura Graveland, un nome sconosciuto ai più, ma che nel cuore dell’underground ha sempre detto la sua. Negli ultimi anni i dischi del gruppo sono circolati con più facilità rispetto al passato, ma di fatto i Graveland sono rimasti una cult band per pochi intimi.

Rob Darken, ovvero la coerenza fatta persona. Ne sono passate di primavere da quando uscì Carpathian Wolves, cassetta truce e grezza di black est europeo. Da allora Darken ha pubblicato ben tredici dischi e un’infinità di EP, split e compilation. Con gli anni le capacità tecnico/compositive sono migliorate non poco, così come è cambiato l’approccio musicale del tuttofare Rob, passando gradualmente da un black confusionario a un pagan black epico e battagliero che moltissimo deve al mastro Quorthon. Proprio i Bathory di Hammerheart e Twilight Of The Gods (con una bella dose d’aggressività alla Blood Fire Death) sono il riferimento principale delle composizioni dei Graveland negli ultimi anni, con questo Thunderbolts Of The Gods che in alcuni tratti sembra essere un vero tributo al lavoro di Ace Börje Thomas Forsberg. Il nuovo disco della band polacca è, in realtà, molto di più: la caratteristica – e sgraziata – voce scream di Darken si innalza sulle note musicali con fierezza, i ritmi delle canzoni, alcuni frenetici e altri più epici, sono quelli classici della discografia della one man band e il trademark è immediatamente riconoscibile.

Le canzoni contenute in Thunderbolts Of The Gods sono solamente cinque (più l’outro), ma tutte di lunga durata, tra i sette e i nove minuti ciascuna. La prima traccia è Possessed By Steel, brano che inizia con una sorta di intro atmosferica che lascia presto spazio al riffing e al drumming non lineare dei Graveland. Nonostante il sound sporco e non melodico è possibile percepire l’epicità della composizione, una soluzione relativamente nuova per Darken. Un arpeggio clean introduce la title track: i primi due minuti sono imponenti, seguiti dal classico muro sonoro della band quando decide di pestare duro. Thunderbolts Of The Gods è una canzone che non fa sconti, in particolare quando, nella parte centrale, sul tappeto di doppia cassa si erge la tastiera e una voce femminile spettrale che ricorda qualcosa dei Behemoth più recenti. Terza in scaletta è Chamber Of Wicked Tears, una killer song che presenta dei rallentamenti veramente efficaci che spezzano la tensione dovuta ai riff brutali che non lasciano respiro all’ascoltatore. Wolf Of The North è caratterizzata da una prima parte incredibilmente melodica e avvolgente se si considera che a suonare è un disco dei Graveland. L’atmosfera è, per certi versi, western, e sembra di assistere ad una scena dove Clint Eastwood cavalca verso l’orizzonte, ma il grezzume del riff e della voce di Darken ci riportano alla realtà: brutale pagan black della migliore qualità! Il finale di canzone riprende la melodia iniziale con l’aggiunta della voce e della chitarra ritmica: il risultato è eccellente per quanto strano. Red Polaris è l’ultimo brano “vero” del cd: anche questo parte in maniera soft per poi incattivirsi man mano che i minuti scorrono. Chiude l’album When Hammer Shines, outro strumentale di due minuti, buono per lavare il sangue di dosso dopo una battaglia tosta come quella appena vissuta.

La produzione, della quale se n’è occupato Darken stesso, è la migliore possibile per questo tipo di release: abbastanza pulita e imperfetta, potente senza risultare artificiale. Gli strumenti sono bilanciati discretamente (la chitarra risulta un poco bassa quando la batteria alza i ritmi) e il loro suono è naturale e grintoso. Semplicemente meravigliosa la copertina creata dal maestro Kris Verwimp.

Thunderbolts Of The Gods è esattamente l’album che ci si aspetta da una band dalla storia ventennale che non ha mai conosciuto né picchi particolari, né cali allarmanti: sono semplicemente i Graveland. Darken, quindi, non delude e non tradisce, continua in maniera naturale la sua strada con coerenza e perseveranza. Hail Graveland!

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