Intervista: Gotland

I piemontesi Gotland hanno confezionato qualche mese fa quello che è un nuovo, importantissimo sigillo nel campo folk/pagan italiano e non solo. Gloria Et Morte, oltre ad essere un ottimo disco, è anche il nuovo punto di riferimento per chi vuole fare questo genere musicale in Italia. Nella bella chiacchierata con la band vengono toccati diversi argomenti: la scena italiana e le tematiche dei testi, i concerti, la scelta dell’autoproduzione e l’importanza della grafica del booklet. Buona lettura!

GotlandComplimenti per Gloria Et Morte, un album straordinario! Raccontate come è nato il disco e quali erano gli obiettivi che avevate in mente quando avete iniziato a lavorarci.

VAR: Nel 2011 c’è stata una sorta di svolta per la band, che è avvenuta in modo per noi del tutto naturale. Nella costruzione dei nostri brani il sound ha cominciato a trasformarsi dal folk/viking metal col quale avevamo iniziato nel 2007 a un epic pagan metal con influenze tendenti al black e al death metal. Durante il songwriting dell’album abbiamo mantenuto una radice folk, ma le atmosfere si sono concentrate maggiormente su sonorità più epiche ed estreme. Una volta completata la stesura dei nuovi brani, abbiamo iniziato a prendere seriamente in considerazione l’idea di incidere il nostro primo album, anche perché il precedente lavoro in studio Behind the Horizon, risalente al 2009, non rispecchiava più l’identità musicale della band. L’obiettivo primario di Gloria et Morte è stato appunto quello di presentare il nostro nuovo sound.

Ve lo dico senza giri di parole: il vostro cd è il degno successore del capolavoro De Ferro Italico per qualità e ricercatezza. Voi e i Draugr, pur suonando – come è normale che sia – in maniera differente, avete diversi punti in comune. Sembra che a muovervi ci sia una sola e stessa guida…

EG ORKAN: Innanzitutto per noi è un onore che Gloria et Morte venga accostato a un lavoro come De Ferro Italico, che personalmente considero un album perfetto sotto ogni punto di vista. Con i Draugr abbiamo diviso il palco e in questi anni è nata una buona amicizia e ancora oggi alberga la tristezza nei nostri cuori per la prematura scomparsa di Jonny. Anche se abbiamo un’identità differente, quello che ci lega credo sia dovuto al fatto che, a differenza di altre band, siamo state tra le prime in Italia che hanno scelto di approfondire tematiche che rappresentano la nostra cultura e le nostre radici, alla ricerca di un sound magari più estremo, ma sicuramente molto definito, cosa che ad esempio oggi nel panorama “Pagan/Folk” Italico vedo venire a mancare. Abbiamo ottime band con una buona attitudine, ma che si limitano a scopiazzare liriche e melodie già sentite e strasentite, e trovo che questo sia uno spreco e un peccato, specialmente quando c’è dell’ottimo potenziale.

Molti gruppi italiani si stanno allontanando da storie/concept/mitologie prettamente nordiche riscoprendo le proprie origini italiche. C’è il rischio, secondo voi, che anche questo possa diventare una sorta di moda o pensate che sia comunque un bene?

VIDARR: È sicuramente un bene, anche se a volte il nostro paese tende a inseguire le mode e ciò avviene soprattutto in ambito musicale. Nel nostro caso, fin dalla nascita del progetto, l’obiettivo è stato quello di raccontare attraverso la musica eventi storici che hanno mutato radicalmente la storia italica e lo possiamo riscontrare dai primissimi brani scritti dai Gotland come Pidrik o Adrianopoli, sino ad arrivare a pezzi come A New Reign o Slaves ov the Empire.

Le canzoni sono molto differenti tra di loro, eppure Gloria Et Morte suona omogeneo: la ferocia del black si mescola benissimo con partiture folk metal e cavalcate di stampo heavy.

EG ORKAN: Sicuramente il tuo pensiero è giusto, abbiamo lavorato molto per arrivare ad ottenere questa combinazione. Ciò è dovuto anche alle numerose influenze che abbiamo avuto nell’arco del tempo e che spaziano appunto dal metal più estremo a sonorità più heavy, ma anche alla musica classica, che dona quella componente sinfonica ed epica, e al folk più tradizionale.

Avete abbinato la musica ai testi oppure avete composto il materiale e poi ci avete adattato le lyrics? Come vi siete regolati per l’utilizzo dell’italiano e dell’inglese?

VIDARR: Solitamente nasce prima la parte strumentale con una stesura base, sulla quale adattiamo poi le liriche. Il pezzo può crescere ulteriormente con l’aggiunta di altre parti musicali e di conseguenza il testo viene ridimensionato. Le liriche sono prevalentemente in inglese, perché riteniamo che sia la lingua più adatta per il genere in questione, ma abbiamo dato spazio anche a lingue meno comuni; come il gutnico antico in Guta Saga, oppure il latino di Tenebrae in Urbe, per finire con l’omaggio alla nostra stessa lingua in Gloria Et Morte.

La copertina è spettacolare e l’artwork curatissimo: la parte visiva di un disco è – anche secondo me – molto importante!

HOSKULD: Ti ringrazio per i complimenti, che vanno certamente estesi a Jean-Pascal Fournier, autore della splendida immagine di copertina; a Silvana Massa, che si è occupata del retro-copertina ammirabile all’interno del cd; a Isis Sousa per aver concretizzato la nostra idea del simbolo “Barbaric Legions” e a Christophe Szpajdel, autore del nostro logo ufficiale. Resi i dovuti onori, posso dire che per quanto riguarda anche l’artwork interno, sul quale ho personalmente lavorato, pur non essendo un grafico professionista posso ritenermi pienamente soddisfatto. Ho scelto tonalità scure per richiamare il genere che suoniamo e colori tendenti al rosso per rimanere in tema con i concetti delle battaglie, del sangue versato in abbondanza e per suggerire alla mente di chi sta leggendo i testi mentre ascolta la nostra musica, un senso di coinvolgimento nel furore e nelle emozioni che vogliamo esprimere con le nostre liriche. Gli elementi grafici aggiunti nell’artwork hanno significati ben precisi, poiché fanno riferimento in modo diretto ad ogni singolo testo e sono stati scelti dopo attente valutazioni da parte di tutti i componenti della band. Oltre a questi, possiamo anche vantare di una citazione storica gentilmente concessaci dal noto Prof. Alessandro Barbero e da bellissimi scatti tratti dal set fotografico ad opera di Lorenzo Modica presso le rovine di un castello nel torinese.

Nel disco ci sono diversi ospiti, come sono nate queste collaborazioni? Avete lasciato carta bianca ai musicisti oppure il lavoro era già stato tutto organizzato in precedenza?

EG ORKAN: Le collaborazioni sono nate in modi differenti tra loro: quella con Paolo dei Furor Gallico risale al 2011, in occasione di una data insieme. In modo molto naturale gli è stato proposto di partecipare alla registrazione del nuovo lavoro e lui ha accettato con entusiasmo. Per quanto riguarda invece Riky Ragusa, una persona squisita e molto professionale, abbiamo avuto il piacere di assistere ad una sua esibizione alla Birreria dei Rubinetti, chiacchierando amabilmente di musica e, affascinati dalla sua performance, gli abbiamo proposto di registrare la linea di sitar nel pezzo A New Reign. Con Fabrizio dei Phenris e In Corpore Mortis ci lega da diverso tempo una buona amicizia. È stata fatta una scelta in base alle sue qualità canore, adatte al sound black metal di Tenebrae In Urbe. Il risultato, amalgamato alla voce del nostro frontman Vidarr, ci ha entusiasmato fin da subito. A grandi linee è stata data carta bianca agli ospiti, perché ci tenevamo che lasciassero un impronta prettamente personale al nostro album. Infine citiamo anche la collaborazione con Silvia ed Alessio della Birreria dei Rubinetti, che ci hanno dato modo di registrare l’intermezzo di A New Reign. Gotland2Adorando il lavoro di Valfar ho gioito quando ho saputo che una cover dei Windir sarebbe stata inserita nell’album. Come mai avete scelto The Spiritlord?

VIDARR: Diciamo che c’è l’imbarazzo della scelta se si tratta di scegliere un brano dei Windir. Li adoriamo e sono sempre stati una fonte d’ispirazione nella composizione dei nostri pezzi. Non ti nascondo che un nostro sogno nel cassetto sarebbe quello di rendere omaggio alla band suonando l’intero album 1184, che è il loro disco che preferiamo e dal quale abbiamo appunto scelto The Spiritlord, che ritenevamo adatto sia in chiave live, che una volta in sede di registrazione.

The Spiritlord sembra registrata in presa diretta, il sound è crudo e sporco il giusto. Volevate “staccare” la canzone da resto del cd anche per quanto riguarda la produzione?

EG ORKAN: Per The Spirilord è stato fatto un lavoro ben preciso, che sin da subito avevamo chiaramente in testa. Non è stata registrata in presa diretta, ma allo stesso modo degli altri brani. In un secondo tempo, durante la post-produzione abbiamo voluto lavorarci su, per ricreare un sound più “old school”, che si staccasse appunto dal resto delle sonorità dell’album e richiamasse un sound più vicino ai Windir. Siamo molto soddisfatti del risultato finale, e c’è sicuramente da ringraziare il fonico Alessio Sogno, che ha inteso alla perfezione quello che volevamo ottenere.

Come (e quanto) pensate di esservi evoluti dal primo lavoro Gotland ad oggi?

VAR: Riascoltando i nostri primi lavori diciamo che c’è stata sicuramente un’evoluzione tecnica, sia dal punto di vista delle composizioni dei pezzi, che dalle capacità di ogni singolo membro della band. È cambiato anche il nostro modo di lavorare sui brani: oggi è molto più curato e a volte anche svolto in maniera diciamo “maniacale”. Riteniamo che i nostri lavori rappresentino la nostra stessa evoluzione come musicisti ed è un percorso che ancor oggi continuiamo a seguire, non escludendo ulteriori variazioni nel sound.

Un aggettivo per ogni vostro lavoro: Gotland, Beyond Horizon e Gloria Et Morte.

EG ORKAN: Gotland direi immaturo e acerbo; Behind The Horizon, nonostante sia stato accolto molto bene dalla critica, ad oggi lo troviamo incompleto. Per “incompleto” s’intende che è stato poco valorizzato e poco curato. Gloria Et Morte molto semplicemente un disco maturo, che ha soddisfatto pienamente le nostre aspettative.

Sorprende (e infastidisce) il fatto che un disco come il vostro sia completamente autoprodotto: una scelta della band o mancanza di proposte serie e concrete da parte delle etichette discografiche?

VIDARR: Mah guarda, il discorso qui potrebbe essere molto lungo… Noi Gotland abbiamo intrapreso una strada che credo difficilmente si possa incrociare con il mondo discografico di oggi. Le Major puntano maggiormente su ciò che funziona e attira sul mercato, e di conseguenza a proposte più commerciali di quella che offriamo noi… Per farti un esempio specifico nel nostro genere: oggi l’ascoltatore è più incline ed attratto da liriche che parlino della mitologia norrena o delle saghe Vichinghe, che citino per esempio il Valhalla o il Ragnarök ecc., piuttosto che dai racconti sulle gesta di Alarico (che magari può non conoscere) o i Visigoti che saccheggiarono Roma, o la battaglia di Adrianopoli che si concluse con l’annientamento dell’esercito romano guidato dall’imperatore d’Oriente Valente ad opera dei Visigoti di Fritigerno. Detto questo, prima di entrare in studio abbiamo ricevuto diverse offerte da etichette discografiche, che però non ci soddisfacevano e che abbiamo ritenuto anche poco serie e poco professionali, e credo che questo sia dovuto proprio dalla scelta della nostra proposta musicale, che sicuramente oggi è poco commerciale. Abbiamo deciso di autoprodurci, anche perché volevamo fare tutto con molta calma, ma soprattutto con estrema precisione e accuratezza; cosa che difficilmente una band diciamo “non famosa” oggi si può permettere di fare se sotto etichetta, per il semplice motivo che le label in genere impongono tempistiche da rispettare. Il problema è che poi il prodotto finale nella maggior parte dei casi è sotto la media. Quindi, con un’attenta riflessione, per quanto alcune offerte siano state allettanti, abbiamo optato per l’autoproduzione e ne siamo pienamente soddisfatti perché abbiamo ottenuto il prodotto che volevamo.

Avete in programma una serie di date dopo l’estate? Come vi state organizzando per promuovere Gloria Et Morte?

HOSKULD: Dato il panorama musicale flebile che oggi il torinese e il Piemonte offrono, la nostra intenzione si sta orientando maggiormente verso altre zone d’Italia e l’estero. Purtroppo ultimamente abbiamo visto chiudere locali anche appena rilanciati e che ospitavano magari parecchi concerti metal. Per ora non è prevista una serie di date, ma stiamo ovviamente cercando di pianificare i prossimi concerti che, come abbiamo sempre cercato di fare, dovranno essere anche magari pochi, ma ben organizzati. La promozione dell’album è partita con una buona vendita che ha compreso anche nuovi gadgets. Oltre a questa, on stage abbiamo offerto uno spettacolo arricchito e che vogliamo continuare ad incrementare ulteriormente. Inoltre, non riuscendo proprio a star fermi stiamo buttando giù nuovo materiale come se piovesse, sempre con la solita dedizione e attenzione ai dettagli.

Siete anche gli organizzatori del Metal Alliance Fest: come vi è venuta l’idea e quali le finalità del festival?

EG ORKAN: È’ una cosa di cui andiamo molto fieri. Il Metal Alliance Fest nasce nel 2009 con un’idea ben precisa: dare spazio alle band della scena metal underground che oggi fanno sempre più fatica a proporre la loro musica; questo anche per via di promoter che puntano quasi sempre a grandi nomi, di locali che oggi arrivano addirittura a chiederti soldi per suonare, di eventi organizzati male e che pensano solo a sfruttare le giovani band come tappabuchi; per non parlare, come citavamo prima, della mancanza vera e propria di situazioni favorevoli ai concerti, visto che in questi ultimi anni è stato un susseguirsi di chiusure di diversi locali. Siamo partiti con la speranza di poter fare qualcosa per tutto questo: di poter creare una sorta di alleanza tra band e generi al fine di poter promuovere la propria musica; e oggi che siamo giunti alla SESTA edizione, non possiamo che esserne felici e orgogliosi, perché piano piano il MAF sta diventando un punto di riferimento non solo per la scena piemontese, ma anche per il resto del paese, e il fatto di proporre tutto questo in maniera gratuita per il pubblico e in modo assolutamente no profit ci rende orgogliosi. Nel nostro piccolo ci stiamo togliendo diverse soddisfazioni e stiamo constatando di anno in anno che abbiamo delle band straordinarie nel nostro paese, che non sono da meno rispetto a quelle straniere. Non ti nascondo che organizzare il Fest richiede sempre molto tempo e molte energie, ma tutto questo ci affascina e alla fine ci diverte; tant’è che lo scorso Aprile abbiamo organizzato un altro evento targato Barbaric Legions: la prima edizione dell’ITALIC PAGAN FEST, che è stato accolto alla grande e che presto avrà una seconda edizione.

Grazie per l’intervista, a voi lo spazio!

VIDARR: Ti ringraziamo per l’intervista e ringraziamo e salutiamo tutti coloro che seguono MisterFolk Webzine. Ricordiamo a chi ci volesse ascoltare o avere info su di noi, che siamo presenti su Facebook con una pagina “Gotland” e un profilo “Gotland MetalBand”, nonché su YouTube e Reverbnation. Inoltre, grazie alla collaborazione di Marzia Selmo e Hoskuld, potete trovare tutto il materiale sul nostro sito ufficiale www.gotlandmetal.com.

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