
Quest’anno, per la prima volta, ho pensato meno a foto e interviste alle band, preferendo godermi maggiormente il festival, girando di più e incontrando un sacco di persone. Ho quindi avuto maggior tempo per pensare e in poco tempo sono giunto a una riflessione: Montelago è quel posto dove per alcuni giorni puoi essere te stesso al 100% senza preoccuparti di sguardi, commenti o possibili ripercussioni socio-lavorative-familiari. Che sia un orecchino al naso o un vestito proibito per l’ufficio non ha importanza, perché quel che conta è la gioia, la serenità e la sensazione di libertà che prova la persona nell’indossare il dato capo vestiario o nell’andare scalzo per giorni. Certo, c’è chi magari esagera e non capisce che la propria libertà termina dove inizia quella dei tuoi vicini, ma fortunatamente sono casi isolati che si contano sulle dita della mano. Trovo invece giusto sottolineare l’estrema tranquillità delle migliaia di persone che ogni anno invadono l’altopiano di Colfiorito portando colore, gioia, sorrisi e un po’ di sano caos.
L’organizzazione, come edizione, è impeccabile, e le criticità, ove possibile, migliorate. Se poi nell’ultimo giorno di prevendita ci sono 3000 biglietti disponibili a fronte di 17000 utenti collegati per l’acquisto c’è poco da fare ed è inutile prendersela con chi pensa 365 giorni all’anno a Montelago Celtic Festival e su come far funzionare una città nomade che in pochissimo tempo nasce e viene smontata in una manciata di giorni. L’unica cosa che davvero non ci è piaciuta (cosa notata anche nelle scorse edizioni) è stata l’eccessiva durezza di un paio di persone della security del main stage (gli altri sono impeccabili, sia chiaro): meno “fisicità” e rimproveri verso quei 5 ragazzi – 3 dei quali di sesso femminile – che hanno fatto crowd surfing durante gli Eluveitie sarebbe stato un buon comportamento professionale, auspicabile per le prossime edizioni.
Matrimoni celtici, le accademie musicali e artigianali, i giochi celtici, il rugby, il mercato artigianato (ma di artigianato ce n’è sempre meno), l’accampamento storico e la tenda Tolkien sono solo alcune delle attività che si svolgono nei quattro giorni del festival: ogni persona può fare, assistere o curiosare laddove trova interesse, o ha voglia di scoprire cose nuove. Il cuore pulsante di Montelago Celtic Festival, come sempre, è la musica, e anche quest’anno la quantità e la qualità dei musicisti coinvolti, provenienti da ogni parte del mondo, è stata impressionante. Metal, punk, rock, trad e innovazione, tutte declinazioni del folk: quello che segue è un breve racconto in ordine alfabetico dei concerti che abbiamo visto. Non ci è stato possibile assistere a ogni concerto, ma una cosa è certa: tanta bella musica è possibile trovarla solo qui, a MCF.
Elias Alexander
Non era facile per Elias Alexander suonare nel Mortimer Pub dopo fiumi di metallo fuso proveniente dal Main Stage, eppure il musicista americano ha tirato su uno spettacolo niente male: una sola persona al centro del palco, ogni canzone un cambio di strumento e relativo cambio di sound, per uno spettacolo che ha coinvolto la gente tra cornamuse, violini e chitarra, alternando brani originali con altri provenienti dalla tradizione. Bravo.
Eluveitie
Gli svizzeri si sono presentati sul main stage privi di una chitarra e del basso, ma qualcuno se n’è accorto? Lo spettacolo di Chrigel Glanzmann e soci è emotivamente intenso, i brani si susseguono rapidamente e l’arpista/cantante Fabienne Erni con gli anni ha conquistato la centralità del palcoscenico. La scaletta è sbilanciata verso i brani più melodici e “ruffiani” (sempre molto bella The Call Of The Mountain, per l’occasione cantata in italiano come Il Richiamo Dei Monti, brano presente come bonus track nell’edizione limitata di Origins del 2014) e qualche schitarrata melodeath in più non avrebbe fatto male. Sia chiaro, il concerto degli Eluveitie è stato davvero bello e le mie sono solo lamentele di un vecchio nostalgico dei primi dischi.
Folkstone
Dal vivo, ormai si sa da un pezzo, la band bergamasca è una vera macchina da guerra. Lore ha quell’attitudine che non può non conquistarti e sul main stage la festa è assicurata tra cornamuse in giubilo e i grandi classici della band. I brani più recenti reggono il confronto con quelli del passato, e anche se la chitarra è sempre meno presente (ma questo è un discorso molto ampio che riguarda anche Eluveitie e In Extremo per restare in tema Montelago) la botta sonora è sempre assicurata.
Il secondo show si è svolto sul Mortimer Stage con formazione ridotta e musica medievale, quella del disco Sgangogatt (2011) per intenderci: oltre un’ora di sudore e danze, sorrisi e divertimento.
Half Man Half Not
Spettacolo puro! Un uomo con elmo alla consolle, la musica che pompa dalle casse tra medievale ed elettronica e davanti al palco decine di giocolieri e mangiafuoco. Le luci e le immagini che scorrevano sullo schermo-fondale sono state parte importante dello spettacolo, con tantissima gente incantata (e sorpresa) nel vivere un’esperienza forse poco pubblicizzata ma che è stata, almeno per me, la sorpresa più bella e interessante di tutto Montelago Celtic Festival.
Jimmy & Scots Folk Band
Vincitori dell’European Celtic Contest 2026, già veterani di Montelago e ben noti al pubblico, hanno suonato alla grande al Mortimer Pub, scaldando la già bollente atmosfera fin dal primo brano. Mezz’ora di musica per un successo forse annunciato, perché chi conosce Jimmy e soci sa della qualità della band, brava nel suonare quanto nel coinvolgere il pubblico. Sarà bello vederli l’anno prossimo sul Main Stage.
Mortimer McGrave
La certezza. I Mortimer McGrave sono la certezza di Montelago. Nonostante le disgrazie e i dispiaceri, loro sono lì, sul palco, a suonare la musica che amano e che fa impazzire tutti noi. Questo è stato un concerto molto sentito, la dedica ad Andrea – storico batterista nonché presentatore dei gruppi sul main stage, scomparso lo scorso anno – ha provocato non poche lacrime, ma è giusto così perché Andrea era una persona splendida e ben voluta da tutti quanti. La setlist è esattamente quella che ti aspetti dalla band maceratese, con quell’hit Sotto La Quinta Non È Amore che fa cantare tutti, ma proprio tutti, all’interno del Mortimer Stage. Perché come hanno detto loro durante il concerto: “in quanti possono suonare su un palco intitolato a loro stessi?”
Reikas Tanz
Mezz’ora di show sul Mortimer Stage in pieno pomeriggio, partiti come perfetti sconosciuti e con il pubblico un po’ diffidente, c’hanno messo una manciata di canzoni per far avvicinare tutti alle transenne e farli ballare sulle note delle canzoni. La giovane band tedesca era finalista dell’European Celtic Contest e sono stati una bella sorpresa! Il loro folk ritmato invita il pubblico a divertirsi, a perdersi nei solchi della musica e a vivere appieno il momento: per quel che conta sono i miei vincitori dell’ECC.
Rhapsody Of Fire
Fortunatamente prosegue la volontà di far suonare gruppi metal il mercoledì sera, e quest’anno è stato il turno dei Rhapsody Of Fire, istituzione del metal tricolore di fama mondiale. I primi dischi della loro carriera sono giustamente considerati dei capolavori, ma di certo la qualità delle ultime release non è da meno. E poi se hai al microfono un gigante come Giacomo Voli allora tutto è possibile. La band triestina incanta il pubblico di Montelago con il power metal epico e battagliero che li contraddistingue, le spade rivolte al cielo sono tante e i cori urlati dai fan si sono stati sentiti fino a Foligno. Dawn Of Victory, Land Of Immortals, Emerald Sword e Unholy Warcry sono canzoni che in pochi si possono vantare di avere in scaletta: grande spettacolo!
Steve ‘n’ Seagulls
Secondo giro al Montelago Celtic Festival e secondo centro per i finlandesi più contadini (e hobbit!) che ci siano! Il loro folk che unisce rock (senza chitarra elettrica), musica finlandese e grande rock principalmente anni ’80 – ma con puntate anche nei decenni precedenti e successivi – diverte non poco la tanta gente ammassata sotto il main stage. Gli Steve ‘n’ Seagulls fanno ballare e cantare, conquistando in pochissimo tempo anche i più scettici. Gran parte della popolarità la devono alle cover che negli anni li hanno resi virali, prima fra tutte quella Thunderstruck degli Ac/Dc che sfiora i 200 milioni di visualizzazioni su Youtube. Deep Purple, Gary Moore, Kansas, The Offspring, Boston, Iron Maiden (ben tre pezzi, compresa l’iniziale The Number Of The Beast), Bomfunk MC’s di Freestyler e i Metallica di Master Of Puppets (versione lunga) sono i gruppi coverizzati, ma tutti con grande personalità e coraggio. È sempre un grande piacere vedere gli Steve ‘n’ Seagulls dal vivo!
Talisk
In tre ma fanno casino per sei! Dalla Scozia – facile capirlo per via della pronuncia molto scottish del cantante Mohsen Amini – il trad folk contemporaneo che propongono suona quasi moderno, sfacciato e diretto. Esperti intrattenitori, sanno bene come coinvolgere il pubblico, ma in realtà bastano poche note di una canzone per far esplodere migliaia di persone in balli scatenati: diabolici, e noi li amiamo anche per questo!
The Cloverhearts
Punk con la cornamusa: c’è altro da aggiungere? Beh, sì! La band vanta un’intensissima attività live e la cosa si vede perché il sestetto guidato dall’australiano Sam Cooper appena prende possesso del Main Stage fa vedere i sorci verdi alle migliaia di persone accalcate sotto al palco. Pezzi da 90 come Oktoberfest (Beer is Good), Friday Night at O’Malley’s Pub e l’hit Fuck Trains In Italia portano pogo intenso e sorrisi ed è tutto quello che ci si deve aspettare da una band che fa dell’attitudine l’arma vincente. Per quanto ci riguarda sono i vincitori assoluti di questa edizione di Montelago Celtic Festival.
The Scratch
Sorpresona dall’Irlanda! Rock, folk, qualche reminiscenza metal e tanto, tantissimo groove. Quanto scritto non rende assolutamente giustizia alla musica e all’esibizione del quartetto proveniente dall’isola di smeraldo, musicisti con un’intensa presenza scenica che hanno impiegato pochissimo a conquistare la platea del Main Stage. Il nuovo disco Pull Like A Dog va consumato in attesa di poterli vedere nuovamente in concerto, loro ambiente naturale.
In breve:
Varttina: sestetto finlandese che deve tutto alle belle voci delle cantanti Aho, Kaasinen e Kanteline, hanno forse approcciato l’esibizione con (troppa) delicatezza, o forse sono state travolte dai watt dei gruppi successivi. Bravi sono bravi, ma forse hanno coinvolto poco.
Trinaluna: band umbra che ha tenuto alla grande il Main Stage, porta con orgoglio il suo prog folk acustico in festival importanti e quel che stupisce è l’anno di fondazione, appena il 2021. Bravissimi tecnicamente, sono assolutamente da tenere sott’occhio e da rivedere quanto prima.
In Extremo: dal vivo più dinamici rispetto ai dischi, i berlinesi erano tra i gruppi più attesi in questa edizione di Montelago. Non mi hanno trasmesso molto, ma questo è un problema mio perché la loro musica non mi entusiasma, ma ammetto che sul palco ci sanno fare e il costo del biglietto è ampiamente ripagato.
City Of Rome Pipe Band: probabilmente la “band” che ha suonato in più edizioni di Montelago. Tra 6 Nazioni, feste di San Patrizio e festival li abbiamo visti non si sa quante volte e, anche se la cornamusa ha sempre la caratteristica di emozionare, dopo tanti anni inizia a non suscitare più curiosità.
Godetevi le foto che trovate qui sotto e seguite il canale YouTube per non perdervi le video interviste e la pagina Instagram per altri contenuti speciali. Ci si vede il prossimo anno!
NB: Vi ricordiamo che le foto Anime di Montelago e Staff di Montelago le potete vedere esclusivamente sulla pagina Instagram di Mister Folk.
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