Vallorch – Until Our Tale Is Told

Vallorch – Until Our Tale Is Told

2015 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Sara Tacchetto: voce, redpipe, whistles – Mattia Buggin: chitarra solista – Marco Munari: chitarra – Leonardo Dalla Via: basso, voce – Massimo Benetazzo: batteria – Martina Mezzalira: violino – Paolo Pesce: fisarmonica, tastiera

Tracklist: 1. Whatever May Befall – 2. Until Our Tale Is Told – 3. Unspoken Echoes – 4. Slèrach – 5. Howling Hysteria – 6. Khéeran Hòam – 7. Crystal Rememberance – 8. Tanzerloch (Of Love And Loss) – 9. Ais Un Snea – 10. Dancing Leaf Overture – 11. Carnelian Masquerade

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A tre anni di distanza dal debutto Neverfade, tornano i lanciati Vallorch, formazione tricolore che in questo lasso di tempo ha consolidato il proprio nome a suon di ottimi concerti, fino a diventare una delle realtà più seguite e amate dello stivale. Il nuovo cd Until Our Tale Is Told, pubblicato dall’italo/irlandese Nemeton Records, segna la maturazione che era mancata nel debutto Neverfade: anni di live show e prove hanno sicuramente reso la band più matura e in grado di esprimere al meglio il proprio potenziale.

Dopo il classico intro, il disco si apre con la title-track, nella quale è possibile notare immediatamente il miglioramento del songwriting e la grande sicurezza della cantante Sara Tacchetto, la quale ha fatto un deciso passo in avanti rispetto alla comunque buona prova di tre anni fa. La band suona con stile e il lavoro “sotterraneo” di violino e fisarmonica è prezioso per la riuscita finale. Unspoken Echoes suona cupa e minacciosa, vuoi per le ritmiche aggressive, sia per il cantato growl in evidenza, ma sono gli strumenti folk a dare un bel tono drammatico alla composizione. Trame quasi irlandesi per Slèrach, brano dinamico e ruspante quanto melodico nel cantato femminile, ma a stupire in positivo è il gustoso duello chitarra-violino a suon di assoli, fatto purtroppo raro nel mondo del folk metal, dove la chitarra, solitamente, riveste un ruolo legato solo a riff e accordi, a discapito delle fughe solitarie. La quinta canzone, Howling Hysteria, è una delle migliori del cd: ottimi riff di sei corde, cornamusa e strumenti folk in grande spolvero, voci aggressive e soavi che si alternano e rincorrono, mentre la sezione ritmica, potente e precisa, svolge un ruolo di grande qualità. Khéeran Hòam (“Tornare a casa” in cimbro) è un bel intermezzo acustico che porta direttamente a Crystal Rememberance, discreto up-tempo di tre minuti che da il meglio nel ritornello, orecchiabile e convincente, prima della parte centrale dove il violino di Martina Mezzalira è grande protagonista. Tanzerloch (Of Love And Loss) è un pezzo da sei minuti, nel quale si trovano la parte più melodica e romantica dei Vallorch, e quella più “diabolica” – anche se per pochi secondi -; il drummer Massimo Benetazzo è, però, l’eroe della canzone, libero di sbizzarrirsi in una composizione del genere. Tempi veloci per Ais Un Snea, brano che dal vivo farà sfracelli grazie all’ottimo riffing sul quale cornamusa e violino si posano con decisione prendendosi le luci della ribalta. Il disco arriva alla conclusione, dopo l’intermezzo Dancing Leaf Overture, con la spumeggiante Carnelian Masquerade, ben nove minuti di folk metal tricolore: coraggiosa la band a proporre una canzone del genere, ma soprattutto brava nel creare un brano compatto e personale, cosa sulla carta non facile. Le due voci, soave femminile e cavernicola maschile, si incrociano e alternano con gusto, il violino e la fisarmonica sono strumenti fondamentali tra melodie ed eleganti ricami, con la sezione ritmica sempre agile e varia per rendere la traccia maggiormente dinamica.

I quarantanove minuti di Until Our Tale Is Told scorrono molto bene, le canzoni hanno il giusto mordente e i cambi di formazione tra Neverfade e questo lavoro hanno sicuramente giovato e fatto maturare la band. In ultimo, la produzione è molto buona per il genere e lo stile del settebello tricolore, potente e “cattiva” risalta il lato più metal del gruppo senza mettere in secondo piano l’anima più melodica e folk.

Until Our Tale Is Told è il disco di una band sempre più consapevole dei propri mezzi e personale, in possesso di un ampio raggio d’azione e, soprattutto, in grado di creare canzoni d’impatto, facilmente memorizzabili senza risultare troppo semplici o lineari. Il meglio, ne sono convinto, deve ancora venire.

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