Bucovina – Duh

Bucovina – Duh

2010 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Florin “Crivãþ” Þibu: chitarra, voce – Bogdan Luparu: chitarra, voce – Vlad Datcu: basso – Manuel Giugula: tastiera – Bogdan “Vifor” Mihu: batteria

Tracklist: 1. Vuiet de Negru Izvor – 2. Duh – 3. Straja – 4. Mestrecanis – 5. Bucovina, Inima Mea (acoustic reprise)

bucovina-duh

I Bucovina sono una pagan metal band formatasi a Iasi, Romania, nel 2000 che con il mini cd Duh giungono alla seconda pubblicazione dopo il sorprendente debut Caesul Aducerii-aminte del 2006.

Il dischetto è composto da cinque brani che si riducono a tre se si tolgono intro e outro che, è bene precisarlo, una volta tanto hanno ragione di esistere. La produzione è semplicemente perfetta: quando si ha la fortuna di poter collaborare con Dan Swanö, beh, il prodotto non può che essere destinato a colpire positivamente l’ascoltatore. Gli strumenti sono tutti ottimamente bilanciati, i suoni nitidi e puliti senza però risultare plasticosi o artificiali.

Vuiet Negru De Izvor è un intro atipico per il genere, data la propensione delle formazioni folk-pagan d’iniziare gli album con suoni e rumori della natura, cercando di creare un’atmosfera di “tranquillità boschiva” che quasi sempre finisce per risultare scontata. Il brano in questione ha invece un forte sapore power metal (e preciso: Stratovarius fine anni ’90) dovuto al riffing essenziale di chitarra e al lavoro potente del drummer Bogdan “Vifor” Mihu, prima che una semplice quanto azzeccatissima melodia si faccia largo tra le note in maniera prepotente per poi lasciarsi assorbire delicatamente dal riffing essenziale ma di buon gusto a opera dei due axmen Luparu e Þibu: un inizio davvero sorprendente! La prima canzone “vera” è la title track, composizione che ha come punto forte le favolose linee vocali di Florin Þibu che si posano su di una base pagan metal piuttosto lineare, permettendo in questo modo al singer (e ai cori) di essere la vera anima della canzone. Un arpeggio di chitarra e un cantato solenne introducono la terza traccia: pochi secondi ed esplode Straja in tutta la sua epicità. I power chords sono di una semplicità disarmante e proprio per questo motivo perfetti come sottofondo allo show personale del cantante, che merita tutti i complimenti del caso per saper reggere una canzone intera – che sarebbe comunque piacevole – con la sua voce. Qualcosa cambia in Mestecanis, penultima canzone di Duh: il ritmo aumenta, il riffing si fa vivace e fa la sua comparsa il growl. L’impatto è sicuramente maggiore rispetto alle precedenti canzoni anche se l’aspetto melodico della musica è sempre ben in evidenza. I riff di chitarra sono più pesanti e finalmente non fanno solo da contorno a Florin “Crivãþ” Þibu, risultando incisivi e massicci. Molto belli i cori che di tanto in tanto fanno capolino nel brano, spezzando in parte la tensione che si accumula man mano che i minuti passano. Chiude l’EP la strumentale Bucovina, Inima Mea (acoustic reprise), canzone presente nell’esordio Caesul Aducerii-aminte in versione elettrica e cantata, qui spogliata da ogni aggressività e vocalismo. Un lungo outro – oltre quattro minuti – sognante, delicato, sensuale. Sì, Bucovina, Inima Mea (acoustic reprise) è maledettamente malinconica, e bella.

Duh va visto come un lavoro di transizione tra il debutto del 2006 e i Bucovina che verranno: d’altra parte sono passati più di quattro anni da Caesul Aducerii-aminte e, com’è normale che sia, alcune cose all’interno di un gruppo cambiano e la musica riflette tutto ciò. Pagan metal era prima e pagan metal è contenuto in Duh, ma l’approccio, per quanto simile, è un pochino diverso, ora più diretto e, in un certo senso, crudo.

La cosa che stupisce (e dispiace) è vedere il disco non pubblicato da una casa discografica: con l’immensa quantità di musica spazzatura/mediocre/sufficiente o anche discreta che quotidianamente viene immessa sul mercato dalle label, possibile che nessuno si sia reso conto della bontà della proposta dei Bucovina? Il cd in questione è praticamente introvabile, e per averlo ho dovuto ordinare (l’ultima copia in distribuzione!) direttamente in Romania con biblici tempi di attesa per vedermelo recapitare a casa. La band romena meriterebbe ben altra visibilità perché la musica è di grande spessore e la passione dei musicisti per la propria terra è sincera. Tra i migliori act pagan metal dell’est Europa.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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