Metsatöll – Ulg

Metsatöll – Ulg

2011 – full-length – Spinefarm Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Markus “Rabapagan”: voce, chitarra – Raivo: basso – Lauri: chitarra, cornamusa estone, zithers, flauti,  scacciapensieri, voce – Marko Atso: batteria.

Tracklist: 1. Agu – 2. Sõjasüda – 3. Küü – 4. Muhu õud – 5. Kivine Maa – 6. Rabakannel – 7. Isata – 8. Kahjakaldad – 9. Tormilind – 10. Ulg – 11. Eha

metsatoll-ulg

A poco più di un anno dal precedente disco, i Metsatöll tornano con un nuovo album, il quinto della loro carriera, dal titolo Ulg. Il poco tempo trascorso tra le due opere potrebbe far temere il peggio, tanto più se si considera il buon successo ottenuto da Äio (oltre tredicimila copie vendute nonostante la scarsa pubblicità e l’utilizzo della lingua madre, l’estone), mettendo di fatto in dubbio la sincerità della band nello svolgere il lavoro necessario per la realizzazione di Ulg. Niente di tutto questo: le undici canzoni che compongono il full length sono tutte di gran qualità, capaci di esplorare una zona del sound dei Metsatöll fino a questo momento poco conosciuta, continuando, di fatto, l’evoluzione musicale del gruppo, sempre proiettato verso nuove soluzioni senza però dimenticare le radici e la tradizione.

Preceduto dal singolo Kivine Maa e dal bel videoclip girato per Küü, Ulg svela in parte la propria mascolinità: l’indurimento del sound, il maggior peso dato alle chitarre all’interno delle canzoni e i ritmi di batteria spesso elevati, fanno del nuovo lavoro dei Metsatöll l’album più aggressivo e pesante della loro discografia, pur non perdendo minimamente quelle bellissime atmosfere folk-ipnotiche che da sempre contraddistinguono la formazione di Tallin.

Registrato nel cuore di una foresta nel sud dell’Estonia, lontani da rumori e distrazioni classici delle città, Ulg suona in maniera splendida, compatto eppur fresco nel proseguire il discorso musicale intrapreso nel 1999 anche grazie al lavoro svolto dal finlandese tecnico del suono Mikko Karmila (Amorphis, Children Of Bodom, Nightwish, Novembre ecc.). Per l’occasione vengono messe da parte certe soluzioni maggiormente intricate a favore di un songwriting diretto e “semplice”, più immediato pur non perdendo minimamente le caratteristiche folkloristiche del sound.

Agu introduce l’ascoltatore nel nuovo disco dei Metsatöll tra suoni acustici, soavi melodie e percussioni che crescono d’intensità con il passar dei secondi, fino a immettere le chitarre di Sõjasüda, brano che non ci si aspetta dal combo estone: tempi selvaggi e riff estranianti creano un’atmosfera sinistra, minacciosa, per quel che risulta essere il brano più estremo mai partorito dalle menti dei quattro folkers. Nonostante le furiose note, sono facilmente riconoscibili le soluzioni che hanno reso famosa la band a livello internazionale. Maggiormente tradizionale la successiva Küü, aperta dalla cornamusa di Lauri, come sempre importantissimo per l’equilibrio del gruppo. Rocciosi giri di chitarra sono addolciti dal flauto del biondo polistrumentista, mentre la poco aggraziata voce di Markus si divincola in linee vocali non consuete. L’allegro flauto di Lauri segna l’inizio di Muhu õud, brano vicino al classico modo d’intendere il folk metal: molto bello, nella sua semplicità, il ritornello cantato a più voci, così come azzeccate risultano essere le parti strumentali guidate dai fiati, per un risultato particolarmente coinvolgente. L’ottimo singolo Kivine Maa è uno dei brani più riusciti di Ulg, racchiudendo al suo interno le migliori caratteristiche dei Metsatöll, ovvero possenti riff di chitarra, una sezione ritmica asciutta e compatta nel dettare i tempi (il drummer Atso ha un colpo che dal vivo spaventa, su disco non è certo da meno), e la parte folkloristica, in questo caso lo scacciapensieri prima e la cornamusa estone poi, a spaziare fantasiosa sulla solida base musicale messa a disposizione dagli altri musicisti. L’atmosfera si fa cupa con Rabak annel, lenta marcia oscura, evocatrice di pensieri inquietanti prima di coricarsi, tremanti, al riparo di secolari alberi in una foresta sconosciuta. La soave Isata è utile per riconciliarsi con il verde circostante: chitarre e melodie rilassate arrivano nel momento giusto. Con Kahjak aldad si torna al tradizionale sound metallico dei Metsatöll, per quella che probabilmente è la canzone di Ulg più vicina stilisticamente al precedente Äio, tanti sono i cambi d’umore all’interno della composizione. Il drumkit di Atso è messo a dura prova dal robusto batterista, Raivo e il suo quattro corde lo seguono con gusto e Markus è autore di una prova maiuscola sia alla chitarra sia dietro al microfono. Ci si avvicina alla conclusione di Ulg con la breve Tormilind, forse l’unico brano dell’intero disco a non convincere del tutto pur avvalendosi di alcuni spunti interessanti come, ad esempio, il reiterarsi della cornamusa e dei cori ad opera dei quattro strumentisti. La titletrack, canzone più lunga dell’album con oltre sei minuti di durata, è un mid tempo che alterna con successo parti pacate ad accelerazioni e soluzioni dinamiche, tra stacchi imperiosi e improvvise aperture di cornamusa. Spettacolare la chiusura del cd: Eha è un ipnotico brano chitarra acustica-voce, le sporadiche percussioni accentuano l’atmosfera quasi druidica che i Metsatöll, cosa già avvenuta in passato, riescono a creare.

Con Ulg i Metsatöll rafforzano la propria posizione (di assoluto valore) nella scena folk-pagan dell’est Europa, proponendosi con forza come uno dei migliori act a livello internazionale. D’altronde, due dischi di assoluto valore come Äio Ulg, in così esiguo tempo (un anno e mezzo circa), in pochi se li possono permettere.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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