Twilight Of The Gods – Fire On The Mountain

Twilight Of The Gods – Fire On The Mountain

2013 – full-length – Season Of Mist

VOTO: 5,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Alan Averill: voce – Patrik Lindgren: chitarra – Rune Eriksen: chitarra – Frode Glesnes: basso – Nick Barker: batteria

Tracklist: 1. Destiny Forged In Blood – 2. Children Of Cain – 3. Fire On The Mountain (1683) – 4. Preacher Man – 5. Sword Of Damocles – 6. The End Of History – 7. At Dawn We Ride

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Quello dei Twilight Of The Gods è un percorso comune a molte cover band: si inizia quasi per gioco proponendo brani di artisti noti, dopo un po’ di concerti viene voglia di creare e suonare musica originale e si mettono da parte le cover cercando di avere qualcosa da dire grazie alle proprie abilità. In questo caso, però, le cose stanno in maniera leggermente diversa. Dietro al nome tanto imponente quanto l’album omonimo dei Bathory troviamo musicisti affermati da anni con i propri gruppi: i nomi sono di primo livello e non necessitano certo di particolari presentazioni, ma un breve elenco potrebbe comunque essere utile, soprattutto ai lettori più giovani: alla voce troviamo Alan Averill, frontman degli irlandesi Primordial, la coppia di chitarristi è composta da Patrik Lindgren (Thyrfing) e Rune Eriksen (Aura Noir, ex Mayhem con il nome Blasphemer), Frode Glesnes (Einherjer) al basso e dietro al drum kit siede l’imponente Nick Barker ( Lock Up, ex Cradle Of Filth, ex Dimmu Borgir e session man per molte band).

 

il gruppo nasce nel 2010 con l’intenzione di omaggiare Quorthon e i suoi Bathory suonando come headliner nel festival itinerante Heidenfest dello stesso anno. Certo non ci si aspettava, all’epoca, che una all star cover band producesse qualche anno più tardi un disco di inediti, ma è ancora più incredibile che le canzoni siano abbastanza distanti da quello proposto dai Bathory negli anni viking. Fire On The Mountain è, infatti, un lavoro di heavy/epic metal di stampo ottantiano con alcuni richiami al viking di Twilight Of The Gods e Hammerheart. In verità il disco è una sorta di best of dei riff che hanno fatto la storia del metal ’80: Black Sabbath (era Ronnie James Dio), Judas Priest, Candlemass e un pizzico di Accept sono gli ingredienti di un debutto tanto povero d’idee quanto atteso.

 

Le canzoni, è giusto dirlo, sono piacevoli da ascoltare, anche se lasciano davvero poco, se non nulla. Giusto la sensazione di aver passato del tempo con un cd “carino” nel lettore del quale, però, non si riesce a ricordare nemmeno il nome. Le ripetizioni della tracklist vanno avanti nei giorni, ma il full-length è proprio privo di mordente nonostante la “solita” bella voce di Alan Averill, l’unico del gruppo a meritarsi più di una sufficienza stiracchiata. Fa piacere, una volta tanto, sentire Nick Barker con un sound di batteria naturale, senza quei fottuti trigger che rendono spesso ridicole le produzioni di molti gruppi estremi.

L’opener Destiny Forged In Blood mette subito le cose in chiaro circa la direzione musicale di Fire On The Mountain: niente estremismi sonori, ritmiche semplici e lineari, mid tempo a volontà e un’epicità che rimanda, come già detto, il meglio del metal di una trentina di anni fa. Tra le sette canzoni della tracklist difficile ricordarsi degli spunti particolarmente avvincenti, viene, piuttosto, da giocare a “questo pezzo ricorda i Manowar” e “questo giro sembra quello dei Judas Priest”. L’inizio di Preacher Man è simile a Metal Daze dei Kings of Metal americani, una sequenza di accordi in Children Of Cain porta alla mente Children Of The Sea dei Black Sabbath ecc., ma si può ascoltare un disco di una presunta all star band e ridursi a questi giochetti? Detto sinceramente: meglio, molto meglio i DoomSword (più bravi, più epici, più “veri”) che i Twilight Of The Gods. Estremizzando il concetto: se si hanno i full-lenght della band tricolore e gli album delle più importanti metal band del passato, cosa ce se ne fa di questo cd?

 

Fire On The Mountain non è un brutto disco, ma di sicuro non è neanche pensabile di spendere soldi per un cd tributo al metal anni ’80 da parte di personaggi che hanno deciso di riempire il proprio tempo con un progetto dal sound diverso rispetto a quello dei propri gruppi principali. Consigliato solamente a chi il chiodo non lo riesce a togliere nemmeno in spiaggia a metà agosto. Per tutti gli altri è consigliabile l’ennesimo, gustoso, ascolto di Heaven And Hell e Screaming For Vengeance.

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