Opener del Mister Folk Festival, prima di salire sul palco del Traffic Club di Roma, Eugenio “The Bard” ha scambiato due parole con me per raccontare la storia del suo progetto, dell’evoluzione “filosofica” e di cosa possiamo aspettarci in futuro. Il tutto tra chitarre rumorose provenienti dal soundcheck dei Blodiga Skald e interruzioni tecniche per svariati motivi. Poco dopo la nostra chiacchierata Eugenio ha imbracciato la lira e ha emozionato le persone presenti con uno show da vero bardo…

Iniziamo a parlare perché e come è iniziato il progetto Eoghan The Bard.
Il progetto nasce fondamentalmente nel 2018-2020, un periodo largo in cui questo progetto ha avuto una gestazione piuttosto lunga. È buffo perché è tutto nato dal mio nome d’arte che è venuto molto prima che io cominciassi a suonare con il progetto. Il mio nome d’arte con gli Haegen, il mio primo gruppo, quello con cui ho cominciato a suonare dal vivo, era Eoghan il bardo, il bardo… ma il bardo de che? Non raccontavo niente! Sì, per carità, da piccolo giocavo tanto ai giochi di ruolo, quindi la figura del bardo è sempre stata molto legata a un ragazzo che appunto suonava in una band metal. Nel 2019 c’è stato un fatto importante che è stato lo stop del progetto Haegen, uno stop che è durato 4 anni, uno stop importante perché era la mia prima band che comunque andava abbastanza bene, giravamo e tutto si è fermato così, uno stallo che per me era la fine del progetto. Non ci sarebbe stato un futuro per gli Haegen e tuttora è ancora incerto per cui vedremo (per saperne di più potete leggere un articolo scritto per fare chiarezza sulla situazione della band marchigiana, ma notizia di poche settimane fa, la band andrà avanti senza un frontman, ndMF). In questo modo è venuta a mancare tutta quella dimensione della musica dal vivo; sì, suonicchiavo in altri progetti, ma erano progetti secondari… e quindi ho cominciato a riflettere “come poter continuare a suonare?”. Intanto mi ronzava nella testa questa cosa del bardo. Avevo riscoperto da poco la passione per la musica folk, quella che adesso viene chiamata world music. Passione che avevo sempre avuto, ma che in adolescenza avevo accantonato a favore di sonorità più decise, tipo il metal. E invece col passare degli anni la musica world, quella folk e celtica ha soppiantato i miei ascolti. In tutta questa mescolanza di cose mi è venuto in mente un pensiero semplice: “se diventasse un progetto questo Eoghan il bardo? Se cominciassi a suonare da solo, senza band, io e basta, quello che viene fuori, viene fuori?”. È stata un po’ come una scommessa personale, con la voglia di mettersi in gioco. “Con la band non è andata, però io voglio suonare, quindi ci provo”. È andata un po’ così e a fine 2019 mi compro la prima lira, la compro su Amazon, uno scarcaraccio proprio perché cercavo uno strumento che potesse essere iconico. Dicevo “posso mettermi lì con la chitarra, a parte che non la so suonare”. Il pianoforte come bardo è un po’ scomodo da portarsi in giro e quindi ho detto “che mi invento?”. Riflettendo ho detto “cazzo, l’arpa celtica!”. Ma quanto costa un’arpa celtica? Troppo. Era oltre ogni mia possibile tasca, quindi ripiego su qualcosa che poteva essere più semplice. Per cominciare il mio obiettivo era l’arpa e tutt’ora sta lì, quell’idea sta lì e prima o poi forse ci arriverò. Però ho detto “cominciamo con qualcosa di semplice”: mi compro questa lira su Amazon, 60 euro, una cagata! Aveva tante corde, era comoda, me la potevo portare dappertutto. Arriva il Covid nel 2020, io mi ritrovo chiuso in casa senza fare nient’altro che suonare la lira, e le canzoni cominciano a nascere da sole. Accordo la lira stravolgendola totalmente: la lira te la vendono in DO maggiore, ma io abbasso di parecchie note le prime corde per farci gli accordi eccetera, me la personalizzo un po’ e così nasce la prima canzone del mio progetto che ancora non c’era. È nata prima la canzone e poi è nato il progetto. All’inizio pensavo “potrei fare il solito cantastorie, racconto delle leggende delle mie terre”, insomma la figura un po’ canonica del bardo, anche perché poi venendo a mancare il progetto con cui facevamo questo, cioè gli Haegen, era un po’ la naturale prosecuzione della faccenda e per qualche anno l’idea è andata avanti così. È passato parecchio tempo dal 2020 all’uscita del primo lavoro discografico, un po’ perché la gestazione è stata di un anno e mezzo o forse due compresa la registrazione, tutta ovviamente home made con il grandissimo amico Giacomo Seri che mi ha dato una mano a fare tutto poiché ha studiato come fonico ed è una persona competente e anche di gran cuore, perché mi è stata dietro per due anni per far tutto.
La prima canzone parla effettivamente di una leggenda marchigiana che è My Fairy Dancer, alla quale comunque dò subito un taglio internazionale perché la mia idea non era, per quanto possibile, di suonare in Italia. Nella mia testa dico “facciamo le canzoni abbastanza internazionali, così che magari posso anche viaggiare in Europa”. Il primo EP nasce un po’ così, in maniera semplice senza grosse pretese, però con un’idea che mano a mano si andava costruendo, questa figura del bardo, del cantastorie. Creavo le canzoni e mi rendevo conto che sì, belle le storie delle mie terre, però non sentivo che era quello che volevo dire. A un certo punto mi sono chiesto “ma c’ha senso che io mi chiami Eoghan il bardo?”. Quindi è diventato un progetto fondamentalmente nato come una cosa esterna non molto personale, poi mi sono reso conto con la seconda canzone, che è Remembrance, che sarebbe diventato un progetto autobiografico. Più passa il tempo e più mi rendo conto che in realtà è proprio il cuore del progetto, un progetto che mi cura l’anima. Ci sfogo tutti tutti i pensieri, le emozioni belle e brutte, ci racconto dei viaggi che ho compiuto, le esperienze che ho vissuto, e poi chissà magari qualcuno ci si rivede In queste cose. Mio fratello una volta mi disse “qual è il tuo messaggio agli altri?” Ti pare facile a dirlo? Ho cominciato tutto così: “ho tante idee per canzoni, suoniamo e poi invece è solo un raccontarsi in chiave musicale, un esplorare se stessi. La speranza è quella che semmai piaccia questo progetto a qualcuno magari ci si riveda.
Il secondo lavoro che hai pubblicato, The Bard’s Way, è il primo disco intero: me ne parli?
In realtà non doveva doveva essere un CD totalmente nuovo, infatti dentro ci sono le stesse canzoni del CD vecchio, ma portate in una chiave molto diversa. Questo cd è stata una prova con me stesso, “voglio vedere cosa riesco a fare”. C’è un filo conduttore, ma senti che sono diverse perché sono quelle iniziali, quelle dell’inizio del percorso, le ho rielaborate. È una sorta di espansione del primo EP. Tutte le tracce tranne un paio sono proprio ex novo e sono legate al Cammino di Santiago che ho fatto nel 2024. È stata una grossa esperienza, probabilmente ci farò un altro CD.
Non come quella di Checco Zalone!
(ride, nda) No, un po’ più buona, senza Ferrari e un po’ meno comica. L’idea è stata proprio di prendere il vecchio CD, sia le storie che le canzoni, e renderle tutte in musica, perché se andiamo a vedere La Festa Paesana è l’intro della seconda canzone dell’EP e così via, quindi si può dire che il primo full-length non è nient’altro che l’espansione del precedente.
Tempistiche per il prossimo lavoro?
Siccome voglio fare le cose fatte bene, sicuramente non sarà per ora. Ho già delle idee, probabilmente terrò entrambi i canali aperti, ovvero continuerò col filone delle storie con le canzoni in mezzo e continuerò col filone del solo musica, quindi manterrò questo doppio binario, uno un po’ più introspettivo e l’altro invece più dinamico. Quando, non lo so. Credo che il prossimo sarà di nuovo con le storie. Spariamo un paio d’anni? Direi di sì.
Ti chiedo di una canzone in particolare, My Fairy Dancer, perché la trovo diversa dalle altre ma comunque perfettamente in linea con la tua musica e il tuo concept.
Ok, questa risposta sarà lunga! My Fairy Dancer è stata la prima canzone nata suonando la lira durante il Covid, creata ben prima che il progetto prendesse forma, e per questo ci tengo a dilungarmi un po’ e raccontare di cosa parla: la storia di base è una leggenda marchigiana alla quale sono molto legato, quella delle Fate Ballerine, ancelle magiche della Sibilla Appenninica. Si dice che insieme alla loro Regina abitino le viscere dell’omonimo Monte Sibilla, che dà il nome all’intera catena montuosa. La leggenda narra che queste fate, in occasioni particolari di festa, potessero lasciare il regno sotterraneo per raggiungere i villaggi ai piedi dei monti, e danzare per tutta la notte spensierate e felici, senza pensare ai propri obblighi. Ma ad una condizione: dovevano tornare nel monte prima che il sole sorgesse. E spesso si racconta di fate “ritardatarie” che si affannano correndo sulle pendici dei monti, generando frane coi loro zoccoli (le Fate Sibilline sono dette anche Fate Caprine, simili a satiri, con zoccoli da capra. Per mescolarsi agli uomini durante le feste celavano la loro natura fatata con lunghe vesti). La canzone narra di un giovane che si innamora perdutamente di una di queste fate, e fa di tutto per farla rimanere alla fine della festa in cui si sono conosciuti. Riesce quasi a convincerla, ma il volere della Sibilla non può essere messo in discussione, e ricorda a uomini e fate che si trovano nel suo territorio chi è colei al quale devono obbedienza, scatenando una delle piaghe che da sempre affliggono le Marche e l’Italia in generale: il terremoto. La fata fugge celere, ma il ragazzo non si dà per vinto: vuole saperne di più e scoprire dove si trova il Regno da dove la fata è venuta, così si incammina alla volta della montagna, convinto che un giorno riuscirà nel suo intento. È l’unica leggenda di cui parlo nelle mie canzoni, che sono per lo più autobiografiche. Un tributo a quel mondo leggendario fatto di monti, tesori e creature magiche che da sempre sento parte di me, che non mi stancherò mai di esplorare e di ammirare con rispetto e meraviglia. Già uscita nel primo lavoro, The Birth Of A Bard, in una versione più semplice, un po’ da cantastorie (con annesso videoclip, in cui abbiamo provato a ricostruire la storia dell’incontro tra la fata e il giovane), quando ho deciso di inserirla nel nuovo CD ho voluto conferire a questa canzone una dimensione magica, da favola delle Mille e una Notte. Da sempre la musica mediorientale, con tutti i suoni, la cultura e le lingue che la compongono, suscitano in me sensazioni di magico, di spiritualità e antichità. Per cui mi sono detto: perché non dare a questa storia una dimensione “altra”, rendendola in stile mediorientale? Tra gli autori più noti di musica folk europea, è tipico trovare una o più canzoni che hanno un’ispirazione araba, per cui ho provato, nel mio piccolo, ad accodarmi alla lunga lista di grandi artisti che mi hanno preceduto in tal senso. Nello specifico, per la realizzazione del nuovo arrangiamento ho studiato musiche tradizionali del mondo ebraico e arabo, andando a ricercare le sonorità e i ritmi di quei luoghi, ma la vera svolta sonora l’hanno data i grandi musicisti a cui mi sono affidato per le registrazioni, come Emanuel Accattoli alla darbuka e percussioni, che in questo brano ha fatto a mio avviso una grande differenza.
Come hai vissuto il Mister Folk Festival? Ora che è passato un po’ di tempo e a mente fredda, che tipo di esperienza è stata?
Il Mister Folk Festival è stata un’esperienza fantastica, e nonostante il Traffic ormai sia un po’ come una seconda casa, per molti versi è tata una prima volta: la prima volta che mi esibivo lì da solista, la prima volta che aprivo un festival da solista, e la prima volta in cui ho suonato con la nickelharpa dal vivo in un vero concerto. Preparare due set da 20 minuti con lo stile con cui sono solito impostare gli spettacoli è stata una bella sfida, ma il calore del pubblico e il coinvolgimento generale ha decisamente ripagato ogni fatica. È stata davvero una bella opportunità poter partecipare a questa edizione, e ci tengo a ringraziare Gabriele di NoSun Music e ovviamente Fabrizio di Mister Folk, sia per l’aiuto logistico e i preziosi consigli sul palco, sia per avermi voluto sul palco esterno ad aprire le danze! Poi l’ospitalità, le interviste, gli scambi con amici e perfetti sconosciuti, la serata piena di gruppi davvero interessanti come Dawn Of A Dark Age, Linnea ed Ereb Altor, gli amici Blodiga Skald, insomma, come fa a non essere stupenda una serata del genere?
Chiudiamo con un recap della tua attività musicale. Gli Haegen sono in cerca di un cantante ma immagino avrete del materiale pronto visto il tanto tempo passato dall’ultima pubblicazione. Con Aesis hai pubblicato qualche anno fa un EP di folk black metal sui Galli Senoni, dal titolo Toutas, ci sono novità e musica in arrivo? Infine, come Eoghan The Bard stai avendo una buona attività live, che futuro vedi per il tuo lato bardico??
Con gli Haegen abbiamo parecchio materiale pronto che non vediamo l’ora di condividere con tutti. Come si può immaginare, la ricerca di un cantante per questo gruppo non è semplice, ma non molliamo e anzi, stiamo valutando attivamente diverse proposte, per cui speriamo che presto ci sia la possibilità di tornare in studio e ricominciare a fare sul serio con un lavoro nuovo, che speriamo ci dia lo slancio per far ripartire il progetto con nuova consapevolezza e maturità. Aesis è stato da sempre un viaggio complesso e travagliato, che dura da un sacco di tempo e che, nei primi anni, mi ha fatto crescere tanto come compositore. Le redini del progetto sono nelle fidate mani del mio amico e collega Nicholas Gubinelli detto “SenoN”, con cui collaboro alla realizzazione delle orchestrazioni e arrangiamenti. Da quel che so, dovrebbe esserci del materiale in arrivo, ma forse i tempi non sono ancora maturi. Quando si tornerà operativi in tal senso, ne sarete sicuramente informati. Per quanto riguarda Eoghan The Bard le idee in cantiere sono tante: sul versante live sto lavorando per creare una formazione allargata con cui portare la mia musica senza basi in serate e festival, e magari iniziare a portare il progetto anche all’estero. A livello compositivo credo che nel prossimo futuro lavorerò su due binari in contemporanea: c’è l’idea di tornare da un lato sul modello del primo disco, quindi storie legate ad un racconto introspettivo, mentre da un altro proseguire con CD di sola musica, dando spazio a melodie, emozioni e suggestioni nate lungo viaggi ed esperienze di vita. Le idee in merito sono già tante per entrambi i versanti, ma punto a comporre i prossimi lavori con calma e attenzione, puntando su una più approfondita ricerca musicale e tematica. In altre parole, “il vero Viaggio deve ancora iniziare!” Grazie per l’intervista!


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