Intervista: Stormlord

Sei anni di attesa per poter ascoltare Far, nuovo lavoro dei capitolini Stormlord. Sei lunghi anni di domande e dubbi, sospiri e continui ascolti dei vecchi album. Ci son voluti sei anni, ma ne è valsa la pena! Far è probabilmente il punto più alto della creatura di Cristiano Borchi e soci, un lavoro che alza ulteriormente l’asticella dell’extreme metal, con i musicisti bravi nel riuscire ad amalgamare meravigliosamente epicità e black metal. È proprio questo il succo del disco: Far è un bellissimo e originale lavoro di epic black metal, nel quale gli Stormlord hanno inserito tutte le proprie abilità che, insieme alla lunga esperienza in palco e in studio, ha fatto sì che la band si esprimesse al massimo, capace di realizzare un disco senza un solo calo di tensione o, peggio ancora, un solo riempitivo. Tutte le canzoni di Far hanno ragione di esistere e si diversificano tra di loro per musica e testi: se il Mediterraneo e la sua storia è sempre al centro dell’interesse dei nostri, è la musica che ha fatto l’ennesimo passo in avanti, rendendo ancora più bello e intenso quello che già lo era nel precedente e ottimo Hesperia. Nelle dieci tracce di Far troviamo una band carica e desiderosa di proseguire l’esplorazione degli angoli più nascosti del genere, confezionando in questa maniera un full-length che suona fresco e accattivante anche dopo numerosi ascolti. Tutto in Far è giusto e al suo posto, a partire dai suoni e dalla produzione per arrivare a ogni singola sfumatura percettibile in cuffia, un lavoro che è targato 2019 ma che nel metal d’annata trova ispirazione e la trasforma in forma attuale e “moderna” senza perdere un briciolo di spontaneità.

Passati i quarantanove minuti del disco (vissuti spesso a bocca aperta) c’è voglia di ascoltare nuovamente le dieci canzoni che compongono il cd e quando la reazione al disco è questa vien da dire “chissenefrega se bisogna attendere sei anni per godere di un simile lavoro”. Bentornati Stormlord, il metal ha bisogno di voi!

foto di Erica Fava.

La sera del release party al Traffic Live di Roma ho avuto la possibilità di intervistare la band quasi al completo (il tastierista Riccardo Studer era impegnato con il soundcheck dei Dyrnwyn, band che aprirà il concerto) e approfondire alcuni aspetti di Fare non solo. Hanno risposto alle mie domande Cristiano Borchi (CB), Francesco Bucci (FB), David Folchitto (DF), Gianpaolo Caprino (GC) e Andrea Angelini (AA). Un grande ringraziamento ad Angelo di Scarlet Records e Gabriele e Martina di No Sun Music per aver permesso la realizzazione di questa bella e piacevole chiacchierata.

Sei anni di attesa per il nuovo disco: come mai tutto questo tempo?

FB: Ormai abbiamo abituato chi ci segue a questa dilatazione dei tempi tra un disco e l’altro, però per capire questa cosa bisogna capire che Stormlord è una band che fa musica per passione, nel senso che noi non abbiamo alcun tornaconto economico, noi facciamo uscire un disco quando ci soddisfa al 100%. Non seguiamo le regole del music business, quindi tutti noi dobbiamo fare i conti con il lavoro, abbiamo famiglia e le classiche cose. Soprattutto noi facciamo uscire il disco quando pensiamo di essere in grado di dire qualcosa in più, non siamo mai stati un gruppo che fa uscire il cd ogni due anni per essere sempre in auge, questo chiaramente cozza su come la musica viene trattata. Da quando la musica liquida è diventata così importante bisogna sempre essere sul pezzo, ma noi, con meraviglia, ogni volta che torniamo costatiamo che c’è ancora gente che ci aspetta e colgo l’occasione per ringraziarli perché mi rendo conto che sei anni sono un’eternità.

Con Far siete tornati a Scarlet Records, etichetta con la quale avete già lavorato.

CB: Ai tempi non ci siamo separati da Scarlet perché avevamo un problema con loro, semplicemente abbiamo avuto la possibilità di andare su Locomotive Records che, parliamo prima della crisi del mercato, 2008-2009, all’epoca la Locomotive aveva tre uffici in America, in Germania e in Spagna dove era affiancata da Warner, tra l’altro in Germania la faceva Chris Bolthendal dei Grave Digger. Èchiaro che una situazione del genere ci dava l’opportunità di far raggiungere il disco a più persone e quindi quando ci siamo sentiti con Scarlet gli abbiamo detto che c’era questa occasione e loro stessi hanno detto “bravi, andate! Che magari noi vendiamo più dischi del vostro catalogo” (ridacchia, ndMF). Èstato fatto tutto in modo amichevole e non c’è mai stato un problema. Siamo stati poi con Trollzorn per una scelta di un’etichetta un po’ più settoriale, adesso siamo tornati con Scarlet anche a fronte del loro forte interesse nei nostri confronti e devo dire che le cose stanno andando molto bene, loro sono entusiasti del disco e stanno facendo tutto quello che possono e anche di più. Stiamo lavorando davvero bene e le cose non potrebbero andare meglio.

Iniziamo ora a parlare del nuovo album, Far. Parlatemi dei testi che sembrano essere molto importanti per voi e sicuramente interessanti da conoscere.

FB: Innanzitutto ti ringraziamo per voler parlare dei testi, diamo sempre grande importanza al lato lirico delle canzoni e non sempre ci vengono poste delle domande sui testi, sono commosso (si ride, ndMF)!

Purtroppo i testi quasi non vengono più letti.

FB: Non più. Purtroppo è così e ci dispiace perché ci mettiamo un certo impegno. Per Far non si tratta di un concept perché mi sentivo soddisfatto di quanto fatto con Hesperia che invece lo era. Quindi i testi in questo senso non seguono un filo conduttore preciso ma hanno sempre a che fare con quelli che sono i “nostri” argomenti, e quindi ci sono temi classici che sono la mitologia, la storia di Roma e della Grecia e più in generale del Mare Mediterraneo, perché noi ci sentiamo tutti uniti da questo mare. C’è sempre quel filo conduttore che parte da pezzi di Mare Nostrum come And The Wind Shall Scream My Name e ovverosia una mia riflessione sull’uomo che trova compimento nel suo esplorare, scoprire lo sconosciuto, e questo mi piace ripeterlo sempre, andiamo in contrasto col classico messaggio del gruppo metal perché il nostro è un forte messaggio di tolleranza. Poi mi piace farmi ispirare dalla natura dei pezzi anche se poi non fanno parte di queste tipologie di testi che comunque sono i più importanti e abbiamo ad esempio Cimmeria, che trova ispirazione da un poema di Howard che è il creatore di Conan ed è la prima poesia che lui abbia mai fatto riguardante il mondo di Conan e il testo è integralmente trasposto per questa canzone, oppure Levante che si connette sempre al mondo come esploratore, ma l’ispirazione è una poesia di Walt Whitman che però ne capovolge il significato, ovvero che nella poesia Colombo esplora per la gloria di Dio, qui è l’uomo che esplora per la gloria dell’uomo. Poi c’èLeviathanche è un pezzo che parla dell’Etna, un simbolo del Mar Mediterraneo, con una parte cantata in catanese dal nostro fonico Giuseppe Orlando (nonché batterista dei The Foreshadowing ed ex Novembre): l’Etna come casa di Efesto, prigione dei venti per Eolo. Mediterranea come forse simbolo dei testi di Stormlord in quanto parla del privilegio di vivere in una terra nella quale ti basta chiudere gli occhi e puoi sentire l’eternità, nel senso la storia che vive sotto queste terre.

Sono felice di aver iniziato la chiacchierata su Far parlando con i testi perché sono una parte della musica che viene quasi sempre messa in seconda parte, ma che invece ha molta importanza ed è un peccato che anche le etichette, quando mandano i promo digitali, non inseriscano un file con i testi. Soprattutto con gli mp3 e la musica digitale ho l’impressione che non ci sia tempo e interesse verso i testi.

AA: Mi hanno fatto notare che ora Spotify, su alcune canzoni, compare anche il testo, è un segno positivo.

FB: Non di tutti, non credo di noi, magari degli U2 sì…

CB: È anche vero che molti gruppi, a livello di testi, non hanno molto da dire.

Nel corso degli anni, per esperienza-gusti personali-cambi di musicisti ecc., la musica è cambiata. Mi ricordo che all’epoca del vostro primo EP Under The Sign Of The Sword, non c’era internet, con gli amici dell’Appennino, parlando del disco che era sulle riviste ci dicevamo “ma che fanno questi?” e uno che vi aveva ascoltato disse “sono tipo i Bal-Sagoth”. Allora mi son detto “ah, black metal epico, magari sono fighi!” e mi procurai una cassetta tramite tape trading e così vi ascoltai per la prima volta.

CB: Beh sì dai, più o meno ci siamo. Magari un po’ più semplici.

Quindi ecco, dal primo disco a oggi c’è stata una grande evoluzione, in particolare per questo album ho sentito quasi delle chitarre “moderne”, se posso dire…

FB: Sìsì, puoi dirlo!

Un largo uso del growl e in alcuni frangenti ho avuto la sensazione di ascoltare qualcosa di vicino ai Behemoth per quel che riguarda l’atmosfera. Però metti la canzone e dici “sono gli Stormlord”, diversi da quelli di dieci o cinque anni fa, ma riconoscibili. La domanda è: quanto è difficile, se lo è, essere se stessi senza ripetersi andando avanti come gruppo e come musicisti.

CB: Guarda, io penso di parlare a nome di tutti, questa difficoltà noi non l’abbiamo mai percepita proprio per un discorso come quello che faceva Francesco. Non essendo noi un gruppo che deve tenere conto di un mercato, di dover far tornare i conti, far uscire un disco che deve seguire una strada perché i fan vogliono quello o altro. Noi lavoriamo spontaneamente senza alcun tipo di pregiudizio nei confronti delle nostre idee. In carriera abbiamo fatto pezzi acustici come TheCastway cantato in scream, Hesperia che è un pezzo semi elettronico cantato in italiano in growl…

Non ci sono limiti.

CB: Quello che ci piace, che secondo noi ci è venuto bene, lo portiamo avanti. Questa, secondo noi, è la chiave per rimanere se stessi: non abbiamo pressioni esterne, quindi i nostri gusti sono quelli. Possono essere arricchiti dai nuovi ascolti e dai tempi che vanno avanti, come dicevi te le “chitarre moderne” sono nuove influenze sicuramente anche nel modo di suonare, ma siamo sempre noi perché di base è musica genuina, sincera, che viene da dentro perché non ha bisogno di non essere così perché non abbiamo costrizioni di sorta, né dobbiamo sbrigarci, né dobbiamo seguire schemi collaudati “perché così vendiamo tot”, tutti questi discorsi con noi non ci sono e questo permette di portare avanti la nostra personalità e fare quello che vogliamo. Questo ci porta a un’evoluzione del sound, arricchire e modificare senza snaturare perché siamo sempre noi.

Testi legati al Mediterraneo e un importante messaggio, musica che è epica ma penso di poter dire che è anche il più aggressivo della vostra carriera

CB: Sì.

Ma è di un’epicità in alcuni punti…

FB: È quella l’idea, noi suoniamo extreme epic metal!

In alcuni passaggi, rischio di dire una castroneria, ma l’ho pensato: ci sono dei momenti di epicità pari a quelli di Imaginations From The Other Side dei Blind Guardian con tutt’altra musica. Voglia di uscire di casa e urlare al cielo qualcosa…

FB: Mi è capitato di descriverla come “musica per guardare all’orizzonte”. Quando sei talmente fomentato che vuoi sfidare il sole, ecco quella vorrei che fosse la sensazione che si ha quando si ascolta la nostra musica. Però sì, di base deve essere schifosamente epico un disco degli Stormlord.

La tua è una bellissima descrizione, mi hai fatto pensare a quando sono stato in Irlanda, a Doolin per la precisione. Arrivi lì e a un metro ci sono le scogliere a picco sull’oceano e dopo il nulla, la fine del mondo.

FB: Bravo, mi sei piaciuto, ti farò scrivere un testo per il prossimo disco! (risate, ndMF)

Musica iperepica, testi… iperepici e copertina… iperepica. Lui è un mostro sacro degli artwork…

Band in coro: È iperepico!

Come lavorate con Gyula Havancsák: gli mandate la musica, i testi, gli dite la vostra idea…

AA: La parte dell’artwork l’ho seguita io a nome della band. Abbiamo lasciato parecchia libertà a Gyula.

CB: Andy ha seguito da vicino Gyula.

FB: Posto che con Gyula ci lavoriamo dai tempi di Mare Nostrum, è il terzo disco che ci fa.

AA: Ci conosce, sapeva già più o meno su quali coordinate muoversi, la musica la conosce. Abbiamo fatto tra di noi un brainstorming per buttare giù qualche idea con la musica che avevamo già composto, lo abbiamo contattato e dato degli input, poi lo abbiamo lasciato libero di lavorare. Ci ha mandato delle bozze e noi gli chiedevamo delle correzioni, cambi colore ecc., ci sono comunque due artwork per il cd e il vinile ha un’apertura più ampia ed esalta ancor di più la copertina.

È la prima volta che pubblicate su vinile?

FB: Sì.

Che sensazione è?:

FB: Bellissima! Anche io ascolto musica quasi solo liquida, vuoi l’mp3 o Spotify, abbiamo comunque un grande amore per il vinile perché è il formato che c’era quando eravamo piccoli, ci siamo cresciuti, e per noi che diamo molta importanza all’artwork… ricordiamo tutti cosa vuol dire prendere un disco su vinile no? Iron Maiden, Somewhere In Time, la grafica. Poi il vinile, se ci pensi, è un oggetto che ti obbliga a porre attenzione all’ascolto perché lo devi mettere, mettere la puntina, quattro canzoni e lo devi girare, non lo puoi lasciare come sottofondo, e credo che sia un bel messaggio in un mondo che come ora puoi essere travolto dalla musica per un’intera giornata senza focalizzarla. Soprattutto è un bellissimo oggetto con una bellissima copertina.

Avete parlato di Iron Maiden, li avete coverizzati anni fa. Poi a memoria Slayer e Death SS e Metallica con Creeping Death: sicuramente tra i gruppi che vi hanno dato tanto da ragazzi…

CB: C’era anche una canzone dei Naglfar che facevamo dal vivo al tempo…

FB: Pure Venom! Countess Bathory!

CB: Dei Naglfar facevamo da Through The Midnight Spheres da Vittra, il primo disco.

Dovendo farne una adesso, da inserire in un disco, magari anche per via di un legame con i testi…

CB: Dovremmo fare una riunione e decidere ahah!

Allora ditene una a testa. Per gusto e magari perché ce la vedete bene rifatta nello stile Stormlord.

CB: Io lo sfizio me lo sono tolto facendo Moonchild perché sono cresciuto con gli Iron Maiden, da ragazzino saltavo in camera facendo finta di essere Bruce Dickinson, facevo finta di cantare, mica le cantavo! Facevo così “aua aua aua ah”, facendo un po’ la scimmia della situazione, cantavo e ballavo…

Ma pure vestito come Bruce Dickinson, con i leggins a righe?

CB: Bastava anche il pigiama che andava bene lo stesso. Seventh Son Of The Seventh Son è stato il mio primo disco dei Maiden e ho iniziato proprio con Moonchild e per me ha un super significato. Tra l’altro sono anche riuscito a farla ascoltare a Bruce, quando gli ho fatto un’intervista gli ho lasciato il disco, erano i tempi di Metal Shock e gli lascia The GorgonianCult e so pure che ha gradito molto. A lui, come si può sentire dai suoi dischi solisti, piacciono anche le cose un po’ più spinte, dove c’è la doppia cassa…

Quale ti piace di più di Bruce solista?

CB: Oddio, non te lo so dire

FB: Secondo me ti piace Balls To Picasso, quello con Tears Of The Dragon

CB: Quello era più rock perché c’era un po’ di repulsione per il metal, poi è andato oltre, più duro dei Maiden.

Io vado pazzo per The Chemical Wedding, all’epoca l’ho consumato.

FB: Bellissimo!

CB: Per noi gli Iron Maiden sono un’influenza, tolto il batterista… ahahah!

DF: Diciamo che i dischi principali li conosco e mi piace anche X Factor. Secondo me è un ottimo disco.

CB: Siamo influenzatissimi anche dal loro modo di stare sul palco.

FB: Siamo molto attivi sul palco, vuoi perché abbiamo il cantante senza strumento, vuoi che siamo tanti, però zompiamo come loro!

CB: Nel limite del possibile e degli spazi.

FB: Mi è tornata in mente che tempo fa ci abbiamo provato a fare una cosa. Giampaolo è colui che canta quando senti la voce profonda alla Sister Of Mercy e tempo fa avevamo abbozzato un pezzo dei Bathory, quella Song To Hall Up High cantata da lui. Sarebbe figo fatta con delle orchestrazioni perché per me i Bathory sono una grandissima influenza, sia quelli black ma soprattutto quelli epici. Song To Hall Up High fatta dalla voce di Giampaolo potrebbe essere davvero una figata con delle belle orchestrazioni.

GC: Essendo fan dei vecchi Metallica, sono un discepolo di James Hetfield a livello chitarristico, a me piacerebbe fare The Thing That Should Not Be, riarrangiarla. Non è un pezzo veloce, è strana, molto affascinante e particolare. Rivisitarla con lo scream, un pizzico più veloce…

DF: In un certo senso lo sfizio me lo sono tolto anche io con Creeping Death. Questo lo sanno in pochi, ma Creeping Death è stata la prima canzone metal che ho provato a suonare: sai le bacchette sul ventilatore o qualunque cosa che trovavo, ho detto “ok, divento batterista”. Mi ha proprio introdotto alla batteria metal e quando mi hanno detto “facciamo Creeping Death” ho pensato “che figata!”. Quindi sto bene così, ma potendo esprimere un desiderio, da fan del power metal, vorrei fare qualsiasi cosa degli Helloween, dei Running Wild o dei Gamma Ray, sennò un pezzo non metal e rifarlo metal, che a volte è proprio una sfida. Anche se è rock, un pezzo dei Guano Apes, quando hanno fatto la cover di Big In Japane sembrava una canzone loro. I Turisas hanno fatto una cover dei Boney M, Rasputin (la trovate come bonus track di The Varangian Way, ndMF), ed è bella. Una cosa anni ’70, roba stranissima, rifatta metal, è sicuramente stimolante. Io sarei per queste cose dance rifatte in chiave metal.

Mi viene in mente i Trollfest che hanno rifatto Toxic di Bretney Spears

FB: Ci abbiamo suonato con i Trollfest, conosco.

DF: Non è facile, ma rifare un pezzo che ti piace, che ti ha ispirato e rifarlo “tuo” è una sfida. Secondo me è più difficile farlo con roba che non è del tuo genere piuttosto che con roba che conosci e fa parte del tuo background. Coverizzare una Mirror Mirror dei Blind Guardian, faccio un nome a caso, la fai un po’ più ignorante e viene, vai a scomodare una band con i Blind Guardian che non è “semplice”, ma sai già come fare.

AA: Chiudo il giro io e dico Iron Maiden perché ricordo le emozioni che ho provato le prime volte che li ho ascoltati e mi domandavo “ma cos’è quest’atmosfera epica?”, all’epoca non avevo mai sentito una cosa del genere da un altro gruppo. Scegliendo direi magari un pezzo non proprio conosciutissimo come Total Eclipse con la voce di Cristiano altissima, mammamia!

Va bene ragazzi, io innanzitutto vi ringrazio per il tempo che mi avete concesso, è stato un piacere intervistarvi e rinnovo i complimenti per Far, un gran bel disco! A partire da domani, cosa faranno gli Stormlord? Date, festival, video?

FB: Hai detto tutto tu! A breve dobbiamo girare il video, abbiamo il Metalitalia Festival a Milano con Arch Enemy, Flashgod Apocalypse, Darkane ecc. (l’intervista si è svolta il 24 maggio, quindi prima del festival di Metalitalia, ndMF), abbiamo altri festival in via di conferma e c’è la nostra agenzia Bagana che sta lavorando per noi e dopo l’estate immagino che si suonerà. Questo disco è stato un po’ come un parto, ma ora arriva il rock’n’roll: come dico sempre la nostra dimensione ideale è dal vivo, noi in stile Iron Maiden diamo tutto dal vivo e speriamo di avere tante date! Per il futuro remoto chi può dirlo, magari faremo un nuovo disco in due anni oppure in dieci, mi guardano sconvolti (riferiti agli altri del gruppo, ndMF), facciamo dieci va!

Terminata l’intervista si prosegue a parlare in maniera informale, ma le parole di Giampaolo Caprino sono talmente interessanti che gli chiedo se posso registrarle, ecco la coda dell’intervista:

GC: Per noi sono molto importanti i testi, così come le composizioni. Noi le incastriamo queste due cose, quindi facciamo una certa ricerca per i testi, su mitologia, storia e poesia, facciamo anche una certa ricerca nella musica, cercando le scale giuste, i modi e le scale che hanno un sapore antico. Spesso e volentieri abbiamo utilizzato la “scala napoletana” perché ha un sapore mediterraneo, come su Mare Nostrum.

Voi partite sempre dai testi per poi aggiungere la musica giusta?

GC: Noi iniziamo a portare delle idee che abbiamo partorito a casa, nella nostra ricerca, le portiamo e le uniamo, così nasce qualcosa. Avendo già una certa personalità – come ha detto prima Cristiano, non è che ci sforziamo nel riprendere qualcosa del passato e autocelebrarci, siamo noi, siamo semplicemente noi al naturale – ha un certo carattere, il carattere Stormlord, che Francesco percepisce che quella canzone può parlare di quella cosa lì. In quel momento si uniscono le cose e si ritorna sulla musica e si crea l’atmosfera, si cerca lo strumento antico. Per esempio, in Hesperia nel pezzo Onward To Roma, è un pezzo sul viaggio di Enea dalla Sardegna alle coste laziali, lì abbiamo utilizzato degli strumenti sardi.

Non sono solo effetti digitali quindi…

GC: No! Su Mare Nostrum mi ci sono messo io con il marranzano e doin doin doin (imita il suono dello strumento noto anche come “scacciapensieri”, ndMF).

Mi hai parlato di scale antiche e ho pensato che a casa ho due dischi di un gruppo romano che fa “antica musica romana”, si chiamano Synaulia. Li conosci?

GC: Non li conosco, ma posso dirti che ogni volta che nella nostra musica c’è qualcosa di “romano” è perché ci siamo visti Ben-Hur, perché magari abbiamo tratto ispirazione dalla colonna sonora di un vecchio film. “Senti qui, armonizzano tutti per quarta, senti queste trombe”, è un farsi ispirare dalle immagini e dalla musica di quel famoso musicista degli anni ’60 per come l’ha vista lui e farsi ispirare da quelle che lui ha dato alla nostra cultura e immaginario collettivo. Peschiamo dai film spesso e volentieri, come in Hesperia che abbiamo avuto come ispiratore Basil Poledouris, compositore di origine greca che ha composto la colonna sonora di Conan Il Barbaro, che è un capolavoro della storia della musica per quanto mi riguarda. Che poi ce la siamo portata dietro pure su Farquesta presenza, rivisitando in maniera più metal, diretta e moderna.

Si chiude così la lunga chiacchierata con i ragazzi degli Stormlord: seduti sui cuscini del Traffic Live, chiacchierando di buona musica prima dell’inizio del concerto: che belle le intervista face to face!

foto di Erica Fava.

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