Sorcieres – La Nuit Des Temps

Sorcieres – La Nuit Des Temps

2026 – full-length – L’Ordalie Noire

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Pierre-Alain Devaux: voce – Thibaut Marlard: chitarra – Pierre Housiaux: chitarra – David Hubert: basso – Benoit Bourlet: batteria – Marie Derancourt: violino

Tracklist: 1. La Croisée – 2. Au Cœur De L’Orage – 3. Havrenoir – 4. Féerie – 5. Citadelle – 6. Hantée – 7. Le Bal Des Imbres – 8. Terre Maudite – 9. La Nuit Des Temps – 10. Sous D’Autres Cieux

IN BREVE

Dal nord della Francia i Sorcières pubblicano il nuovo La Nuit Des Temps, lavoro che potrebbe (e dovrebbe) consacrarli a livello internazionale, perché il loro folk metal oscuro è davvero eccezionale.

RECENSIONE

Sono passati cinque anni da quando mi fu recapitato il cd dei Sorcières, all’epoca giovane band con poca esperienza (un demo e un EP) e tanta voglia di fare. Empoisonné è un bel debutto, ma cinque anni sono comunque tanti e in questo lasso di tempo la formazione francese ha lavorato molto e, con piccoli aggiustamenti della line-up, sono infine arrivati alla realizzazione di La Nuit Des Temps, disco che porta avanti il discorso musicale iniziato con il debutto ma che suona in maniera migliore, con i musicisti ora particolarmente compatti, con idee sempre fresche e un sound meno derivativo e più personale. L’iniziale La Croisée è, da questo punto di vista, emblematica: 5 minuti e 40 secondi di ottimo extreme folk metal tendenzialmente diretto ma non per questo prevedibile. I riff variano spesso, così come i tempi dettati dalla batteria, con melodie e violini che trovano spazio e portano il brano a un livello superiore. Au Cœur De L’Orage è un piccolo capolavoro: passaggi old style, bellissime parti di violino che si inseriscono alla perfezione in un contesto estremo e una parte finale elegante che smorza la violenza dei primi minuti. Anche la successiva Havrenoir alterna momenti frenetici ad altri maggiormente pacati, ma stupisce – e questo vale per l’intero album – la capacità dei musicisti di non rimanere intrappolati in schemi prefissati, lasciando andare la musica nella direzione naturale, inserendo break, riff insoliti e soluzioni alquanto originali. L’arpeggio iniziale di Féerie non deve trarre in inganno: tempo di qualche giro e la distorsione fa il suo ingresso insieme alla doppia cassa del batterista Benoit Bourlet. Il resto è un oscuro mix di black/death metal con violini e melodie dark folk da 10 e lode. La soffice strumentale Citadelle serve per rifiatare prima di venire colpiti dalla finezza di Hantée, composizione inusuale che abbandona l’assalto sonoro in favore di una maggiore ricercatezza senza per questo precludersi qualche passaggio con l’acceleratore schiacciato. Le Bal Des Imbres suona come i Finntroll alle prese col violino ed il risultato è esaltante, ma la realtà è che i Sorcières ci mettono tantissimo del loro per far funzionare il tutto. I ritmi rallentano molto con Terre Maudite: anche a mezza velocità i musicisti hanno modo di esprimersi e, anzi, in questa maniera hanno la possibilità di esplorare qualcosa di diverso senza perdere in qualità. Ci si avvicina alla conclusione dell’album con la title-track: melodie gitane, sfuriate extreme metal e fraseggi chitarristici che sembrano linee vocali sono alcune caratteristiche del brano, tutt’altro che lineare; nelle battute finali guadagnano spazio violino e accordi di chitarra acustica che conducono all’outro Sous D’Autres Cieux che conclude l’ascolto dell’album.

La musica è oscura e inquietante, così come lo è la copertina, molto evocativa e in tema con quanto proposto dai Sorcières. Il nome della band significa “streghe” e i testi riguardano storie di stregoneria nei secoli, con la figura della strega presa come simbolo della lotta all’oppressione e di auspicio al tanto atteso ritorno alla natura: con questi temi la copertina non poteva essere altro che suggestiva, oscura e accattivante. Nel disco sono poi presenti diversi ospiti, nessuno dei quali particolarmente noto, ma tutti molto importanti nel portare un piccolo ma significativo mattoncino per la perfetta riuscita di La Nuit Des Temps: i cori di Zigouille (Nirnaeth), l’arpa di Thara Rainaud (Aelad) e il clarinetto di Nicolas Renard (No Sleep Till Dawn) sono la classica ciliegina sulla torta.

La Nuit Des Temps è un disco che non può lasciare indifferenti: i quarantaquattro minuti di durata filano lisci e ci si ritrova a fine ascolto con il desiderio di ricominciare da capo. Le premesse (il debutto Empoisonné) e le band di riferimento (Negură Bunget, Àsmegin, Otyg, Belenos e Moonsorrow) facevano pensare per il meglio, ma i Sorcières si sono superati: La Nuit Des Temps è un disco imperdibile per gli amanti del folk metal più oscuro.

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