Intervista: Insubria

Tornano a trovarci i lombardi Insubria, già ospiti di queste pagine nel 2018 in occasione della release dell’EP di debutto Nemeton Dissolve (potete leggere l’intervista QUI). Il nuovo lavoro Harvest Moon è la scusa per scambiare due chiacchiere con i ragazzi bergamaschi: dal bell’approfondimento dei testi per passare alla musica, ai sogni live e a come la musica sia stata utile in questo momento di grande difficoltà. Buona lettura!

Ci ritroviamo qui due anni dopo esserci conosciuti con l’EP Nemeton Dissolve. Inizierei quindi chiedendovi cosa è successo dopo quella pubblicazione e cosa avete fatto come gruppo e come musicisti.

Dopo la pubblicazione di Nemeton Dissolve ci siamo dati da fare con l’attività live, molte persone hanno creduto nella nostra proposta musicale e abbiamo avuto modo di girare per numerosi locali, sia in veste di esecutori che di spettatori. Di ciò dobbiamo ringraziare anche i ragazzi di Bagana e gli Holy Shire: è soprattutto grazie a loro se abbiamo potuto maturare delle bellissime esperienze in questi primi anni di attività. Nel 2019 abbiamo avuto l’onore e il piacere di suonare durante l’ottava edizione del Malpaga Folk & Metal Fest, una grande festa e un momento di gioia incredibile. Purtroppo, dopo le bellissime giornate estive di Malpaga, Michele, il nostro chitarrista solista, ha dovuto lasciare il gruppo per motivi di lavoro ma, nel frattempo, è subentrato Matteo al basso elettrico. Nell’inverno dello stesso anno ci siamo recati presso il Media Factory Studio per registrare Harvest Moon. Il nuovo EP è stato registrato con un solo chitarrista: William, il quale si è dimostrato adatto anche al ruolo di chitarrista solista. Registrare presso il Media Factory è stata un’esperienza molto formativa e ci ha permesso di lavorare a contatto con Fabrizio Romani, un professionista pieno di talento e di esperienza con cui ci siamo trovati bene fin da subito, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista umano. In ogni caso, nonostante questo ultimo anno ci abbia costretti, così come tutti i musicisti, ad interrompere le attività live, non ci siamo affatto fermati, anzi, a breve ci saranno delle novità riguardanti la formazione.

Come descrivereste gli Insubria a un lettore che non vi conosce?

Parlando dal punto di vista di “genere e sottogenere” ci troviamo spesso in difficoltà a trovare una risposta univoca. Non lo facciamo di certo per darci una parvenza di unicità, ma semplicemente i sottogeneri da elencare sono davvero troppi: siamo melodic death metal con influenze ibride come, in primis, per quanto riguarda l’atmosfera, il folk metal. Per quanto riguarda le strutture ci definiamo symphonic metal e/o power metal e, nella stesura dei brani, aggiungiamo un pizzico di prog. Che ci si voglia catalogare come “folk metal”, “melodic death metal” o “epic metal” non è importante. Siamo di matrice melodica, il resto cambia da brano a brano.

Il nuovo lavoro Harvest Moon si allontana un po’ da quanto sentito nell’altro EP: credo sia normale quando la band è a inizio carriera e i musicisti coinvolti così giovani. È anche vero che ascoltando le nuove canzoni si sente comunque il legame con il vostro passato. Come sono nate le canzoni, volevate in qualche maniera “evolvervi” o è stata una cosa del tutto naturale?

In realtà è stata un’evoluzione del tutto naturale. Il processo compositivo, come lo è da sempre, è opera di Manuel e di Matteo (Valtolina, tastiere), i quali cercano sempre di maturare nella scrittura. I brani sono stati scritti, tra l’altro, in momenti differenti e quindi sono anche nati in maniera diversa.

Ho notato una maggiore ricerca della melodia e un’attenzione molto forte verso i ritornelli. Erano dettagli che volevate curare maggiormente quando vi siete messi al lavoro per i nuovi brani?

L’attenzione verso le melodie e i ritornelli deriva fondamentalmente da ascolti personali. Perciò sì, come ogni altro aspetto presente all’interno dei nostri brani si tratta di una scelta voluta. Per far ciò abbiamo preso come riferimento On Whispering Hills, non nello stile o nella sonorità, ma nell’intenzione di valorizzare l’aspetto melodico. Questo slancio melodico, di conseguenza, ha influito anche sulla voce e sull’andamento delle parti di basso.

Mi piacerebbe saperne di più sui testi. Avete tutto lo spazio che volete per parlarne!

I testi condividono tra loro un velo di malinconia che li accomuna e che dona loro un filo conduttore. Le liriche, in ogni caso, riflettono il titolo del brano: Heritage rappresenta il lascito culturale; è una canzone che vuole mettere in luce gli aspetti che cambiano con il passare del tempo. In particolare, il pezzo parla di come un luogo a noi caro può cambiare nel corso dei decenni e perdere il significato affettivo intrinseco che custodiva. Heritage, però, non è affatto un brano polemico. Si limita a raccontare delle sensazioni che, chi più chi meno, ha sperimentato almeno una volta recandosi dopo tanto tempo in un luogo del proprio passato. Il cambiamento è inevitabile e sta a noi affrontare quella malinconia in modo positivo o negativo: il passato di per sé è una lente neutrale sulla storia. Soil è il brano, forse, meno esplicito della pubblicazione. Si tratta di un ipotetico scambio di battute tra un uccello e uno spirito delle montagne, una figura indistinta di quelle che abitano i boschi della fantasia. Come i fauni, per esempio. “The city is coming here, I can taste the smell of the concrete from this wood”: Soil parla del consumo del territorio. Affrontare nella sua totalità un argomento così complesso in una canzone di soli quattro minuti è un’impresa impossibile. La letteratura a riguardo è esponenzialmente più corposa e complessa e, di certo, si tratta di un argomento che, ormai, da cinquant’anni a questa parte ha avuto risvolti non indifferenti sulla nostra nazione. Il brano vuole essere un monito a considerare ciò che possiamo fare per stare al passo con il progresso senza perdere di vista la ricchezza più importante del mondo. Stare fermi non è mai la scelta giusta, ma dobbiamo considerare in che modo avanzare verso il futuro. Legacy, dal canto suo, è la canzone più esplicita dell’EP. Scritto ai tempi della pubblicazione di Nemeton Dissolve, il brano parla del lascito intellettuale dei nostri avi, delle generazioni precedenti alla nostra e, quindi, della società precedente alla nostra. Qui la città non è vista solamente come un luogo fisico, ma è soprattutto un agglomerato di virtù e di idee sedimentate nella nostra cultura. Mettere in dubbio il passato è un atto di rispetto nei confronti della storia e dato che il passato è costruito sulle idee degli uomini che ci hanno preceduto, è bene riflettere attentamente sulle nostre idee e sul lascito culturale sul quale oggi basiamo la nostra visione della società. Home, infine, è la canzone dove si cristallizza la nota puramente malinconica che lega tutta la pubblicazione. Home parla della natura. Una natura fumosa e distante, irraggiungibile per quanto vicina, ma per la quale noi esseri umani non potremo mai far nulla di concreto. È come un sogno, è un vento gelido che soffia da delle montagne sfuggenti, è qui, davanti a noi ma non potremo mai farne parte. Quando ascolterete questo brano pensate a cosa vi è di più caro, a cosa vi rende felici e a chi vi rende felici. L’immagine che vi si paleserà agli occhi della memoria è ciò che vuole comunicare il brano e, in quel momento, non avrete bisogno di fare altre congetture per comprendere la natura e il significato di Home.

Per l’artwork vi siete rivolti nuovamente a Elisa Urbinati, la quale aveva realizzato la grafica del precedente EP. Devo dire che il suo lavoro è superbo e vi chiedo in quale maniera avete lavorato: le avete passato la musica e lei ha disegnato seguendo l’istinto, le avete dato delle indicazioni precise o altro?

In realtà, come praticamente tutti i lavori che abbiamo commissionato a Elisa, tutto è nato da un canovaccio pensato da noi e lei. Poi con le sue competenze è riuscita a plasmare l’idea fino a giungere al risultato che possiamo apprezzare oggi. Elisa è veramente un’artista capace e di talento e troviamo che i suoi lavori collimino perfettamente con la proposta che abbiamo voluto comunicare.

Harvest Moon è stato pubblicato solo in formato digitale. Io credo che la musica “liquida” sia troppo astratta e non ha attrattiva, ma è anche vero che sono un vecchio appassionato di musica che ha 40 anni. C’è comunque la possibilità di stampare una piccola quantità di cd o la vostra è una decisione precisa e mirata?

Non lo escludiamo, la richiesta effettivamente c’è. Valuteremo in futuro.

Come state vivendo questo periodo difficile? Avete trovato conforto nella musica?

Sì. Abbiamo passato quest’anno a scrivere nuovi brani e la musica ci ha aiutato a non rimuginare troppo sulla situazione e a non farci prendere dallo sconforto. Ci mancano i live e il suonare insieme, ma abbiamo colto l’occasione per lavorare sul nuovo materiale.

Quando si tornerà a suonare dal vivo, con chi vi piacerebbe farlo?

Avremmo un elenco di nomi veramente lungo, ma considerandone solo alcuni diremmo: Moonsorrow, Dark Tranquillity, Emperor, Trivium, Lamb Of God, Gojira e Furor Gallico. Fondamentalmente ci piacerebbe suonare con tutte quelle band che apprezziamo e che ci hanno accompagnato (e che ci accompagnano tutt’oggi!) durante la nostra formazione come musicisti. Davvero, la lista sarebbe veramente lunga.

Dopo due EP ci si aspetta il disco. Avete già in mente qualcosa? Magari troveranno spazio alcune canzoni di questo e del precedente lavoro, magari ri-arrangiate per l’occasione?

È vero, il disco sarebbe il passo che ci si aspetterebbe a questo punto, ma molto probabilmente non registreremo ancora l’album di debutto. Preferiamo, infatti, concentrarci su lavori più contenuti ma ben curati e valorizzati a dovere. Certo, è un percorso che richiede pazienza, ma riteniamo che possa condurci ad una maturazione costante e progressiva. Per quanto concerne il ri-arrangiamento dei brani, per ora non abbiamo in programma nulla di tutto ciò, ma … chissà.

Vi ringrazio per la disponibilità e per l’intervista, a voi le ultime parole!

Ringraziamo Mister Folk per lo spazio dedicatoci e voi lettori per la cortese attenzione, vi invitiamo ad ascoltare il nostro nuovo EP Harvest Moon e a farci sapere cosa ne pensate! A presto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.