Intervista: Duir

La giovane band Duir, autrice del demo Tribe, si racconta ai microfoni di Mister Folk: cosa muove i musicisti di Verona, di cosa trattano i testi e,  soprattutto, cosa si cela dietro al motto “sesso, folk e pastorizia“?

Duir

foto di Nadja Patuzzo

I Duir nascono nel 2013: raccontare come vi siete incontrati e quali sono stati i primissimi passi.

I Duir nascono da un incontro d’idee tra Pietro e Mirko, rispettivamente bassista e chitarrista del progetto, mentre Charles Thomas Romick (batteria), Thomas Zonato (cornamusa), Giammarco Mancinelli (tastiere) e infine Giovanni De Francesco (voce) sono il frutto di travagliate ricerche su innumerevoli siti porno che non è bene specificare! Una volta completata la line-up, la sfida è stata conciliare i gusti e le influenze, spesso molto divergenti, di tutti i componenti, in quanto spaziano dal black metal degli Immortal al nu metal degli Slipknot. Pensiamo che di dildi, ehm… difficoltà, dobbiamo ancora appianarle, ma la miscela compatta e violenta che abbiamo ottenuto non ci dispiace affatto.

Cosa vi ha spinto a incidere l’EP Tribe così velocemente?

La motivazione principale è che a noi adoriamo gli show live perché traiamo energia dall’interazione con il pubblico. In quel periodo, di fatto, eravamo pieni (per fortuna, dato i tempi) di concerti, e a tutti alcuni ascoltatori si fermavano per chiedere se avevamo del merchandise. Essendo agli albori ovviamente non lo avevamo, e da lì venne la pessima idea di registrare un CD. Diciamo pessima non perché crediamo che le canzoni non siano valide, anzi, ma perché avendo un budget molto risicato, la qualità audio è anch’essa pessima. Per questo sulla nostra pagina Facebook invitiamo i fan a sentirci live e solo quelli che vogliono veramente supportarci, o non possono farne a meno del “ricordino”, di prendere il cd. P.S. a tutte le ragazze: non ci dispiacciono i reggiseni!

La critica maggiore che faccio al vostro lavoro riguarda la registrazione e la produzione. Col senno di poi, lo rifareste così com’è o cambiereste qualcosa?

Quel che fatto è fatto e non possiamo cambiarlo, abbiamo fatto il meglio con quello che potevamo permetterci. Noi pensiamo che comunque ci sia servito per crescere e che sicuramente la nostra prossima uscita si prenderà tutto il tempo necessario atto, sia a preparare un lavoro professionale, ma anche a rispecchiare tutto l’impegno che abbiamo impiegato per comporre i pezzi. Infatti l’unico rammarico per noi è stato non riuscire a trasmettere quanto adoriamo suonare e creare i nostri pezzi, tutto il resto pensiamo sia rimediabile.

Musicalmente ho trovato diversi spunti assai interessanti, e anche quelli più “classici” o “derivativi” comunque ben fatti.

Ti ringraziamo dal profondo del cuore non solo per queste parole, ma anche per l’aver cercato di andare oltre la questione suono. Ci fa un sacco piacere che almeno in parte i nostri sforzi siano riconosciuti!

Di cosa trattano i testi di Tribe?

Avremmo voluto che trattassero più di TETTE! Diciamo però, che i primi testi, quali Magic Drink e Rise Your Fear, sono stati scritti da Mirko, mentre quelli nuovi da Giovanni, ultimo arrivato nel gruppo. Si può notare che le lyrics descrivono alcune giornate come quelle sulle battaglie o sull’aspetto familiare di una tribù collocata in un Veneto non ancora conquistato dai romani. Per ora l’unico testo che affonda in radici veramente storiche è Dies Alliensis, la cui narrazione è a volte dimenticata, ma rimane molto importante per questioni di tradizione romana. Per il futuro non vorremo anticiparvi troppo, ma viste le nuove influenze e una lieve maturazione, possiamo dirvi che i prossimi testi scaveranno un po’ più a fondo.

Quali sono le fonti d’ispirazione per la musica e i testi?

Per ora sono stati dei libri sulla storia celtica di cui Mirko e Giovanni sono appassionati (qualcuno ha delle mensole da regalarci? Non sappiamo più dove metterli sti’ libri!). É anche successo che una canzone ci facesse così fortemente pensare a una cosa, che abbiamo cercato di adattare il testo in modo che “pitturasse l’immagine” anche agli ascoltatori.

Come nasce un vostro brano?

I nostri brani di solito vengono fuori da Mirko, e da Gianmarco quando è un po’ sbronzo. Usualmente i due si stuzzicano per un po’ e si passano gli spartiti fino a quando non sono abbastanza convinti. Di seguito li portano in sala prove, dove ognuno può dire la sua e propone delle modifiche in base ai propri gusti, ed infine si prova e si riprova fino a quando ogni angolo della canzone è smussato e ognuno di noi ne è convinto.

Pensate sia importante per un gruppo folk metal conoscere la musica popolare della propria zona oppure credete che non sia indispensabile?

Se per musica della zona intendi Gigi D’Alessio NO, altrimenti ogni influenza è ben accetta…

Quali saranno i vostri prossimi passi?

Tra i nostri obiettivi più prossimi c’è sicuramente quello di cercare di amalgamare meglio le varie influenze di genere, in modo da trovare un sound più particolare e nostro, nonché più pulito da registrare!!! Per questo motivo i prossimi live saranno importanti ed intensi, con band immense! Ma un po’ più rarefatti, nel senso di diradati nel tempo.

Il vostro motto recita “sesso, folk e pastorizia”. A voi le spiegazioni…

Arrivati a questo punto passiamo la parola al bassista Pietro: “allora, salve a tutti, premettendo che sono un disagio sociale, vi racconterò la storia del motto, prendendo in considerazione il motto anni ‘60 “sesso droga e rock’n’roll” ispirandomi allo spirito sul quale si è formato il nostro gruppo, ho dedotto questo motto che riassume in poche parole l’esistenza dei Duir. Mi spiego meglio: il sesso, perché bene o male ognuno si “ciava” la propria morosa, escluso Gianmarco che non ce l’ha (tutto per voi donne!), il folk, perché bene o male suoniamo folk e il nostro spirito è folk, tant’è che ci laviamo folk una volta al mese, la pastorizia perché mi piacciono molto i caprini e negli attimi di mancanza cerebrale imito con sprezzo del pericolo e volumi da disagio i versi di tali animali, in conclusione… VINOH”

Come vedete la scena italiana e in particolare quella del nord est?

SIAMO FORTI, CAZZO!! L’Italia non ha nulla da invidiare ad altri paesi malgrado non abbiamo grandi incentivi e il genere non è molto diffuso. Per quanto riguarda il nord-est, nulla da dire, a nostro avviso sta trainando la scena folk-metal attuale, anche se ci sono importantissime eccezioni, soprattutto in terra pugliese e abruzzese.

Grazie per il vostro tempo, avete lo spazio per dire quel che preferite!

Noi vorremo solo ringraziare te per il tuo, di tempo! Per la passione che ci metti nel tuo lavoro e per le belle parole che hai speso per il nostro lavoro. Speriamo che la realtà di Mister Folk possa continuare negli anni, e perché no, ispirare altri a fare musica vera come ha un po’ inspirato noi! Se invece qualcuno volesse insultarci o mandarci una foto di tette può farlo tramite la nostra pagina Facebook o la nostra email duirfolk@gmail.com.

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