Intervista: Atlas Pain

Un anno e mezzo di vita e un demo di appena due brani, eppure il nome dei giovani Atlas Pain circola tra i cultori dell’underground già da un po’. Effettivamente il demo Atlas Pain è, nella sua brevità, un buon biglietto da visita. Spazio quindi alla band, in attesa del nuovo lavoro che non tarderà ad arrivare.

AtlasPainRaccontate ai lettori di Mister Folk come vi siete incontrati e della nascita della band.

Ciao a tutti! Cominciamo innanzitutto con il ringraziarti per lo spazio concesso! Dunque: gli Atlas Pain nascono nel maggio del 2013 da una mia idea (Samuele). In quel momento ero davvero all’apice dei miei ascolti folk/pagan metal e la voglia di creare un progetto del tutto nuovo stava crescendo sempre di più. Da lì a poco ho iniziato a guardarmi intorno per trovare nuovi musicisti per far partire il tutto. Il primo fra tutti ad avermi contattato è stato Federico (basso). Devo ammettere che la sua è stata una scelta coraggiosa (almeno secondo il mio parere), più che altro perché lui arriva da un mondo musicale completamente diverso, incentrato molto di più sulla sperimentazione, sul jazz e sul fusion (gruppi come Gong e affini). In seguito ho conosciuto Luca (chitarra) in un incontro piuttosto particolare e divertente, magari ci sarà spazio dopo per raccontarti la vicenda! Ed infine è arrivato Marco (batteria), già mio compagno di scuola all’epoca: diciamo che è stato facile contattarlo e organizzarci al meglio! Abbiamo poi successivamente provato dei cantanti ma per quanto fossero bravi e competenti non avevano proprio il sound che cercavamo, così semplicemente ho provato a mettermi in gioco, iniziando a studiare tecniche di canto estremo. Da qui in avanti il gruppo è rimasto lo stesso.

Cosa “si nasconde” dietro al nome Atlas Pain?

Bella domanda! Il nome rappresenta il dolore di Atlante, titano appartenente alla mitologia greca, punito da Zeus e condannato a portare sulle spalle la volta celeste per l’eternità. Ciò si ricollega ai nostri testi. Infatti noi cerchiamo di trattare la mitologia in senso lato, trasformando epiche vicende appartenenti all’antichità in storie dal, oso dire, tocco sì epico ma anche fiabesco. Ora come ora i brani da noi composti arrivano più che dalla mitologia greca dal mondo irlandese e britannico. Molti dei nostri testi infatti sono tratti dal Mabinogion, raccolta di racconti mitologici gallesi, mentre altri appartengono più alla sfera celtica/irlandese. Ma l’idea di narrare storie e fiabe del mondo permane, vedremo in futuro cosa succederà!

Vi definite “epic symphonic mega fuckin’ folk metal”: come mai non vi è venuta in mente un’etichetta più lunga e difficile??? 🙂

Ah ah ah! Hai ragione! Ma l’idea di base è piuttosto semplice. È vero che noi suoniamo musica estrema ma, sto per dire una blasfemia, mi sono anche reso conto di quanto questo genere sia a volte colmo di negatività e troppa serietà. È divertente recitare e atteggiarsi da brutali vichinghi (d’altronde, per chi ha avuto modo di vederci sul palco, noi stessi lo facciamo!) ma è anche vero che niente ci vieta di raccontare storie come se fossimo appunto dei menestrelli, lasciando intravedere anche la nostra idiozia e stupidità! Il punto chiave è divertirsi e far divertire, e quale è il modo migliore per descriverlo se non con un’etichetta assolutamente ironica?

Nella biografia parlate di “coincidenze assurde e divertentissime” grazie alle quali avete incontrato il chitarrista Luca Ferrari. Quali sono???

È avvenuto proprio nel maggio 2013, in occasione del Worst Fest a Milano. Suonavano Stormlord, Vinterblot, Grailknight, Furor Gallico, Ulvedharr e altre band. Il bill era davvero promettente, ma ci sono stati parecchi problemi durante i soundcheck delle band. I concerti sono finiti alle cinque del mattino e Luca l’ho proprio conosciuto sulla strada del ritorno: mezzi pubblici non ce ne erano e casa nostra distava parecchi chilometri dal luogo del concerto. Ci siamo praticamente fatti una passeggiata lunga circa tre ore, tutto il tempo per conoscerci al meglio! Tornare a casa all’alba, dopo circa nove ore di concerto al chiuso e incontrare un futuro membro degli Atlas Pain con ancora Mare Nostrum degli Stormlord nelle orecchie è stata un’esperienza impagabile.

Avete pubblicato un demo di solamente due brani, come mai questa scelta?

Direi che più che una scelta fosse un’esigenza. Materiale pronto ne abbiamo davvero tanto, ma vogliamo anche fare le cose con calma, prendendoci i giusti tempi. Questi due brani molto probabilmente sono quelli più rappresentativi del gruppo. Li abbiamo registrati in un home studio (questo giustifica anche la bassa qualità delle registrazioni) e proprio per questo non volevamo bruciare le nostre carte ora. Ciò forse giustifica in parte la release di solo due brani. In ogni caso abbiamo le idee piuttosto chiare per le future uscite, ma te ne parlo meglio dopo 😉

Due canzoni e due stili musicali/vocali diversi: quali sono i veri Atlas Pain?

Urca! Non credo esistano dei “veri” Atlas Pain. Quelle sono solo due canzoni ma posso garantirti che in ogni nostro brano c’è sempre qualcosa di diverso all’interno. Nel caso di Once Upon A Time e Annwn’s Gate la differenza la si può trovare sia nelle ritmiche (la seconda più regolare mentre la prima è molto più rapida e tagliente) così come nel cantato: preferisco alternare growl e scream in base anche al tipo di sensazioni che il brano vuole trasmettere. In ogni caso se ti devo trovare un filo comune a tutte le nostre composizioni punterei senza dubbio sulla melodia: le nostre canzoni sono molto melodiche e facilmente orecchiabili ed è raro che nascano brani nuovi senza questa caratteristica.

Nel vostro sound si sente l’influenza dei Wintersun, ma anche una certa dose di personalità. Come nascono le vostre canzoni e da chi e cosa vi sentite ispirati?

Dal punto di vista compositivo io mi occupo della stesura del brano, sia melodie che testo. Poi una volta finito lo si arrangia al meglio in sala prove, dove ognuno poi è libero di interpretare la propria linea strumentale come meglio crede. Per quanto invece riguarda le ispirazioni, beh, sono davvero tante, troppe! Ovviamente prendiamo spunto dalla maggior parte delle band appartenenti al filone pagan/folk, ti posso citare Equilibrium, Ensiferum, Wintersun come tu dici, Turisas ma anche Amon Amarth, Suidakra, Vintersorg e Stormlord. Invece parlando di melodie e stile compositivo devo mettere al primo posto le soundtrack. Sono sempre stato un amante delle colonne sonore e credo che l’unire l’epicità di certi temi alla John Williams o alla Hans Zimmer con la furia di determinate ritmiche di metal estremo sia davvero affascinante!

© Gianni Pezzotta

© Gianni Pezzotta

Il demo è al momento in versione digitale. Farete anche il cd vero e proprio?

Escludo quasi totalmente l’idea di rilasciare il demo in formato fisico cosicché la gente lo possa comprare: ora come ora è in free download sul nostro sito ufficiale. L’unica idea che ci è venuta per adesso riguardo la sua distribuzione è la masterizzazione in via molto amatoriale su cd (probabilmente con un terzo brano in aggiunta) che porteremo ai nostri live e distribuiremo in maniera del tutto gratuita, giusto per soddisfare coloro che vogliono qualcosa fra le mani, per quanto amatoriale possa essere.

Cosa pensate del metal “virtuale”? Facebook, dischi in mp3 ecc.?

Siamo nel pieno dell’epoca tecnologica e mediatica e credo che i mezzi che abbiamo a disposizione (mi riferisco a social network, download e streaming) siano una risorsa di grande importanza, ormai quasi fondamentale per la visibilità di una band. È giusto secondo noi sfruttarle al meglio.

State lavorando al successore del demo? Se sì, cosa dobbiamo aspettarci?

Sì, il successore del demo è in cantiere già da tempo ma, come ho detto in precedenza, vogliamo prenderci i giusti tempi e rilasciare qualcosa che sia subito d’impatto, ben studiato e assolutamente professionale. Alcuni brani nuovi sono già stati scritti al cento per cento, altri sono in via di completamento. In ogni caso rifletteremo bene su cosa scartare e cosa scegliere per le future release. Riguardo alla musica saranno canzoni in perfetto stile Atlas Pain: epiche, melodiche, a volte sentimentali e a volte taglienti e veloci. Stiamo cercando insomma di capire su cosa puntare a livello compositivo, provando a fare emergere quello che effettivamente vogliamo che la gente percepisca dai nostri brani.

Quali sono i cinque album che vi portereste in un’isola solitaria?

Siccome siamo quattro ragazzi con quattro gusti musicali profondamente diversi, abbiamo pensato di sceglierne cinque a testa. Speriamo non sia un problema…

Samuele: Equilibrium – Sagas, John McCutcheon – John McCutcheon’s Four Season: Autumnsong, Aly Bain & Jerry Douglas – Transatlantic Session, Turisas – Stand Up And Fight e Finntroll – Nattfödd.

Federico: Caravan – Live at the BBC 1968-1975, National Health – Of Queuesand Cures, Gong – Angels Egg, Frank Zappa – The Grand Wazoo e Charles Mingus – Mingus Mingus Mingus Mingus Mingus .

Luca: While Heaven Wept – Vast Oceans Lacrimoses, Guccini – Ritratti, Stormlord – Mare Nostrum, Windir – Arntor e Wintersun – Time I

Marco: Rush – Moving Pictures, Alice In Chains – Jar Of Flies, Megadeth – Rust In Peace, Opeth – Blackwater Park (idea condivisa anche da Luca) e Dream Theater – Images And Words.

Cosa riserverà il 2015 agli Atlas Pain?

Tante sorprese e tante novità. Iniziamo con il dire che entreremo a breve in studio per la registrazione del nostro primo EP ufficiale. È ancora presto per dire quando e come uscirà, ma siamo abbastanza ottimisti sui tempi. Inoltre ci aspetterà una stagione live davvero con i controcazzi, con numerose date in cantiere e una probabile svolta dal punto di vista manageriale della band stessa: non possiamo per ora rivelare troppi dettagli .

Vi ringrazio per le risposte, avete lo spazio per concludere l’intervista!

Ancora una volta ti ringraziamo per le tue domande! Ringraziamo inoltre tutte le persone che ci hanno supportato finora, sia fra i fan sia fra le band stesse, con le quali abbiamo più volte condiviso il palco: mi raccomando, continuate così! Ci si vede presto!

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