Einherjer – Dragons Of The North XX

Einherjer – Dragons Of The North XX

2016 – full-length – Indie Recordings

VOTO: 6 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Frode Glesnes: voce, basso – Ole Sønstabø: chitarra solista – Aksel Herløe – Gerhard Storesund: batteria, tastiera

Tracklist: 1. Dragons Of The North – 2. Dreamstorm – 3. Forever Empire – 4. Conquer – 5. Fimbul Winter – 6. Storms Of The Elder – 7. Slage Ved Hafrsfjord – 8. Ballad Of The Swords – 9. After The Storm

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Ri-registrare un proprio disco è diventato col tempo un piccolo classico. In molti ci si sono dedicati: ad alcuni è andata bene, realizzando un lavoro convincente, ad altri decisamente meno. Due esempi molto noti, fuori dal campo folk/viking metal, sono quelli di Exodus e Manowar. I primi hanno realizzato Let There Be Blood nel 2009, versione aggiornata del fantastico classico Bonded By Blood del 1985. I guerrieri di New York, invece, hanno rovinato il capolavoro del 1982 Battle Hymns con l’orrendo Battle Hymns MMXI. In entrambi i casi possiamo notare come le versioni originali risalissero ai primi anni ’80: sound scarno, registrazione analogica, feeling e sincerità alle stelle. I rifacimenti presentano una produzione massiccia e pulita, alcuni brani sono leggermente modificati e, al di là delle qualità finale, possono avere un senso. Il problema di questo Dragons Of The North XX sta nel fatto che suona tale e quale al Dragons Of The North del 1996, disco che lanciò gli Einherjer nell’olimpo, scusate, volevo dire nella Valhalla del folk/viking metal, che all’epoca muoveva i primi incerti passi. Di fatto, cosa ha portato lo storico combo norvegese alla pubblicazione di questo lavoro non è dato saperlo.

Quali sono le differenze tra le due versioni di Dragons Of The North? La prima differenza sta nell’inserimento a fine scaletta di un outro dal titolo After The Storm, meno di due minuti di tastiera atmosferica. La seconda e ultima risiede nell’artwork rinnovato che non presenta più i ragazzi del gruppo con delle improbabili camicie a scacchi come era di moda a metà ‘90. Per il resto cambia pochissimo: le canzoni sono identiche tra di loro se non per qualche dettaglio di poco conto (i minutaggi singoli, non a caso, sono molto simili) e i suoni sono quelli classici della band, ovvero retrò e non particolarmente potenti. Ovviamente è sempre bello ascoltare le melodie di Dreamstorm (l’iniziale arpeggio clean è stato convertito in un intro di chitarra elettrica con distorsione), i riff quasi ingenui di Conquerer e il crescendo del ritornello della title-track: le canzoni sono oggettivamente belle e varie, su questo non si discute.

Senza troppi giri di parole, Dragons Of The North XX poteva benissimo essere evitato. Non porta nulla di nuovo o interessante alla carriera degli Einherjer e se c’è da fare un acquisto, beh, questo deve essere l’originale Dragons Of The North del 1996: feeling inimitabile per un cd che ha conquistato la scena e fatto entrare la band nel cuore degli appassionati di viking metal.

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