Intervista: Calico Jack

Nell’intervista mi promettono dei giri di chiglia per punizione, e devo dire che me li merito! Questa intervista, infatti, andava pubblicata diversi mesi fa, ma vede solo la luce solo ora al tramontare di quest’estate infuocata. I nostri pirati Calico Jack hanno pubblicato un EP di canti marinareschi e dar loro l’occasione di raccontarci qualcosa su Jack Speak Shanties era assolutamente doveroso.

Bentornati sulle pagine di Mister Folk! Come vanno le cose in casa Calico Jack?

Ahoy, compagni di terraferma! Qui nelle Indie Occidentali non ci lamentiamo: si tira avanti tra una bottiglia e un saccheggio, un saccheggio e una bottiglia… finché il vento è a favore e la stiva è piena noi ci consideriamo soddisfatti, siamo razziatori semplici. Parlando della band, stiamo facendo importanti passi avanti per quanto riguarda la produzione musicale: vogliamo imparare a registrare e mixare da soli la nostra musica per avere maggiore libertà possibile. Ci abbiamo provato in parte con Jack Speak Shanties, c’è ancora tanto da imparare ma la rotta è tracciata. Ci dispiace essere stati, per vari motivi, poco presenti sui palchi negli ultimi anni. Abbiamo preso parte a eventi fantastici, alcuni anche indimenticabili, ma sicuramente troppo pochi per quello che avremmo voluto. Speriamo che le cose cambino a breve e su questo ci potrebbero essere novità annunciate già entro fine anno.

Avete da poco pubblicato il nuovo EP Jack Speak Shanties che contiene cinque canzoni marinaresche, se così vogliamo chiamarle. Come e quando è nata l’idea??

Puoi chiamarle canzoni marinaresche, direi che si meritano questo titolo (quelle originali intendo)! L’idea di reinterpretare canzoni marinaresche ce l’abbiamo da quando esiste la band, infatti nei nostri due full-length in un modo o nell’altro ne abbiamo già coverizzate alcune (Songs From The Sea, Haul Away Joe). Le ‘sea shanties’ sono parte integrante della vita e della cultura dei marinai e sono forse il motivo principale che ci ha spinto a scegliere la tematica piratesca per la band, proprio perché avevamo a disposizione uno scrigno illimitato di ispirazioni. Nel 2025 abbiamo deciso di provare con un EP di sole cover per omaggiare alcune di queste melodie che ci appassionano da sempre ma anche perché, lavorandoci e rivisitandole, speravamo di capirne meglio l’essenza e di migliorare quindi il songwriting per le produzioni future!

Credo non sia stato semplice scegliere i brani che avete deciso di includere nel cd: quali sono stati i criteri di scelta?

È vero, non è stato semplice perché la quantità di fantastici canti marinareschi da cui attingere è veramente soverchiante, se ne scoprono sempre nuovi anche dopo anni di passione e ricerche. Tre dei cinque brani (Wellerman, Don’t Forget Your Old Shipmate e Spanish Ladies) sono tra i più conosciuti in assoluto nei sette mari (intonati anche dalla ciurma di Russell Crowe sul bellissimo Master and Commander) e volevamo assolutamente omaggiarli con una nostra versione. Inoltre forse non tutti sanno che nei primissimi anni di vita del gruppo eravamo già soliti strimpellare live una nostra versione di Spanish Ladies. La versione di allora era completamente diversa da quella del 2025, però eravamo comunque obbligati a includerla perché siamo delle vecchie canaglie nostalgiche. Gli altri due pezzi (Off To Sea Once More e The 24th Of February) sono più particolari e meno diffusi e abbiamo deciso di includerli, scelti tra centinaia, semplicemente per la loro bellezza senza tempo, oltre al fatto che si adattavano alla grande alle rivisitazioni che avevamo in mente.

Come è stato ri-arrangiare questi brani in chiave Calico Jack, facile o difficile?

Le melodie di questi brani si prestano naturalmente a molti tipi di arrangiamenti per la loro essenzialità e, una volta deciso lo stile di ogni singolo pezzo, il brano si è scritto quasi da solo. Forse la parte che ha richiesto più tempo è proprio la scelta dello stile specifico da assegnare a ogni pezzo, visto che abbiamo deciso di diversificare il più possibile le cinque cover cercando di mantenere comunque il nostro marchio. In particolare ci siamo ispirati ad alcune delle band che ci fanno da guida da sempre e ci siamo chiesti, per fare due esempi: come suonerebbero The 24th Of February i Finntroll? Come arrangerebbero Spanish Ladies i Primordial? Insomma abbiamo preso singoli aspetti diversi del nostro stile e abbiamo cercato di interpretare le melodie di partenza in cinque modi diversi, cinque facce distinte del nostro songwriting.

Ammetto che sono rimasto colpito dalla scelta di realizzare il lyric video per Don’t Forget Your Old Shipmate quando l’opener è Wellerman, canzone che ancora oggi gode di grandissima notorietà grazie alla versione realizzata da Nathan Evans. Come mai avete puntato su quel brano?

E qui però ti cogliamo in fallo! Il video di Wellerman l’abbiamo pubblicato il giorno dell’uscita dell’EP e tu ti meriti qualche giro di chiglia per non esserti adeguatamente informato! 🙂 (e cavolo, sono proprio meritati ‘sti giri di chiglia, ndMF) Ovviamente avevamo pensato a Wellerman come singolo di punta, l’altro lyric è semplicemente uscito prima. Wellerman è l’inno ufficiale dei balenieri di tutti i mari. Abbiamo deciso di rendere omaggio a questa canzone leggendaria trattandola con il rispetto che merita e cercando di mantenere intatto lo spirito epico e selvaggio del brano originale. Per il video ci siamo travestiti in modo diverso dal solito, da balenieri del XIX secolo: duri lupi di mare dalla pelle screpolata e unta lasciando perdere, solo per questa volta, le ambientazioni caraibiche dell’Età dell’Oro della Pirateria.

Guardatevi indietro e datemi qualche aggettivo per ogni vostra pubblicazione, a partire dal demo Scum Of The Seas, passando per l’EP Panic In The Harbour e per finire con i dischi Calico Jack e Isla De La Muerte.

Ti diamo due aggettivi positivi e uno negativo per ogni disco:

Scum Of The Seas: Grezzo, grezzo, grezzo.

Panic In The Harbour: Spassoso, programmatico, acerbo.

Calico Jack: Epico, completo, prolisso.

Isla De La Muerte: Cannoneggiante, esotico, sconnesso.

Anni fa avete partecipato a un concerto romano dei Wind Rose in compagnia di Blodiga Skald e Kormak in un locale in realtà fuori città. C’era pochissima gente, mentre ora a distanza sette anni i Wind Rose suonano davanti a decine di migliaia di persone. Immaginavate un successo simile per la band toscana e c’è qualche “trucco/dettaglio” che vi piacerebbe rubar loro (siete o non siete pirati?”)?

Il successo che hanno avuto i Wind Rose, come quello di tanti colleghi nel mondo del metal, non è sicuramente calato dall’alto: è frutto di una visione, di impegno, lavoro e volontà ferrea di arrivare a quell’obiettivo. Per puntare al successo una band non può solo pubblicare musica e fare concerti: deve volere il successo a tutti i costi e creare le condizioni su più fronti per renderlo possibile. Ci vuole anche, ovviamente, un po’ di fortuna, ma questa può arrivare solo se hai già creato una base. Una band come la nostra ha una dimensione più underground: per fare un esempio, tutti noi siamo impegnati nella vita con lavori che non c’entrano niente con la musica o i concerti, tutto quello che facciamo lo realizziamo nel tempo libero e unicamente per passione. Questa condizione ha i suoi vantaggi (siamo liberi di esprimere la nostra musica come e quando vogliamo in assoluta libertà), ma anche i suoi limiti (non possiamo dedicarci anima e corpo alla band per portare avanti grossi obiettivi): il successo planetario non è certamente alla nostra portata, almeno per il momento. Non crediamo che il successo dipenda da trucchi o dettagli ma da scelte precise che si fanno e volontà di portarle avanti.

Da veri pirati dovete buttare giù dalla nave qualche vostro prigioniero musicista rinchiuso in una cella. A chi tocca?

Ahhhr! Quanti musicisti di dubbio gusto sono passati nelle nostre stive. [sputa] Ci stai chiedendo chi sarebbe più adatto per essere buttato fuori bordo? Scegliamo i tre del Volo. Almeno diamo significato al loro nome!

Qualche anno fa vi ho chiesto un parere sulla scelta pirate metal e di fare alcuni nomi. A distanza di anni vi chiedo le stesse cose: come vedete – se c’è – la scena pirate metal e ci sono nome che vi sentite di consigliare a chi conosce solamente Alestorm e Running Wild?

La situazione non è cambiata. Ci sono alcune band underground che provano ad approcciarsi al pirate metal da varie angolazioni, facendo anche ottima musica. Ma parlando di gruppi anche solo limitatamente conosciuti, che possano essere considerati un riferimento per questo genere nella scena metal, il pirate metal non esiste. Gli Alestorm, che sicuramente a livello di popolarità hanno avuto il merito di riportare in auge la tematica dopo i Running Wild, non hanno mai preso seriamente l’argomento. Almeno a inizio carriera l’atmosfera prettamente piratesca era presente, mentre ora da anni ormai fanno puro pop metal demenziale: non possiamo certo considerarli una guida e un’ispirazione da questo punto di vista. Continua a esserci quella inspiegabile tendenza ad associare per forza il mondo dei pirati a comicità e demenzialità, mentre la nostra idea è che debba essere trattato certo con goliardia e senza prendersi troppo sul serio, ma anche con rispetto e dignità. Perché esiste un’infinità di band che trattano seriamente la cultura e l’ambientazione vichinga ma neanche una che ci provi con quella piratesca, che è figa, radicata nella storia e ricca anche dal punto di vista musicale? Non lo capiremo mai.

Le ultime parole famose prima del meritato “riposo” a Tortuga?

Tortuga è sovraffollata, va troppo di moda, penso che per la nostra pensione (ancora lontana) punteremo su Nassau o Libertalia, più fuori mano e meno frequentate da quei cani della Marina. Sulla nostra lapide scriveremo il motto di casa Calico Jack che non ci stanchiamo mai di ripetere nelle bettole di tutto il mondo: ‘I Calico Jack pagano sempre da bere’.

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