Scuorn – Parthenope

Scuorn – Parthenope

2017 – full-length – Dusktone

VOTO: 8,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Giulian: voce, tutti gli strumenti

Tracklist: 1. Cenner’ E Fummo – 2. Fra Ciel’ E Terr’ – 3. Virgilio Mago – 4. Tarantella Nera – 5. Sanghe Amaro – 6. Averno – 7. Sibilla Cumana – 8. Sepeithos – 9. Parthenope – 10. Megaride

Quando Megaride, ultima traccia di Parthenope, giunge a termine, la mente è frastornata da pensieri, riflessioni ed emozioni. Quante volte è successo di avere tante aspettative per un album e rimanere se non delusi diciamo non esaltati? Quante volte, invece, le premesse vengono non solo mantenute, ma addirittura superate? Il disco di debutto marchiato Scuorn fa parte di quella stretta cerchia di lavori destinata a fare scuola, per svariati motivi. Il più semplice, diretto e, se vogliamo, banale, è la qualità della musica. Epic black metal di alta qualità con tanto folklore e personalità è merce rara e in pochi se lo possono permettere. Ma c’è un altro aspetto che a parere mio è ancora più importante e che eleva Parthenope ben sopra a molto di quello di buono che viene pubblicato, ovvero il forte legame con la terra madre. Non un semplice legame garantito dai testi che rivisitano leggende e storie dell’area partenopea, si va oltre: l’aspetto umano e il calore della gente campana è tangibile nelle varie Sanghe Amaro e Tarantella Nera, una caratteristica delle composizioni che non si può imparare o migliorare in sala prove: o c’è o non c’è. Il paragone che mi è venuto spontaneo fare fin dal primo ascolto è stato con gli abruzzesi Draugr, band che ha segnato in maniera profonda la scena folk/pagan italiana. Nessuno prima di loro aveva parlato delle proprie origini con il cuore in mano (e con una serie di canzoni da urlo): dopo De Ferro Italico si è assistito al parziale abbandono da parte dei gruppi tricolori delle tematiche norrene a favore di storie e influenze Italiane o, meglio ancora, locali. Scuorn, così come i Draugr, è un nuovo punto di partenza per il metal tricolore, una possibilità in più per i gruppi del centro e sud Italia in particolare, che può dare coraggio e fiducia in un cammino che potrebbe portare a grandi cose.

Tutto questo, però, avrebbe meno senso se Parthenope non fosse un album straordinario. Il polistrumentista Giulian ha semplicemente fatto un lavoro incredibile creando delle canzoni dall’alto tasso metallico infarcite di sonorità, richiami e drammaticità tipica di Napoli. La summa e la grandiosità di questo disco è racchiusa nella sontuosa title-track, quasi nove minuti di pura bravura, coraggio, sincerità e devozione da parte di Giulian verso la sua città. Sfuriate black metal, orchestrazioni sfarzose (mai eccessive, però) e intuizioni fuori dal comune rendono il brano quasi fisico e per davvero si riesce a vedere dinanzi a noi Ulisse impartire ordini o supplicare di essere sciolto dall’albero maestro della nave in seguito all’ascolto del canto delle sirene.

L’aspetto visivo e quello sonoro sono elementi molto importanti nell’economia del cd, e sono entrambi eccellenti. L’artwork è stato realizzato da Alex di Mayhem Project (in campo folk noto per aver lavorato con Gjeldrune e Khors), ma va assolutamente menzionato Stefano Morabito (Fleshgod Apocalypse, Hour Of Penance ecc.) per la resa audio del disco, degna di una band su etichetta major.

Tra pezzi strumentali/evocativi e canzoni intense quanto potenti, è impossibile rimanere indifferenti: il metal estremo ha un nome nuovo da conoscere e accogliere nello stretto cerchio dei cosiddetti “geni musicali”, quello di Scuorn.

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