Intervista: Apocalypse

Il giovane Erymanthon sembra avere le idee piuttosto chiare: Bathory, Bathory e ancora Bathory! Dopo aver esordito pochi mesi fa con il disco Si Vis Pacem, Para Bellum, è di freschissima pubblicazione il nuovo To Hall Up High, album tributo a Quorthon contenente sette brani del compianto artista svedese (lo potete ascoltare QUI). Una devozione assoluta quella del musicista piemontese che desta non poca curiosità, ecco quindi riportata la conversazione che abbiamo nelle settimane scorse, buona lettura!

Partiamo dalle origini della band: perché il nome Apocalypse e come è nato il progetto?

Intanto ciao e grazie di avermi concesso questa intervista! Dunque, il progetto nasce come mia idea verso fine ottobre 2015, ma la data in cui ufficialmente ho fondato la band è il 1 novembre 2015, assieme ad un amico. In realtà non abbiamo avuto un nome per molto tempo… a fine febbraio 2016 finalmente ho scelto Apocalypse, che agli altri è piaciuto subito. In realtà non ha un significato particolare… semplicemente stavo leggendo una pagina Wikipedia sull’heavy metal, in cui si diceva che il genere spesso tratta temi apocalittici, e ho pensato “cazzo, Apocalypse suona proprio bene!”. Tutto qui!

Inizialmente gli Apocalypse suonavano un altro genere ed eravate un trio. Poi c’è stato il cambio di genere e il gruppo è diventato una one man band. Cosa è successo?

Sì, abbiamo iniziato volendo fare power metal in stile primi Nightwish… io suonavo la chitarra da poco più un mese, e volevo seguire le orme dei miei allora idoli Nightwish (gruppo che tuttora apprezzo e che ho visto a Milano dal vivo lo scorso 5 novembre). In realtà non eravamo un trio… io speravo di raggiungere una line-up di cinque o sei persone, ma a dire il vero, non abbiamo mai avuto una formazione completa e decente. La storia è parecchio lunga e intricata (volendo la trovate tutta sul sito), ma in breve non ho mai trovato persone dedicate come lo ero io, che avessero davvero voglia di metterci l’impegno giusto, anzi, la maggior parte delle volte mi sono trovato circondato da un branco di idioti, almeno dal punto di vista musicale. Ho assunto e cacciato nuovi membri diverse volte, alcuni sono rimasti e hanno cambiato strumento, ma comunque non siamo riusciti a far funzionare un bel niente, io mi sono molto arrabbiato, perchè tenevo molto al progetto, ma a nessuno è mai sembrato importare nulla, gli altri vedevano la band come un’occasione per cazzeggiare e perdere tempo (c’era chi lanciava bacchette in sala prove, chi si fermava a metà canzone perché non aveva voglia di continuare, chi non ha mai imparato un singolo riff…), quindi verso fine estate 2017 ho alla fine cacciato tutti quanti e ho sciolto la band, perché era una perdita di soldi, perdita di tempo e di energie. Io ho scritto un sacco di musica e non siamo mai riusciti a completare nemmeno una singola canzone. Era una frustrazione indicibile. Alla fine, ispirato dai Bathory, ho deciso di riprendere Apocalypse come progetto solista attorno a febbraio 2018. Éproprio in quel mese che ho iniziato le registrazioni per Si Vis Pacem, Para Bellum.

Il tuo è un tributo ai Bathory: cosa pensi e vorresti portare al mondo musicale con la tua musica?

Beh, direi che non ci sono dubbi! Nel mio modo di cantare, negli arrangiamenti, nel modo di suonare, nell’atmosfera e anche nel mio look l’influenza di Quorthon si fa sentire decisamente. Se vuoi vederla così, il progetto è un tributo nel senso che tento di portare avanti nel mio piccolo quello che lui, mio “padre” artistico, ha cominciato e, ahimè, è stato costretto a interrompere dalla sua prematura scomparsa. Mi ferisce molto il fatto che non potrò mai incontrarlo di persona, ma al contempo credo che lui sia vivo nei magnifici dischi che ci ha lasciato e nei progetti che ha influenzato. Io non credo affatto nell’aldilà o nella vita dopo la morte, quel che intendo è che, in un certo senso, lui è vivo dentro di me, dentro a tutti gli artisti che a lui si ispirano e dentro a tutte le Bathory Hordes, nella forma di memoria, stima ed influenza indelebili. Finchè lo ricorderemo come merita, lui sarà vivo dentro e tra di noi. Quello che voglio fare nel mondo della musica? Assolutamente omaggiare Quorthon, pur cercando di evolvere il mio stile pian piano, perchè non voglio sembrare solo una copia, voglio cercare di arrivare a fare qualcosa di mio in cui la sua influenza sia presente (un padre vorrebbe vedere il figlio seguire i suoi consigli per poi andare per la sua strada, no?). Un’altra mia speranza è che i fan dei Bathory apprezzino ciò che faccio, perchè il mio progetto è dedicato anche a loro. Alcuni già mi hanno scritto dicendomi “Quorthon rivive a Torino!” o “Quorthon starà brindando con gli Dèi ascoltando la tua musica!”, e sono frasi che mi riempiono di orgoglio e che mi fanno pensare che forse qualcosa di giusto lo sto facendo. Ma il mio sogno più grande è che, prima o poi, ci sia anche solo una, una singola persona per la quale io possa essere quello che Quorthon è stato per me: se riuscirò a ispirare così profondamente anche solo una persona, per me sarà una vittoria grandissima.

Il disco Si Vis Pacem, Para Bellum è un autoprodotto e le copie fisiche sono pochissime. La decisione di fare tutto da solo è nata da te o avresti gradito il supporto di un’etichetta?

Sì, è un disco autoprodotto e l’ho registrato e mixato per conto mio nel mio studio casalingo, i “Darkwoods Studios”, e anche i CD sono stati stampati e masterizzati da me in persona, è un processo lungo e questo spiega il perchè ce ne siano così pochi (credo una trentina). Addirittura, ormai quasi stampo su ordinazione: se qualcuno mi scrive che vuole il mio CD, lo stampo apposta e lo spedisco. Come vedi è tutto molto underground, anche perchè non ho di certo una fanbase così numerosa. Questo approccio, soprattutto per quanto riguarda la registrazione, è per me essenziale: non potrei mai lavorare in modo “tradizionale”, scrivendo un album e registrandolo tutto in una volta. Secondo il mio workflow, le canzoni e gli album prendono vita durante la registrazione: Si Vis Pacem Para Bellum è stato scritto e registrato tra febbraio e ottobre 2018, ad esempio. A volte lascio a metà album o canzoni per mesi e mi dedico ad altro prima di riprendere, al momento sono al lavoro su tre dischi diversi! Probabilmente, lavorando in casa, è diventato un processo naturale per me, e conta che comunque sono partito a lavorare sul disco da zero, quasi come side-project, puramente per mia soddisfazione e basta, mentre oggi per me il progetto ha tutta un’altra importanza. D’altro canto, il vantaggio di avere il supporto di un’etichetta è ovviamente che la questione di stampa, distribuzione e promozione è in gran parte a carico dell’etichetta stessa, ma nel contempo bisogna rispettare certe tempistiche, talvolta attenersi a certe “linee guida” sulla musica, e a me piace avere carta bianca. Ovviamente dipende dalle etichette, però c’è molto marketing nel mondo della musica. Di certo comunque mi farebbe molto piacere se un’etichetta davvero interessata alla mia musica decidesse di supportarmi su stampe, distribuzione eccetera. Si vedrà cosa ci riserva il futuro!

Parlaci delle canzoni che fanno parte del disco, dando il giusto risalto ai brani e alle tematiche che pensi siano maggiormente interessanti.

Per quanto riguarda le tematiche, ho deciso abbastanza presto che il disco avrebbe dovuto parlare di guerra, che è un tema che reputo molto epico e mi ispira molto per le canzoni. Ho deciso di inserire il tutto nel periodo dell’antica Roma, perché non mi andava di copiare il tema vichingo, volevo dare al disco un’identità un po’ più unica da questo punto di vista, con una cultura che appartiene alla nostra terra, e che non ha nulla da invidiare a nessuno in quanto a gloria ed epicità! Il disco sviluppa dunque il tema bellicoso e i diversi momenti della battaglia, andiamo con ordine: Tomorrow parla dei soldati nell’accampamento la notte prima della battaglia; The Day Of Sorrow è il giorno della battaglia: il sole sorge, la brezza fredda sussurra nell’accampamento, gli eserciti si schierano e caricano al suono dei corni da guerra, gridando di trionfare nella gloria o morire nell’onore; il brano si chiude sull’immagine dei due eserciti che cozzano. Thunder, Blood And Fire descrive brutalmente la battaglia: il tuono sferragliante delle armi e armature, il sangue delle vittime e il fuoco che avvolge i nemici (curiosità: la prima strofa termina con “Thunder”, la seconda con “Blood” e la terza ed ultima con “Fire”); per Chant Of Glory Eternal ho immaginato un canto di marcia o da accampamento dei soldati in guerra: contiene la declamazione dei valori di gloria nella vittoria e onore nella morte, delle invocazioni agli Dèi e al Destino e un’invocazione ai compagni affinché seppelliscano i caduti con la loro spada in modo che il loro ricordo resti vivo dopo la morte; in Soldiers Of Rome c’è un po’ un mix dei temi trattati finora, ma è tutta cantata in prima persona da un soldato; Gloria Et Mortem è di nuovo la descrizione di una battaglia, cantata in prima persona da un soldato ed ispirata dall’episodio della sconfitta di Canne; la title-track Si Vis Pacem, Para Bellum è sempre in prima persona, la voce descrive alcune fasi della battaglia, poi esclama “Si Vis Pacem, Para Bellum!” (se vuoi la pace prepara la guerra), e infine i cori invocano gli Dèi, mentre la voce solista urla “Questo è il mio giorno per morire” (traducendo, perché il disco è tutto in inglese eccezion fatta per l’esclamazione in latino); infine, His Last Sunset parla in terza persona di un soldato rimasto mortalmente ferito in battaglia, unico sopravvissuto sul campo, che ha perso tutte le speranze ed è afflitto dai rimpianti, piange di dolore, guarda il suo ultimo tramonto e, quando il sole sparisce, muore. Quest’ultima traccia è l’unica sul disco che avevo scritto (testo a parte) prima di scoprire i Bathory, quando gli Apocalypse erano ancora un gruppo. Personalmente, non ho una canzone preferita. Sono nel complesso molto soddisfatto del mio lavoro e ogni traccia ha il suo fascino particolare, secondo me.

Ci sono altre band che portano avanti il viking metal di Quorthon, possiamo dire Ereb Altor e Bloodshed Walhalla giusto per fare un paio di nome tra i più importanti e talentuosi. Cosa pensi di questi gruppi e in cosa differenziano gli Apocalypse da tutti gli altri?

Degli Ereb Altor non ho ascoltato quasi nulla se non una cover di Twilight Of The Gods, che peraltro mi è piaciuta, però non ho mai approfondito. Del connazionale Drakhen dei Bloodshed Walhalla ho ascoltato qualcosa in più e letto qualche intervista. Quello che ho ascoltato mi è piaciuto, ho apprezzato in particolare il suo stile di canto pulito semi-sporco. Le sue tonalità sono sempre molto epiche, ma in una chiave e con un’atmosfera un po’ diversa dalla mia secondo me, e ovviamente i temi che trattiamo nei brani sono diversi, lui è più sulla tematica vichinga, mentre io cerco di fare qualcosa di diverso e più originale rispetto al viking tradizionale. Di fatto, non cantando di vichinghi, non mi posso nemmeno definire viking metal, semmai epic/black metal o simili, anche se francamente non mi interessa più di tanto tutta questa giostra di categorie ed etichette. Però che dire, fa sicuramente piacere sapere che ci sono altri gruppi che, come me, portano alta e con orgoglio la memoria di Quorthon e Bathory!

Come ti sei avvicinato alla musica e al metal in particolare? Quando e in quale circostanza hai scoperto i dischi dei Bathory?

Vengo da una famiglia abbastanza musicale: diversi parenti suonano o suonavano strumenti musicali o cantavano. Ho provato a suonare il pianoforte quando ero piccolo ma ho mollato subito… non faceva per me. Nel 2015 ho ascoltato Wishmaster dei Nightwish, disco che mi ha ispirato a diventare un chitarrista e che influenzava fortemente i primi Apocalypse (considera che uso tuttora i modelli di chitarra e amplificatore che sono stati usati su quel disco, talmente mi piaceva quel suono), e così è nato il mio amore per il metal. Ho scoperto i Bathory a fine 2017: in primavera ho iniziato ad ascoltare black metal (soprattutto il De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem), poi mio padre mi ha consigliato i Bathory, che io ho inizialmente snobbato (che idiota son stato!), ma poi me ne sono innamorato, e se oggi sono qui a parlarti è proprio grazie a loro!

Cosa pensi dei lavori solisti di Quorthon?

Mi piacciono, per quello che ho sentito. Pur non avendoli ascoltati per intero, ho apprezzato la qualità dei brani che, pur diversi da quelli dei Bathory, sono di ottima qualità e di grande impatto emotivo. Per me è giusto che un artista abbia la possibilità di esprimersi in forme diverse e di fare qualcosa di differente. E Quorthon ha dimostrato di saperlo fare e di saperlo fare bene. Prima o poi mi comprerò sicuramente i CD e li aggiungerò alla mia collezione!

Hai già annunciato la pubblicazione di un tributo ai Bathory (l’intervista è precedente la pubblicazione del disco, ndMF) contenente sette delle canzoni. Sarà anche in formato fisico o solamente digitale? Ci sono delle cover realizzate da altri gruppi che hai gradito particolarmente?

Sì, il disco si chiamerà To Hall Up High – In Memory Of Quorthon e conterrà le cover di A Fine Day To Die (Blood Fire Death), War Machine (Requiem), Necromansy (Bathory), Song To Hall Up High (Hammerheart), One Rode To Asa Bay (Hammerheart), Twilight Of The Gods (Twilight Of The Gods) The Wheel Of Sun (Nordland II), quindi non soltanto brani viking, ma brani in generale che per me hanno significato molto. Scelta molto difficile, ma sono andato con quelli che hanno proprio segnato il mio attaccamento alla musica dei Bathory. La tripletta iniziale è formata da quei pezzi che mi hanno attirato per primi ai Bathory. Il disco sarà rilasciato solo sul canale YouTube ufficiale (dove c’è già il teaser), non è inteso come prodotto vero e proprio ma come mia soddisfazione personale e mio omaggio a Quorthon. Farò un CD da tenermi per ricordo… e magari un paio di copie per qualche amico se proprio lo vuole. Oh, e una copia da portare sulla tomba di Quorthon assieme a quella di Si Vis Pacem Para Bellum appena potrò fare un salto in Svezia. Ma non temete, sono già al lavoro su nuovo materiale originale che verrà rilasciato normalmente verso fine anno o inizio 2020! Riguardo alle cover, ho ascoltato qualcosa di Ereb Altor e Bloodshed Walhalla. Non erano male, anche se dovrei ascoltarle meglio per decidere. La famosa versione degli Emperor di A Fine Day To Die non mi fa impazzire… la intro è molto bella però.

Ti piace il periodo black metal dei Bathory?

Mi piace tutto dei Bathory. Non sono riuscito a trovare un singolo disco che mi abbia fatto dire “che schifo!”. Alcune canzoni su certi dischi non mi esaltano, e alcuni dischi mi piacciono più di altri. Però ogni disco ha il suo fascino particolare, e qui a casa ho tutta la discografia in CD. Mi piace tantissimo anche Requiem, disco odiato da tutti secondo me molto ingiustamente: per quanto mi riguarda, è un capolavoro del death/thrash!

Torino, città magica. La cosa ha influito in qualche modo sulla tua musica?

Sei appassionato di magia? Ebbene sì, Torino è parte sia del triangolo della magia nera sia di quello della magia bianca: Piazza Statuto è il centro della magia nera, Piazza Castello della magia bianca, e si trovano agli estremi opposti di Via Garibaldi, la via più importante della città. Comunque no, questo non ha avuto influenze di alcun tipo sulla mia musica… non sono particolarmente interessato a magia, esoterismo e simili. Ma se ti piace il metal estremo e soprattutto il black metal, un luogo veramente “magico” è Pagan Moon! Un negozio di dischi davvero figo, dove peraltro avevo portato anche i miei CD quando sono usciti. Fate un salto se vi capita! (e godetevi le chiacchierate col Pagano – il proprietario del negozio –, ndMF)

Grazie per la disponibilità, siamo al termine dell’intervista. Vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie a te! Ci tengo come sempre a ringraziare davvero tutti i miei fan e coloro che mi supportano, un grande saluto a tutti voi, e a tutti i miei compagni nelle Bathory Hordes!

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2 thoughts on “Intervista: Apocalypse

    • Ciao Matt, come dici tu quella zona ha visto nascere ottime realtà: Broken Glazz, Lou Quinse, Gotland, Highlord e chissà quanti ancora per rimanere nella provincia. Buon ascolto con gli Apocalypse, folk on!

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