Wardruna – Runaljod – Ragnarok

Wardruna – Runaljod – Ragnarok

2016 – full-length – ByNorse

VOTO: CAPOLAVORO – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Einar Selvik: voce, tutti gli strumenti – Lindy-Fay Hella: voce

Tracklist: 1. Tyr – 2. UruR – 3. Isa – 4. MannaR – Drivande – 5. MannaR – Liv – 6. Raido – 7. Pertho – 8. Odal – 9. Wunjo – 10. Runaljod

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Quando i Wardruna mossero i primi passi, si parla del 2009 (l’idea della band risale al 2002, la prima registrazione amatoriale all’anno successivo), in pochi se ne accorsero. Ricordo lo stupore di molti, così come i sorrisi beffardi di alcuni, e i commenti secchi di altri ancora. “Non è musica, solo rumori e qualche coro”, si diceva. Moda e trend erano parole che ricorrevano non di rado quando si cercava di spiegare come fosse possibile, nel 2009, pubblicare un disco come Runaljod – gap var Ginnunga, con “l’aggravante” dell’etichetta, la Indie Recordings, universalmente riconosciuta come valida nonostante i pochi anni di attività (all’epoca avevano pubblicato, tra gli altri, Enslaved, Satyricon, Keep Of Kalessin, Iskald e Vreid).

Tardo 2016, i Wardruna sono una delle realtà più acclamate delle scena metal europea. Loro che di metal non hanno assolutamente nulla. Certo, il mastermind Einar Selvik ha suonato nella cult viking metal band Bak De Syv Fjell e soprattutto nei Gorgoroth dal 2000 al 2004, e per i primi due dischi ha fatto parte della line-up anche Ghaal (ex Gorgoroth e God Seed), ma la musica del duo norvegese non include strumenti elettrici né tanto meno sonorità rock o aggressive. Una parte del merito lo si deve alla serie tv Vikings con la quale Selvik collabora, programma che ha dato visibilità al musicista e di conseguenza ai Wardruna, essendo incluse delle parti di canzoni all’interno della colonna sonora. La verità, però, è che se la band è divenuta così famosa e seguita lo si deve esclusivamente alla qualità eccezionale della proposta, stupefacente e unica al mondo.

La musica dei Wardruna è fuori da ogni schema e logica commerciale, eppur funziona meravigliosamente. Ma è il concept che ne è alle spalle a essere il vero capolavoro di Einar Selvik. Troppo spesso ignorato o appena riportato così come scritto nelle informazioni che mandano le case discografiche, la trasposizione musicale delle rune (otto a disco seguendo un ordine preciso, probabilmente un giorno realizzerò un articolo su queste pagine dedicate solo a questo argomento) a opera di Selvik è quanto di più preciso, intelligente e approfondito ci possa essere. Nulla è lasciato al caso, a partire dalla scelta dell’ordine delle rune (fin dal primo disco), per arrivare alle immagini che accompagnano i booklet dei cd (Berkana ha i frassini, Jera le spighe di grano, Hagalaz la grandine ecc.), che hanno un preciso significato e riferimento alla runa. Per le registrazioni sono stati scelti vari luoghi all’aperto che avessero un significato rilevante per le diverse rune; gli strumenti costruiti a mano sono stati immortalati sui nastri insieme ai suoni della natura come le fronde degli alberi mosse dal vento del nord, lo scrosciare dell’acqua dei fiumi e delle cascate, il crepitio del fuoco e il rumore di ossa e pietre. Il lavoro di Selvik è genuino e colmo di elementi della natura. Ed è proprio alla (e nella) natura che il polistrumentista norvegese cerca di tornare attraverso la musica. I Wardruna utilizzano le rune per capire ed evocare le profondità delle antiche credenze pagane norrene. Natura e riscoperta di un antico vivere intriso di spiritualità ormai perduta ed echi di Tradizioni sempre più difficili da vivere sono gli obiettivi che il musicista scandinavo si era prefissato nel momento in cui ha fondato la band.

Runaljod – Ragnarok suona sciamanico, in grado di mandare in trance l’ascoltatore attento, concentrato sulla musica. Le canzoni tendono ad assomigliarsi, non per le note musicali, quanto per l’atmosfera rarefatta e quasi sognante che rende saporito l’intero lavoro. Durante i primi ascolti può accadere di rimanere quasi delusi dal pesante proliferare di ritmi tribali e incantatori, soprattutto se si pensa ai cambi di ritmo e intensità – sempre tenendo in mente che stiamo parlando del mondo Wardruna – dei primi due capitoli della trilogia. L’ascolto perfetto è quello che vede i tre Runaljod susseguirsi in ordine e senza pause, cosa assai complicata da fare con i tempi che viviamo, ma è il modo migliore che sento di consigliare a chi vuole immergersi nel mondo dei Wardruna e delle ventiquattro rune.

L’inizio (Tyr e UruR) è particolarmente atmosferico, i lunghi brani, se ascoltati nel migliore dei modi, ovvero rilassati, con gli occhi chiusi e la mente sgombra, sono capaci di spedire il fortunato in una sorta di dimensione parallela. Molto più movimentata e dinamica (dopo un inizio ambient) è Isa, canzone che vede la presenza massiccia di Lindy Fay-Hella, mentre tra i pezzi più interessanti troviamo l’altamente evocativo MannaR – Liv, composizione che conduce a Raido, uno dei momenti più suggestivi e “folk” dell’intero Runaljod – Ragnarok. La vena folkeggiante prosegue con l’ottima Pertho, canzone ricca di strumenti, voci, cori e tutti gli elementi che i Wardruna ci hanno insegnato ad amare nel corso degli anni. Wunjo consta di un robusto coro di bambini e di un favoloso lavoro di percussioni che porta direttamente a Runaljod, ultima – eccellente – traccia del disco.

Runaljod – Ragnarok è terminato. Del suo ascolto rimane tanto, difficile spiegarlo con le parole. La trilogia è arrivata a conclusione, è stato un lungo percorso e chi ha sentito la necessità si è avvicinato allo studio delle rune. Einar Selvik in seguito a ciò ha formato i Wardruna e oggi, tardo 2016, siamo tutti concordi nell’esaltare un lavoro sempre di grande qualità, guidato sicuramente da un fuoco di conoscenza che lo ha portato a studiare con passione l’antico futhark e il profondo significato delle rune.

Ore 2:44 di venerdì notte, tra cinque ore suonerà la sveglia e sto per spegnere il computer. Prima però, devo estrarre una runa dal sacchetto. La mano destra tira fuori la Runa Bianca, quella priva di simboli, detta “di Odino”. Una runa non riconosciuta da molti poiché non facente parte del futhark (la forma più antica dell’alfabeto runico): sembra sia stata un’invenzione di Ralph Blum, autore del libro The Book Of Runes, anche se esistono teorie secondo le quali la Runa Bianca fosse usata per la divinazione già nel XVI secolo. Il suo significato è, in parole povere (anzi, poverissime) e semplificate, morte e rinascita. Forse quello che sarà dei Wardruna dopo questo disco: si scioglieranno avendo esaurito il concept che li ha portati in vita nel 2002 per poi tornare in una veste nuova? Time will tell, dicono gli anglofoni; noi non possiamo quindi che aspettare, ma fortunatamente i Warduna ci hanno lasciato tre meravigliosi dischi che, qualunque cosa accadrà, rimarranno nella storia.

Feroce latra Garmr 
dinanzi a Gnipahellir:
i lacci si spezzeranno
e il lupo correrà. 
Molte scienze ella conosce:
da lontano scorgo
il destino degli dèi 
possenti divinità di vittoria.
I fratelli si scontreranno e si uccideranno,
I cugini spezzeranno i legami di parentela,
Il mondo è crudo, il tradimento è grande,
Tempo d’asce, tempo di spade, gli scudi dividono, 
Tempo di venti, tempo di lupi, prima che il mondo finisca
Nessun uomo risparmierà chiunque altro.

(Völuspá – La profezia della veggente)

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