Intervista: Elvenking

20 anni di attività, ma soprattutto 20 anni di grandi dischi, tour sempre più importanti e l’affetto dei fan che ha dato la spinta anche nei momenti meno facili. La carriera degli Elvenking è di quelle che si sognano a 14 anni quando s’imbraccia per la prima volta la chitarra e ci si immagina su di un palco con migliaia di occhi addosso e le note del tuo strumento sputate dalle casse a volumi inimmaginabili. Damna, frontman della band, ha ripercorso la storia di un gruppo che ha iniziato con un paio di cover di Iron Maiden ed Helloween per poi calcare i palchi di Sud America e Giappone con fan impazziti sotto al palco.

1997-2017: venti anni di attività. Avete in serbo qualche cosa di speciale per festeggiare questo importante anniversario?

Ci siamo concentrati sul nuovo disco e l’anno è scivolato via velocemente! Direi che l’uscita di un nuovo album così importante e tutte le date che abbiamo fatto quest’anno in posti che non avevamo mai visitato prima come Messico, Argentina e Brasile possono comunque essere degli ottimi momenti di “festeggiamento”!

Avete mai pensato di ri-registrare i brani dei primi dischi? Cosa pensi di questo tipo di pubblicazione che ha visto grandi nomi del rock e del metal farne uso?

Ci abbiamo pensato più volte, però alla fine l’unica cosa che avrebbe senso rifare, sarebbe il secondo disco, in un modo o nell’altro. Vuoi per la scelta delle canzoni, vuoi perché è l’unico disco senza me alla voce. Ci stiamo pensando…!

In due decadi hai vissuto sulla pelle i cambiamenti della scena italiana. Da musicista, ma anche da fan, quali sono i cambiamenti maggiori che hai avvertito?

Mah, direi che la scena italiana è sempre stata molto altalenante. Continui alti e bassi. Non abbiamo mai avuto la stabilità di altri paesi in questo ambito. Di sicuro è incredibile constatare di essere ancora qui…! E forse siamo qui soprattutto grazie all’estero, anche se nel nostro paese abbiamo una fanbase affezionata e invidiabile!

Con la band avrai sicuramente vissuto tanti bei momenti e alcuni meno piacevoli. Ti va di condividere alcuni ricordi e di raccontare degli episodi che ti sono rimasti impressi nel cuore?

Beh di momenti emozionanti ce ne sono davvero tantissimi. Il primo disco, il primo tour, le date in paesi lontanissimi. Questa band ci ha portato davvero tantissime soddisfazioni, anche se i momenti bui non sono mancati, ma soprattutto non è mancata mai la fatica e il duro lavoro, senza i quali non saremmo sopravvissuti nemmeno un anno.

Lo scorso dicembre siete stati in Giappone: come vi trovate in quel paese e come reagisce il pubblico alla vostra musica? Ti fa impressione pensare che c’è gente dall’altra parte del mondo che ama la tua musica?

Il Giappone è fantastico. È senza dubbio un altro mondo rispetto al nostro. Fa un po’ impressione sì, tantissimo piacere, ma anche un po’ rabbia…se fosse anche qui così, le cose sarebbero decisamente più semplici.

Gli Elvenking in Argentina

Sono un fortunato possessore del vostro bellissimo demo To Oak Woods Bestowed: ricordo che quando lo ascoltai per la prima volta rimasi sorpreso dalla qualità delle composizioni, non riuscivo a credere che provenisse dall’Italia il demo più bello mai ascoltato. A distanza di diciassette anni, quale emozioni provi ascoltandolo o pensando a quei tempi?

Sorrido! Come quando si vecchia una vecchia foto, sai di quelle dove si ha una pettinatura un po’ imbarazzante… però sono i tuoi anni, è il tuo passato, è la tua vita ed è quello che ti ha fatto diventare quello che sei oggi. Ecco questo è quello che mi scaturisce il nostro primo demo!

Continuiamo a parlare degli esordi della band. Come si è svolta la prima prova che ti ha visto impegnato al microfono?

Me la ricordo come fosse ieri! I chitarristi, uno con la maglia dei Gamma Ray e l’altro dei Manowar. Band che amavo tantissimo ed era così strano vedere nella nostra zona qualcuno appassionato a quel genere. Non mi pareva vero. In ogni caso mi ricordo le cover che abbiamo suonato, The Trooper dei Maiden e I Want Out degli Helloween. E poi i ragazzi mi hanno fatto sentire i loro brani… lì è nato tutto!

Grazie al demo avete firmato con l’importante AFM Records: immagino lo stupore e la gioia che ciò vi ha portato. Ti va di ricordare come si sono svolte le cose?

Mi ricordo quella telefonata. A casa mia se non ricordo male. Aspettavamo la classica risposta da almeno una delle etichette alle quali avevamo spedito il CD. Quando è arrivata quella telefonata, sì, devo dire che eravamo al settimo cielo. Voglio dire, l’etichetta degli Edguy …che al tempo erano ancora una band piccola ma già se ne parlava moltissimo… puoi immaginare! Ma erano altri tempi…

Hai cantato in tutti i lavori degli Elvenking, tranne in Wyrd del 2004. Ti piace quel disco e a distanza di anni, ti dispiace non averne preso parte?

Beh ovviamente mi dispiace anche perché alla fine il disco finito è molto diverso da come avrebbe dovuto essere. Come dicevo prima, sarebbe bello in qualche modo dargli “giustizia” o quantomeno fare sentire a tutti come sarebbe stato, se io non fossi mai uscito dalla band. Una specie di WHAT IF insomma 🙂

Il 2004 ha visto la pubblicazione del demo The Ultimate Dance della band Leprechaun. Il gruppo ha avuto vita breve ed è finita quando sei rientrato negli Elvenking. Hai mai pensato di riportare in vita la band magari per un lavoro in studio? Quali credi fossero la differenza tra Leprechaun ed Elvenking per musica e testi?

Giustissimo. Beh la maggior parte delle canzoni dei Leprechaun erano le canzoni alle quali stavo lavorando per Wyrd. Quindi non ci sono grandi differenze, se non che erano dei brani dalle forti influenze folk, mentre gli Elvenking ai tempi, soprattutto a causa del songwriting di Jarpen, stavano prendendo un’altra strada, un po’ più power metal, un po’ più “moderna” se vogliamo.

Si dice che i dischi siano come i figli ed è difficile scegliere, però io te lo chiedo lo stesso: qual è il disco che preferisci? Ci sono dei testi ai quali sei particolarmente legato?

Sì, è difficile scegliere. Per me più che figli sono come dicevo prima delle foto. Delle diapositive del passato. Attraverso la nostra musica e i miei testi riesco a ricordare cose e momenti che altrimenti avrei già sepolto. È come rievocare la propria vita, anno per anno. Fa un certo effetto… In ogni caso se dovessi scegliere il nostro miglior disco musicalmente direi The Pagan Manifesto perché con quel disco siamo arrivati definitivamente dove abbiamo sempre voluto arrivare… come songwriting, produzione, playing…tutto! è tutto al posto giusto. Il disco Elvenking definitivo. Il nuovo appena uscito è anche un’altra bella soddisfazione… un’estensione del nostro sound. Invece i testi ai quali sono legato… uhh ce ne sono così tanti. Oggi mi viene in mente This Nightmare Will Never End… un testo nato da uno dei miei momenti più bui… sensazioni che ogni tanto si rifanno vive…

Avete da poco pubblicato il nuovo disco Secrets Of The Magick Grimoire, il nono in carriera: raccontalo ai lettori di Mister Folk.

L’unico punto fisso questa volta è stato mantenere la nostra identità seguendo le coordinate fissate con il disco precedente. Abbiamo sempre evitato di ripeterci e quindi anche nel caso del nuovo album non abbiamo certamente copiato The Pagan Manifesto, abbiamo solamente rispettato la nostra identità, magari con un’atmosfera leggermente diversa, più oscura, più “epica”. Secrets Of The Magick Grimoire è una perfetta continuazione di ciò che abbiamo creato nel 2014 e il punto cardine è sempre stato quello di non snaturare il nostro sound e di continuare sulla stessa strada. Concettualmente ogni canzone è la pagina di un grimorio, uno di quei libri antichi pieni di formule magiche, invocazioni, vecchie leggende, formule alchemiche e quant’altro – ecco anche perché forse tutto il disco ha un sound leggermente più oscuro e misterioso.

Sei anche il frontman dei rockers Hell In The Club. Ricordo alcune stupide polemiche sull’essere true o meno in seguito alla pubblicazione di Let The Games Begin, ma ricordo anche lo stupore di trovarsi di fronte a dell’ottimo rock’n’roll made in Italy. Come riesci a combinare le due anime che ti portano a suonare con due gruppi molto differenti tra di loro?

Sono due parti di me che convivono in me da sempre. Quindi nessun problema, anzi. Riesco così a dare sfogo a entrambe e sono entrambe fondamentali per me.

Rimanendo in tema hard rock, cosa ne pensi della reunion dei Guns’n’Roses? Sei stato a Imola per il loro concerto?

Sì ci sono stato ad Imola e mi sono emozionato moltissimo. I Guns sono una delle mie band preferite da quando ho 7 anni, quindi non ho nulla da dire sulla reunion. Mi sento solamente fortunato di averli potuti vedere di nuovo assieme. Io c’ero anche a Modena nel 1993, ma vederli ora mi dà la stessa emozione…! Unici!

Il nuovo disco degli Hell In The Club è in arrivo: cosa puoi anticipare sul cd?

Il disco è uscito a Settembre, si chiama See You On The Dark Side ed è uscito per Frontiers Music.

Come ti sei avvicinato alla musica e al metal in particolare? Quali sono stati i musicisti che da ragazzo ti hanno maggiormente colpito e chi ti hanno fatto dire “voglio diventare un musicista”?

Mi sono avvicinato a questa musica grazie a mio fratello che comprava dischi di Maiden, Metallica, Guns ecc. quando io avevo 6-7 anni. Devo dire che i primi cantanti che mi hanno davvero mosso la voglia di fare questo “da grande” sono stati Axl Rose, Steven Tyler e Freddie Mercury. Un bel sogno hehe!

Vista la qualità di Elvenking e Hell In The Club, credi che le band avrebbero avuto un successo maggiore provenendo che so, dall’Inghilterra o dalla Scandinavia?

Chi lo sa… ogni tanto ce lo diciamo. Probabilmente avremmo avuto la vita più facile sì… però dai… nonostante tutto siamo qui e ci divertiamo un sacco, quindi direi che va benissimo così!!

Grazie per la disponibilità, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Mister Folk?

Grazie a te! E grazie a tutti! Date un ascolto al nostro nuovo Secrets Of The Magick Grimore!!!

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