Intervista: Hamradun

Nel 2015 è stato pubblicato da una piccola etichetta un disco di debutto che purtroppo è passato inosservato dalle nostre parti, ma che merita assolutamente di essere riscoperto e valorizzato. Il titolo del disco è anche il nome del gruppo, Hamradun. Guidati dall’ex Týr Pól Arni Holm, hanno sfornato un cd di folk metal diretto e ben suonato, personale e legatissimo alla propria terra d’origine, le affascinanti isole Fær Øer. Proprio il cantante ha risposto alle mie domande, non risparmiando aneddoti e sincerità. Mi permetto un piccolo consiglio: dopo la lettura dell’intervista procuratevi il cd!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

[Nota del traduttore: a una prima occhiata mi sono preparato a un concentrato di egocentrismo e sindrome da one-man-band, visto quanto Pòl menziona se stesso in relazione al gruppo; ma trasportandolo in italiano, viene dipinta la figura di una persona davvero umile e molto orgogliosa del proprio lavoro (e a volte onesta al limite della secchezza), ed è forse l’intervista più bella a cui ho mai collaborato, quasi di sicuro la più interessante (e lunga) – Stefano]

Ciao Fabrizio, e ciao ai lettori di Mister Folk!

Alla maggior parte dei lettori di Mister Folk il tuo nome è legato ai Týr, ma io vorrei prima chiederti chi è il Pól Arni Holm di tutti i giorni.

Mi chiamo Pól Arni Holm e vengo dalle isole Fær Øer, precisamente dall’isola più a sud, Suðuroy – che in faroese significa proprio “isola del sud”. Ho quarant’anni e vivo nel piccolo paesino di Tvøroyri, con la mia ragazza e i nostri tre figli. A parte la mia attività musicale, passata e presente, sono stato educato come falegname e ho una laurea in Archeologia Preistorica, presa nel 2013. Al momento lavoro come capo dell’associazione giovanile locale di Suðuroy.

Fai parte degli Hamradun, folk metal band dalle tinte rock e autrice di un disco davvero bello che consiglio a tutte le persone che stanno leggendo. Vuoi raccontate la storia del gruppo?

Sono io il fondatore degli Hamradun. Abbiamo pubblicato il nostro debutto nel novembre del 2015; la nostra musica e le nostre canzoni sono un mix di antiche ballate faroesi e musica rock, e i testi sono principalmente basati su vecchie leggende e racconti delle nostre isole. Per noi è estremamente importante riuscire a dare nuova vita a queste storie attraverso la nostra musica, cantiamo in faroese e anche in un’antica variazione del danese! La creazione dell’album è un’idea che avevo avuto in testa da tempo, e quando ho incontrato il chitarrista Uni Debess e gli ho spiegato il mio progetto per la musica degli Hamradun, ne è rimasto entusiasta e abbiamo iniziato a lavorare sul materiale. L’idea di base, come ho detto poco fa, è di raccontare storie antiche con un tocco moderno. Non c’è una produzione esagerata, e le canzoni sono potenti – sono nude, se mi passi l’espressione: le cose che ascolti sull’album devono avere la stessa potenza quando le senti suonate live. È importante per la nostra musica che si riesca ad essere in grado di presentare lo stesso prodotto sia sul palco che in studio di registrazione. Dopo poco tempo si sono uniti a noi John Áki Egholm, chitarrista noto per aver militato nella band faroese Hamferð, il bassista Heri Reynheim, il batterista Rani Hammershaimb Christiansen e Finnur Hansen alle tastiere, tutti musicisti dalla grande esperienza provenienti da diversi percorsi musicali. Abbiamo registrato la maggior parte delle canzoni nello studio di Finnur, che ha anche masterizzato e mixato il nostro lavoro.

La musica degli Hamradun è delicata e suonata con il cuore, si sente subito. E credo che raggiunga immediatamente il cuore di chi la ascolta. Le melodie e i canti popolari sono un tutt’uno con le chitarre distorte e la tua voce, un lavoro sublime! Ti chiedo quindi qual è il vostro approccio alla musica e se avete un metodo specifico per comporre le canzoni.

Non ho un vero metodo per scrivere musica, ma di solito i testi vengono dopo la melodia, e ovviamente bisogna già avere un’idea di cosa si vuole scrivere. Mi ispiro alle infinite leggende e racconti delle isole Fær Øer e della scandinavia, dall’era dei vichinghi fino ad arrivare al periodo medievale.

L’unico appunto che mi sento di fare al disco è che dura un po’ poco e che magari si potevano aggiungere uno o due brani in più. Come mai la decisione di inserire solo sette canzoni in scaletta?

Ci sono solo sette tracce nell’album perché ero convinto che il resto delle tracce demo che avevamo fosse più adatto al nostro album successivo.

Il disco è uscito per la TUTL Records, etichetta che ha lanciato anche Týr e Skálmöld. Speri di percorrere la stessa strada dei tuoi connazionali e poter approdare a un’etichetta più potente per il prossimo lavoro?

L’album è stato rilasciato per la TUTL Records, delle Fær Øer – abbiamo un ottimo rapporto con il suo proprietario, Kristian Blak. Per ora pensiamo che pubblicheremo il nostro prossimo album con loro, come ho già detto siamo davvero soddisfatti della nostra partnership con TUTL.

La quarta traccia del cd è Sinklars Vìsa, canzone già incisa dai Týr in occasione del loro disco Land del 2009. Sinklars Vìsa è un pezzo tradizionale delle Fær Øer, vuoi raccontarci di cosa parla e perché è così importante? E cosa ne pensi della versione dei Týr?

L’idea di registrare Sinklars Vísa è qualcosa che avevo in mente da anni, anche prima che i Týr incidessero la loro versione nel 2008. Esistono parecchie versioni di questa ballata create da musicisti sia faroesi che stranieri, e volevo darne una mia interpretazione. In breve, Sinklars Vísa parla di un mercenario scozzese di nome Sinclair che approda sulla costa della Norvegia e, dopo aver saccheggiato i villaggi dell’entroterra coi suoi mercenari, viene attaccato da contadini norvegesi e ucciso nella battaglia di Kringen. Di solito questa ballata viene cantata dai faroesi nel tradizionale ballo a catena [NdT: la parola inglese che usa è chaindance (in faroese føroyskur dansur), un tipo di ballo cantato di gruppo marcato dal battere dei piedi; potete sentire la versione tradizionale in questo video, e se siete fan dei Týr è un vero trip]. Il mio approccio personale, nel creare questa versione, è stato innanzitutto di rimanere il più vicino possibile al tempo originale del ballo, ma era estremamente importante anche raccontare l’intera storia, di diciannove versi! Non riesci ad attirare molta attenzione con una canzone che va oltre gli otto minuti, ma va bene così. Secondo me anche la versione dei Týr è molto buona.

In Land è presente anche Hail To The Hammer, brano storico che fa parte del debutto da te cantato. Ti ha dato fastidio questa ri-registrazione? Ti è piaciuto il “nuovo” risultato finale?

Hail To The Hammer è una grande canzone, e c’è un feel diverso tra la versione che canto io e quella cantata da Heri, ma nella mia opinione sono entrambe buone e realizzate molto bene. Non so dire quale delle due sia la versione migliore, quello è un verdetto che sta ad altri, non a me.

Credo tu sia in buoni rapporti con i ragazzi dei Týr, ho visto un video del Summarfestivalinum 2013 dove canti Ormurin Langi insieme alla band. Tornando indietro nel tempo, hai lasciato la band che all’epoca faceva base a Copenhagen (Danimarca) per tornare alle Fær Øer, giusto? Ti posso chiedere se te ne sei mai pentito visto il buon successo che i Týr hanno riscosso?

Mi sono unito ai Týr nel 1999, quando all’epoca vivevamo tutti a Copenhagen. Sono stato il loro cantante per tre anni, fino al 2002, quando le nostre strade si sono separate, poco dopo che TUTL Records ha rilasciato il nostro debutto How Far To Asgaard. Ad oggi abbiamo ancora tutti degli ottimi rapporti tra di noi, sia i vecchi che i nuovi membri dei Týr.

Cosa ricordi delle registrazioni di How Far To Asgaard? Se posso permettermi, credo che tu sia migliorato davvero tanto come cantante e la tua prova su Hamradun è ottima.

Abbiamo registrato le canzoni di How Far To Asgaard a Copenhagen, mi ricordo che l’abbiamo fatto con poco tempo a disposizione, ma eravamo molto affiatati e facevamo parecchi concerti in Danimarca e nelle Fær Øer – avevamo anche vinto un concorso per nuovi talenti in Danimarca prima di iniziare a registrare. Ricordo un presentatore a un concerto che era convinto avessimo mangiato funghi allucinogeni prima dello show, come facevano i berserker vichinghi, per quanto eravamo carichi ed esaltati [NdT: Pól fa l’occhiolino, noi di Mister Folk vi preghiamo di consumare metal responsabilmente].

Le isole Fær Øer contano meno di cinquantamila abitanti, eppure c’è una scena heavy metal davvero buona! Come ti spieghi questo “fenomeno”?

C’è un sacco di talento musicale nelle Fær Øer, e forse è dovuto alla nostra forte tradizione canora che spinge questi artisti verso generi diversi, chissà! La scena metal è forte, e ci sono parecchie band emergenti che prendono la loro musica molto sul serio. Forse la popolarità di rock e metal in questo luogo è dovuta alle dure condizioni in cui viviamo, visto che siamo il parco di divertimenti degli dei del clima per tutto l’anno [NdT: nelle Fær Øer può esserci pioggia, neve, sole e tempesta, in punti diversi e in qualunque momento].

Sulla tua pagina di metal-archives c’è una tua foto in giacca e cravatta con in mano un microfono. Sembra che stai presentando qualcuno su un palco. Puoi “svelare” cosa stavi facendo?

Quella foto negli archivi viene da un concerto nelle Fær Øer del 2009! Ero appena tornato alle isole per le vacanze estive, visto che all’epoca vivevamo ancora in Danimarca. Non erano riusciti a trovare un presentatore per il festival musicale, e hanno pensato di chiamarmi e chiedermi se potevo introdurre i gruppi, quindi ho ripescato giacca e cravatta e mi sono messo al lavoro. È venuto fuori un gran bel festival, e per una volta c’era anche il sole.

Cosa hai fatto tra il divorzio con i Týr e la pubblicazione di Hamsadun? Sei comunque rimasto nel mondo della musica in qualche modo?

Dopo essermi separato dai Týr nel 2002 ho suonato in un gruppo chiamato All That Rain per un anno o due. Dopo quell’esperienza ho fatto il musicista di strada [NdT: il termine che lui usa è troubadour] con un mio caro amico in qualche occasione, e a volte mi hanno avuto come ospite per cantare a dei concerti! Non ho mai smesso di cantare anche se non ero più molto attivo nella scena, ma ho sfruttato questo tempo per concentrarmi sulla mia famiglia, sulla mia educazione e sul costruire la nostra casa, visto che nel 2006 abbiamo comprato un vecchio edificio che aveva bisogno di un sacco di riparazioni.

Tornando agli Hamradun, sono passati due anni dalla pubblicazione del debut album. State lavorando al nuovo disco? Puoi anticipare qualche cosa a riguardo? Ci sarà modo per vedervi in concerto in Italia? Sei mai stato in Italia?

Dopo i nostri primi concerti per il lancio, nel novembre 2015 nelle Fær Øer, io e gli Hamradun abbiamo subito deciso che avremmo dovuto lavorare a un seguito, e questo è il punto in cui ci troviamo ora! La maggior parte delle canzoni sono concluse, e progettiamo di finire gli arrangiamenti entro la fine del 2017. Concluso questo passo inizieremo a registrare, diciamo a inizio 2018, e speriamo ri far uscire l’album nell’estate di quell’anno. Musicalmente ci inoltreremo in un universo di leggende e antichi racconti del Nord.

Ci sarà modo per vedervi in concerto in Italia? Sei mai stato in Italia?

Ci piacerebbe molto portare la nostra musica in Italia, e abbiamo qualche legame e persone come la signora Burini e gli altri che vorrebbero davvero averci sul suolo italico! Non sono mai stato nel vostro bellissimo paese ricco di storia, sarebbe un vero piacere per noi nordici venire giù a farvi visita baciati dal sole.

Grazie mille per la disponibilità, è un vero piacere poter parlare con persone genuine e musicisti preparati. Spero che questa intervista possa aiutare in qualche modo gli Hamradun. Saluta i lettori di Mister Folk! 🙂

Grazie a te Fabrizio, e ai lettori di Mister Folk per l’intervista e il vostro interesse nella nostra musica. Speriamo che un giorno Hamradun possa portare il suo folk rock anche in Italia! Ciao! 🙂


ENGLISH VERSION:

Hey there Fabrizio and the readers of Mister Folk!

To most of Mister Folk’s readers your name is tied to Týr, but I’d like to start this by asking who the everyday Pól Arni Holm is.

My name is Pól Arni Holm and I come from the Faroe Islands, more precisely the southernmost island called Suðuroy which in faroese language means southern island. I am 40 years old and living in the small town of Tvøroyri with my girlfriend and our 3 kids. Beside my musical activity past and present, i am an educated carpenter and hold a bachelor degree in Prehistoric Archaelogy from 2013 and at the moment i am working as the leader of the local youth club on Suðuroy.

You’re a member of Hamradun, a folk metal band with a rock tinge and creators of a great album that I’m definitely recommending our readers. Want to tell us the band’s history?

I am the founder of the folk/rock band Hamradun. We released our debut album on November 2015 and our music and songs are a blend of old faroese ballads and rock music and our lyrics are mostly about old faroese legends and tales. For us it is of great importance to give these tales and legends new life through our music and we sing in faroese and an old version of danish too!

Hamradun’s music is delicate and with a lot of heart, that’s immediately clear. And I believe it can touch the heart of those who listen to it. Melodies and folk songs blend with distorted guitars and your voice, a sublime work! I’d like to know what your approach is regarding music, and if you have a specific songwriting method.

Making this album was an idea I had for a while and when I met with guitarist Uni Debess and told him my idea of the Hamradun music, he responded quickly and we started to work on the material. Basic idea of this album as I said earlier is telling old tales with a modern touch. There is no overproduction and the tracks are strong and if I can say naked, and the material you can hear on the album should be just as strong when you are playing it live. This is important for our music that you must be able to deliver the product on stage as well as on a recording session. Shortly after we were joined by guitarist John Áki Egholm also known from faroese band Hamferð, bassplayer Heri Reynheim, drummer Rani Hammershaimb Christiansen and keyboard player Finnur Hansen which all are experienced musicans and come from different musical backgrounds. We recorded most of the songs in Finnur Hansens own studio and Finnur also mastered amd mixed our production. I don’t have a specific method of writing music, but usually the lyrics come after the melody and of course you must have an idea of what you will write about. I draw my inspiration from the countless legends and tales on the Faroe Islands and Scandinavia from the times of the vikings up til the medieval period.

The only critique I have for the album is that it’s a tad too short, and could have maybe used one or two more songs. Why did you decide to go for just seven tracks?

There are only seven tracks on the Hamradun album as I thought that the the other demo tracks we had did more belong to our next upcoming album.

The album was released under TUTL Records, the label that also launched Týr and Skálmöld. Do you hope of walking down the same path as your compatriots and move on to a bigger label for your next work?

The album was released on the faroese label TUTL Records and we have had an excellent working relationship with the owner Kristian Blak. As for now we presumingly will release our new album through TUTL Records and as i said earlier we have been very pleased with our partnership with TUTL.

The album’s fourth track is Sinklars Vìsa, a song already recorded by Týr on their 2008 album Land. Did you listen to their version? What do you think about it? Sinklars Vìsa is a traditional Faroese song: can you tell us what it’s about and why it’s so important?

The idea of recording Sinklars Vísa was a thought I had for years even before Týr released their version in 2008. There are multiple versions of this ballad performed by faroese  artists and others abroad and I wanted to make my own layout of the ballad. Sinklars Vísa is shortly about a scottish mercenary called Sinclair how lands on the coast of Norway and after sacking villages on land with his mercanaires gets attacked by norwegians farmers and slain at the Battle of Kringen. Usually this ballad is perfomed by faroese people in a traditional chaindance. My personal approach to making this version, was firstly to be as close to the original tempo of the chain dance and telling the whole story was important which are 19 verses! You don’t get much airtime with the length of the song being over 8 minutes, but that is okay. I think Týrs version is very good.

Land also contains Hail To The Hammer, a historical track which is present in the debut album you recorded. How do you feel about this re-recording? Did you appreciate the “new” final result?

Hail To The Hammer is a great song and there is a different feel over the version I am singing and the one Heri sings, but both are in my opinion good and delivered well. I don’t have the answer which is the best version, but that is for others to decide🙂

I believe you’re on good terms with the guys from Týr, I remember seeing a video from Summarfestivalinum 2013 where you sing Ormurin Langi along with the band. Going back in time, you left the band – which at the time was based in Copenhagen – to come back to the Faroe Islands, right? May I ask if you ever regretted it, seen the level of success Týr managed to achieve? Have you listened to the albums they released after you split?

I joined Týr in 1999 when we all were living in Copenhagen. I was the lead singer for the first three years and our ways split in 2002, shortly after our debut album How Far to Asgaard was realeased from TUTL Records. At this day we still all have a good relationship both old and current members of Týr

How much do you remember from How Far To Asgard’s recording sessions? If I may, your ability as a singer has improved significantly since then and your performance on Hamradun is excellent.

We recorded the songs for How Far to Asgaard in Copenhagen and we did it on a short time I remember, but we were well played together and played numerous concerts in Denmark and the Faroes and we also won a music talent competition for bands in Denmark before we started our recordings. I remember a host at a concert thought we had eaten hallucinating mushrooms like the viking berzerkers did before our show, because we were so fired up and ready 🙂

There’s less than fifty thousand people on the Faroe Islands, and yet there’s an excellent heavy metal scene! How do you explain that?

There is a lot of musical talent on the Faroe Islands and maybe it is our strong singing traditions that accumulate these many artists in different genres, who knows! The metal scene is strong and there are many upcoming bands which take music very seriourly. That the rock and metal is popular here is maybe because of the harsh conditions that we are living under, as we are the playground for the weather gods all year round.

On your metal-archives.com page there’s a picture of you holding a mic in a suit and tie. It looks like you were presenting somebody on a stage. Can you reveal what you were doing there?

That picture of me in those archives is from a concert on the Faroe Islands in 2009! I had just returned on summer holiday back on the isles as we were living in Denmark at that point. They could not find a host for the music festival and called me up and asked if i could present the bands, so i found my suit and did the job. It ended up being a fine festival with sunny weather for a change.

What was going on in the period between divorcing Týr and releasing Hamradun? Were you still involved in the music world in some way?

After my divorce with Týr in 2002 i played shortly in a band called AllThatRain for a year or two and after that sang as a trubadeur with a good friend just once in a while and sometimes as a guest singer at concerts! I never quit singing even if i was not that active on the music scene but used my time on my family, education and on building our home, as we had bought an old house in 2006 which needed a lot of repairs

Going back to Hamradun, it’s been two years since the band’s debut. Have you been working on a new album? Can you give us any previews about it?

After our first release concerts on the Faroes in november 2015, we decided that we would work on material for a follow-up album with Hamradun and thats where we are at this moments! Mostly all the songs are finished and by the end of 2017 we will have completed the arangements for the album. After our schedule we will start recordings early 2018 and release our second album hopefully in the summer of 2018. Musically we will be in a universe of legends and old tales from the North.

Will there be a chance to see one of your shows in Italy? Have you ever been to Italy?

We would love to come and perform our music in Italy and we have some connections and people in Italy like Mrs Burini and others how would like to see Hamradun on italian soil! I have never been to your historically rich and beatiful country and it would be a pleasure for us northmen to make a visit down in the sun

A huge thank you for your availability, it’s always a pleasure to have a chat with genuine people and experienced musicians. I hope this interview can help Hamradun in any way. Say goodbye to Mister Folk’s readers! J

Thanks to you Fabrizio and Mister Folk readers for this interview and for your interest in our music and hopefully one day Hamradun can perform their folkrock music in Italy. Ciao 🙂

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