Balt Huttar – Tanzerloch
2025 – full-length – Rockshots Records
VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk
Formazione: Jonathan Pablo Berretta: voce, flauti – Mattia Pivotto: chitarra, bouzouki, cornamusa, bodhran, tagelharpa, voce – Nicola Pavan: basso – Federico Rebeschini Sambugaro: batteria – Ilaria Vellar: fisarmonica, tastiera, voce
Tracklist: 01. An Naüjez Lant – 02. Ghebar Khriegan – 03. Vaia – ´Z Gadénkhe – 04. Dar Aatom me Pèrge – 05. Gakhrieget Lant – 06. Il Minatore – 07. Grésatar Stòan – 08. 1310 – 09. Tin Tan Nona – 10. Tanzerloch

IN BREVE
Tanzerloch segna un bel passo in avanti per la band veneta, un lavoro che vuole celebrare le radici cimbre portando storia, sofferenza e forza in musica.
RECENSIONE
Attivi dal 2011, i veneti Balt Hüttar arrivano col presente Tanzerloch al secondo disco, a ben sette anni dal debutto Trinkh Met Miar. Di tempo ne è passato veramente tanto, ma bisogna riconoscere ai musicisti che il lavoro in sala prove ha prodotto canzoni di buona qualità, mostrando una band ora più compatta e in grado di esprimere con maggiore efficacia le proprie idee. La line-up è praticamente la stessa di quando hanno iniziato (il bassista Pavan è entrato nella band nel 2012), quindi il percorso è stato realmente del gruppo nella sua interezza, immagazzinando esperienza col passare del tempo e se il disco si apre con una canzone come An Naüjez Lant è proprio perché i Balt Hüttar sono una realtà diversa rispetto a quella del 2018. A tal proposito è proprio un peccato che Ilaria Vellar abbia lasciato la band dopo la pubblicazione dell’album in quanto il suo tocco era caratteristico per il sound del gruppo. Anche la copertina, realizzata da Fabio Porfidia (Korrigans, Heavy Generation), può essere vista come un’evoluzione di quanto fatto in passato, un ottimo biglietto da visita! Un’altra piacevole sorpresa risiede nella voce di Jonathan Pablo Berretta, ora davvero performante e sempre precisa negli interventi, mostrando anche una discreta varietà stilistica (addirittura Ghebar Khriegan mi ha fatto venire in mente i Lennon Kelly). Ma chiaramente il cuore del cd sta nelle canzoni, ora toccanti e ora divertenti, in un alternarsi di emozioni senza sosta. Tanzerloch racconta le tradizioni cimbre e la vita di quel popolo: commovente è la delicata Vaia – ´Z Gadénkhe, composizione che narra di Vaia, catastrofica tempesta che nell’autunno 2018 ha messo in ginocchio Veneto e Trentino, in particolare l’altopiano di Asiago, terra di provenienza dei Balt Hüttar: oltre quindici milioni di alberi sradicati e diverse le vittime di quei terribili giorni. Il Minatore rievoca il disastro di Marcinelle (Belgio), quando l’8 agosto 1956 un incendio nella miniera di carbone Bois Du Caziel fece perdere la vita a 262 persone, 136 delle quali italiani immigrati in cerca di fortuna. Diversa dalle altre canzoni, Gakhrieget Lant suona malinconica ed è completamente cantata dalla Veller, mentre Grésatar Stòan suona maggiormente “classico folk metal”, tra accelerazioni ritmiche e belle melodie di fisarmonica.
Tanzerloch mostra chiaramente i progressi del gruppo, la volontà dei musicisti di portare qualcosa di nuovo (la chitarra più incisiva e personale) fermo restando che i Balt Hüttar hanno ben chiaro cosa vogliono fare e non sentono la necessità di spostarsi più di tanto da dove si trovano. Questa si chiama personalità, i Balt Hüttar ne hanno in quantità e questo lavoro lo testimonia ampiamente.

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