Folk Metal Jacket – Eulogy For The Gentle Fools

Folk Metal Jacket – Eulogy For The Gentle Fools

2017 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Marcello Andreotti: voce, chitarra – Waxwolf: chitarra – Alberto Malferrari: basso – Federico Malacarne: batteria – Gabriele Sarti: tastiera – Mattia Barbieri: banjo

Tracklist: 1. Traveller’s Song – 2. A Dreadful Painting – 3. The Forest – 4. Spirits’ Dance – 5. Azathoth’s Call – 6. Nepenthes Rejah – 7. Heroes Paradox – 8. The River – 9. Water Rings – 10. Fireflies Serenade – 11. Zoè – 12. The Mist – 13. Declivio – 14. Catarsi – 15. Devilish Touch (bonus track)

Il folk metal, come tutti gli altri generi, ha visto la propria nascita, diffusione ed esplosione nel giro di pochi anni. Ora siamo in un momento di stanca dove sembra che tutto sia stato già detto e composto, ma fortunatamente non è così. Certo, la maggior parte delle pubblicazioni rispettano i tipici parametri del settore, ma di tanto in tanto salta allo scoperto un gruppo che non sta alle regole del gioco e un po’ per cuore e un po’ per testardaggine, tira fuori tutto quel che ha da dire, infischiandosene delle strade già note e quindi più sicure. Questo modo di fare può essere interpretato come imprudenza tanto quanto coraggio: l’ultima parola sta alla musica.

Questo degli emiliani Folk Metal Jacket è il primo full-length della carriera, a otto anni dalla fondazione e più di quattro dall’incoraggiante EP Spill This Album. Molte cose sono cambiate in questo lasso di tempo, prima tra tutte parte della line-up: tre musicisti hanno inciso il vecchio materiale e tre sono i nuovi arrivati. Di conseguenza, com’è facile intuire, anche la musica ha preso una piega diversa rispetto al folk metal spensierato e divertente di Spill This Album: Eulogy For The Gentle Fools è più maturo e meno diretto, camaleontico e sorprendente per soluzioni musicali. Va subito riconosciuto alla formazione di Modena di aver lavorato senza paura, osando non poco per realizzare un full-length molto ambizioso e tutt’altro che immediato. È proprio questo il nodo cruciale: per assimilare questo disco ci vuole tempo e attenzione. Siamo dinanzi a un cd molto vario, estremo più nella concezione che nella musica, in grado di far storcere il naso ai puristi del genere e di incuriosire chi ascolta prevalentemente altri stili.

L’intro Traveller’s Song fa capire molte cose: strumenti spagnoli come nacchere e maracas e infiltrazioni country sono un buon biglietto da visita su ciò che si può incontrare più avanti, non a caso la successiva A Dreadful Painting porta la band su binari extreme folk metal, pur giocando con sonorità latine e stop’n’go davvero originali; una parte parlata al megafono e le sonorità simil Trollfest portano a The Forest, nella quale alla parte aggressiva e allo stacco fortemente debitore ai Children Of Bodom dei primi tre lavori (0:35) si contrappone quella più folk e melodica con delle tastiere retrò e il banjo protagonista. Si cambia registro con Spirits’ Dance, leggera e vagamente prog salvo qualche sfuriata di breve durata. Azathoth’s Call è la canzone più lunga del lotto (poco oltre i sei minuti), ma è piena d’idee al punto che viene da pensare che un’altra band ci avrebbe composto tre pezzi. Anche qui il banjo ha spazio per dire la sua, così come non mancano riff tirati e momenti nei quali i musicisti danno libero spago all’immaginazione, ma la cosa più sorprendente è il finale con banjo e voci che si sovrappongono per un risultato che rimanda alle sonorità dei loro amici Kalevala HMS. Nepenthes Rejah è probabilmente la canzone più “classica” di tutte, con la tradizionale struttura strofa-ritornello e l’alternarsi della voce scream e pulita. Si spinge sull’acceleratore con Heroes Paradox, traccia carica d’energia dalla parte centrale soft e, prendetelo con le pinze, opethiana nello spirito. Come ormai ci hanno abituato, i Folk Metal Jacket cambiano tempi e umore più volte nella stessa composizione e in Heroes Paradox si sono superati. Siamo ora a metà Eulogy For The Gentle Fools e di idee buone se ne sono sentite in gran quantità: il rischio arriva adesso, in quanto mancano ben sette canzoni alla fine dell’album ed è facile rendersi conto che un ascolto del genere non è semplice perché per apprezzare ogni singolo cambio di tempo, ogni minima sfumatura, ogni piccola variazione, ci vuole impegno e attenzione. Con un pizzico di buona volontà, però, si viene premiati con altre canzoni valide che ripagano tutto il tempo concesso all’ascolto. La seconda parte di Eulogy For The Gentle Fools parte con l’ordinaria The River, cantata con voce pulita e dal sapore progressivo e diretto al tempo stesso; molto meglio la successiva Water Rings, dal ritmo incalzante e le ottime linee vocali, mentre l’assolo di banjo è la classica ciliegina sulla torta. Il bellissimo intro di Fireflies Serenade vale da solo l’acquisto del disco e il seguito non è da meno: folk metal massiccio con un cantato dannatamente ruffiano, bell’assolo di chitarra e momenti di grande musica sono gli ingredienti che rendono Fireflies Serenade una delle canzoni meglio riuscite del platter. Zoè è l’estremizzazione di quanto ascoltato finora, nel bene e nel male. Le strutture si fanno liquide, non ci sono punti di riferimento e se è vero che i cinque minuti di durata spiazzano l’ascoltatore, è altrettanto vero che è forse la canzone che più rimane impressa quando si giunge al termine del disco. La traccia numero 12 è The Mist, ennesima prova di apertura mentale e coraggio compositivo dei Folk Metal Jacket: certi fraseggi possono riportare alla mente alcuni istanti del primo lavoro dei Liquid Tension Experiment pur in contesti assai differenti e più rock/metal nell’anima. Si giunge alla fine del viaggio e del concept con Declivio e Catarsi: la prima è un intro di trenta secondi a cui fa ruota un mix di heavy metal, rock, pianoforte e atmosfere lugubri ma anche altri stili inusuali nella scena folk. La bonus track, per quanto non indispensabile, porta a sorridere i fan di Star Wars: le note scelte dai musicisti ricordano quelle proposte dalla band alla corte di Jabba The Hut!

Eulogy For The Gentle Fools è un concept album: il protagonista è Jeff, il quale si scontra con un misterioso fauno e da questo evento nasce la storia raccontata nelle quattordici tracce dell’album. Chiaramente la grafica riprende il contenuto dei testi e la bellissima copertina di Elisa Urbinati immortala il fauno Begùr giocare a scacchi con Jeff: osservando con attenzione la front cover è possibile notare alcuni dettagli che vanno ricollegati ai testi. A proposito di testi, il booklet è anch’esso realizzato con cura maniacale e l’impaginazione è molto dinamica e divertente da vedere. L’unica cosa che stona con quanto detto, è la produzione. I suoni non sono abbastanza potenti, gli strumenti non danno l’impressione di essere perfettamente amalgamati ed è un peccato perché questo è l’unico difetto di un disco che altrimenti funziona bene.

I Folk Metal Jacket hanno lavorato tantissimo per realizzare Eulogy For The Gentle Fools e il prodotto finale è la testimonianza che si possono allargare i confini del folk metal senza per questo “tradire” il genere o snaturare la proposta musicale. Ora c’è la curiosità di sapere cosa potranno fare con il prossimo disco, sperando non ci vogliano altri quattro anni di attesa. La speranza per la band e per la scena tricolore, è che si riescano a organizzare un buon numero di concerti in giro per lo stivale per promuovere l’album: suonando live e vivendo gomito a gomito i Folk Metal Jacket potrebbero raggiungere quella sintonia in grado di far fare loro il definitivo salto di qualità, il potenziale non manca di certo.

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