Live Report: Counting Crows a Roma

4 luglio 2015, Auditorium Parco della Musica, RomaCCroma 

Gli americani Counting Crows fanno tappa in Italia con due date (Pistoia e Roma) in occasione del tour promozionale del nuovo album Somewhere Under Wonderland, lavoro che conferma la grandezza di un gruppo capace di imporsi sul mercato senza snaturare il proprio sound, continuando con personalità il discorso musicale iniziato nel 1993 con August And Everything After, disco che, giusto per ricordare i dati, ha venduto nei soli USA oltre sette milioni di copie.

L’Auditorium di Roma è un luogo magico per assistere a un concerto: si tratta di una struttura pensata esclusivamente per la musica live, quindi l’audio è ottimo in qualunque posizione ci si trovi, con il palco sempre vicino alle tribune per non perdere nemmeno un’espressione del musicista di turno. Con queste premesse non poteva che essere un grande concerto quello dei Counting Crows, e così è stato. Alle 21.10 la band di San Francisco era già on stage per attaccare con Sullivan Street, canzone tratta dal debut cd. L’atmosfera è strana, per la prima volta assisto a un concerto stando seduto: in verità non durerà molto poiché, a inizio della terza canzone, il singolone Mr. Jones, la platea si alza in piedi e si accalca sotto al palcoscenico, come dovrebbe essere per un qualunque concerto rock. Il cantante Adam Duritz non nasconde la soddisfazione e canta sorridendo nonostante la security cerchi in ogni modo – ma sempre delicatamente e con educazione, è giusto dirlo – di far tornare le persone a sedere sulle sedie. Questo è un tira-molla che va avanti per oltre una canzone, ogni tanto qualcuno torna sotto al palco a cantare e ballare, fino a quando non si giunge a un compromesso: si possono lasciare le sedie e andare sotto al palco a patto di stare seduti. A me, abituato da venti anni di concerti alla completa libertà, sembra tutto molto strano, la sensazione è quella di trovarsi dentro a un film tanto è assurda la situazione. La band, che nel frattempo ha suonato John Appleseed’s Lament e la stupenda Colorblind, stenta a capire le strane regole dell’Auditorium, Duritz ci scherza sopra e con la magnifica voce che si ritrova continua lo show con Mercy, Omaha e Cover Up The Sun. Ben tre le cover proposte dai Counting Crows, si tratta di Like Teenage Gravity di Kasey Anderson, Friend Of The Devil (The Grateful Dead) e Big Yellow Taxi di Joni Mitchell, tutte suonate con personalità. Il pubblico canta i ritornelli delle canzoni, la band è in grande forma, i musicisti si confermano tutti di altissimo livello, precisi e dotati di gran gusto, la sensazione che si ha è quella di assistere a un concerto di amici per amici, quasi d’intimità nonostante il pubblico presente. Rain King è la canzone scelta per chiudere il concerto, il gruppo esce di scena tra gli applausi prima di tornare per eseguire ben tre pezzi: Palisades Park, Hanginaround e Holiday In Spain. Questa volta il concerto è terminato davvero (quasi due ore di grande musica), Duritz saluta calorosamente il pubblico e promette che i Counting Crows tornaranno a Roma in primavera, battendosi la mano sul cuore. Noi, chiaramente, ci saremo.

Scaletta: 1. Sullivan Street – 2. Mrs. Potter’s Lullaby – 3. Mr. Jones – 4. John Appleseed’s Lament – 5. Colorblind – 6. Mercy – 7. Omaha – 8. Cover Up The Sun – 9. Hard Candy – 10. Like Teenage Gravity – 11. When I Dream of Michelangelo – 12. Friend Of The Devil – 13. Big Yellow Taxi – 14. Earthquake Driver – 15. A Long December – 16. Rain King – 17. Palisades Park – 18. Hanginaround – 19. Holiday in Spain

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