Ereb Altor – Gastrike

Ereb Altor – Gastrike

2012 – full-length – Napalm Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Mats: voce, chitarra, basso, tastiera – Ragnar: voce, chitarra, basso – Tord: batteria

Tracklist: 1. The Gathering Of Witches2. Dance Of Darkness3. Dispellation4. Boatmans Call5. The Mistress Of Wisdom6. I Djupet Så Svart7. Seven

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C’era una volta, nel lontano nord Europa, un gruppo di due ragazzi che ogni giorno glorificava il sacro verbo di Quorthon ascoltando i suoi dischi, parlando in ogni occasione possibile della sua bravura e anche suonando musica propria sulla scia dei Bathory. Questo gruppo, che si chiama Ereb Altor, era talmente preso dal viking più epico al punto da pubblicare un paio di album di onesto heavy metal di stampo vichingo con forti richiami doom (cosa questa che, essendo i due ragazzi i responsabili della doom metal band Isole, era piuttosto preventivabile) proprio seguendo le orme dei Bathory più orgogliosamente nordici e atmosferici. Non soddisfatti, i due non mancavano intervista per sottolineare come avrebbero voluto suonare insieme al padre del viking se solo fosse ancora possibile, rimarcando l’immortalità dei suoi dischi ed il dovere di farli ascoltare alle nuove generazioni prive di basi musicali degne di nota e figlie dell’mp3 facile.

Gli Ereb Altor sono nati nel 2003 – parole loro – per omaggiare Bathory, per la soddisfazione degli amanti del bardo norvegese che annuivano compiaciuti ascoltando i loro lavori e dei nuovi giovani adepti che successivamente si sarebbero dedicati anima e corpo alla causa del viking metal. Fino a quando, un brutto giorno di qualche tempo fa, fecero capolino in sala prove le “cattive” influenze black metal, talmente forti e feroci da impossessarsi completamente della fase di scrittura, cacciando in malo modo l’epicità cristallina che caratterizzava il combo di Gävle. La rovina e decadenza di una silenziosa cittadina di campagna o un repentino e inimmaginabile ritorno alla vita dopo anni di tranquilla immobilità? Forse la verità sta nel mezzo, di sicuro la prima cosa che balza all’orecchio è che Gastrike è un album violento, crudo, distante da quello che gli Ereb Altor ci avevano abituato fin dal demo The Awakening del 2003.

Gastrike, edito dall’austriaca Napalm Records, è composto da sette brani, esattamente come i precedenti due lavori, per una durata di quarantacinque minuti. Musicalmente il nuovo lavoro della formazione svedese, per l’occasione diventato trio con l’ingresso del batterista Tord, è una sorta di viking con grosse e imponenti influenze black: pur non perdendo completamente i vecchi riferimenti bathoriani (vedi The Mistress Of Wisdom) gli Ereb Altor suonano cattivi, truci (a tratti ricordano i primi lavori degli Helheim), dove lo spazio per la melodia è ridotto al minimo e il cantato pulito è stato spodestato completamente dallo scream. Nei tanti rallentamenti doom, da sempre loro caratteristica, ora, con il cantato sporco, ricordano i My Dying Bride più disperati, per un risultato spiazzante ma di cristallina qualità.

L’indurimento del sound potrebbe essere la logica conseguenza dei temi trattati nei testi delle canzoni: lyrics ispirate dagli antichi miti, dalle leggende e dalle storie di fantasmi della loro terra. Terrore e incubi, mostri e coraggio mancante, uccisioni e notti senza fine, tutto si riflette nella crudezza delle sette composizioni. Il mid-tempo di The Gathering Of Witches mette in chiaro le cose fin dai primi secondi: urla disperate, chitarre stoppate e la batteria ipnotica non lasciano trasparire altro che sofferenza. L’inizio di Dance of Darkness, scandito da una melodia folk, sembra poter far tornare gli Ereb Altor a suonare come nei precedenti dischi, ma così non è. All’iniziale riff doomish si contrappone la successiva sfuriata black metal, il tutto sempre supportato dal lacerante cantato di Mats e Ragnar. Non tutto è svanito del vecchio modo di comporre, e la parte iniziale di Dispellation lo dimostra. Il brano scorre come in The End, con momenti tipicamente heavy metal e cori epici; l’unica reale differenza sta nel cantato, in quanto il “classico” clean semplice e d’impatto è stato definitivamente messo da parte a favore della rabbia dello scream. Boatmans Call non si discosta molto dalla precedente traccia: le chitarre e la batteria si muovono esattamente nella stessa direzione, con dei cori maggiormente presenti e un cambio di atmosfera dopo circa due minuti e mezzo che sa di lercio e crudele; tempo pochi secondi ed ecco che gli Ereb Altor sfornano uno dei momenti più convincenti dell’intero Gastrike. Note semplici, tempo lineare, ma tanto, tanto buon gusto. Arriva il turno della composizione più lunga del cd, The Mistress of Wisdom è la canzone probabilmente più varia e affascinante del disco. Inizialmente cantata in un clean piuttosto combattivo, presenta dei veri killer riff ben supportati dai cambi di tempo dettati dalla batteria di Tord. Dopo tanta “confusione” c’è spazio per il pianoforte, ma tempo pochi secondi arriva una nuova ventata musicale: l’odore è quello della drammaticità assoluta che i My Dying Bride da oltre venti anni recitano sui palchi di mezzo mondo. I Djupet Så Svart parte maggiormente ritmata rispetto alle altre sei sorelle, il tempo è più elevato e il lavoro svolto dalle chitarre è leggermente diverso e meno incisivo. La prima metà di I Djupet Så Svart è caotica, senza punti di riferimento, mentre l’altra metà è ariosa, con il cantato pulito che può ricordare alcuni act viking metal provenienti dalla fredda Scandinavia. Settimo e ultimo sigillo di Gastrike è Seven, ennesima composizione estrema dove il tremolo picking delle asce gioca un ruolo primario per la riuscita del pezzo. Sembra un brano studiato appositamente per i live, dove l’energia dell’headbanging si affianca alla naturale potenza della canzone. Si conclude in questa maniera, ottima, l’album della forse rinascita degli Ereb Altor, un disco muscoloso ma intelligente, dove i tre musicisti hanno messo anima e corpo per la realizzazione di un concept piuttosto abusato, riuscendo però ad avere un buon risultato.

I suoni sono più grassi e potenti che mai, ogni strumento respira e gode della pulizia dovuta all’ottimo lavoro di Jonas Lindström, che ha registrato il disco nello Studio Apocalypse, e di Thomas “Plec” Johansson (mixing, mastering) al Panic Room.

Gli Ereb Altor compiono una brusca e inaspettata sterzata verso lidi estremi mai esplorati prima (anche se Ragnar, ad esempio, ha fatto parte dei death metallers Theory In Practice), con risultati più che soddisfacenti. Gastrike rappresenta, in conclusione, un lavoro di transizione da quanto fatto a inizio carriera verso sonorità più aggressive ma pur sempre epiche e scandinave, come effettivamente saranno quelle dei successivi Fire Meets Ice e Nattramn. Gastrike è un disco che dopo lo stupore iniziale si lascia ascoltare con piacere.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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