Vultur – Cultores De Perdas E Linna
2025 – full-length – Masked Dead Records
VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk
Formazione: Attalzu: voce, chitarra – Nicola Spaziani: chitarra – Maristella Spanu: basso – Lorenzo Balia: batteria
Tracklist: 1. Su Frastimu – 2. Eternu Trumentu – 3. Su Spegu – 4. Femina Mala – 5. Arestis – 6. Cultores Lapides Et Lignea – 7. Umbras – 8. Nemini Parco

IN BREVE
Il black metal sardo fa paura: una scena di eccelsa qualità con band talentuose che vede i Vultur tra i protagonisti di questo movimento. Cultores De Perdas E Linna è un disco incredibile che unisce metal estremo e profonde radici culturali.
RECENSIONE
Cultores De Perdas E Linna arriva a undici anni di distanza dal precedente Ogu Liau e si può dire che ne sia il diretto proseguo, con un miglioramento della produzione che rende pienamente giustizia al black metal feroce e intransigente della band sarda: la sezione ritmica ha il meritato spazio, le chitarre creano spesso un muro sonoro sul quale Attalzu vomita le sue urla in lingua sarda. Le canzoni centrano immediatamente il bersaglio in quanto brevi, veloci e prive di fronzoli: non c’è spazio per rallentamenti particolari o brani “melodici”, in Cultores De Perdas E Linna si va sempre al massimo della velocità, cercando di spazzare via l’ascoltatore con blast beat infernali e riff chitarristici infuocati. Questa capacità di fare centro con apparente semplicità la si deve, oltre all’innegabile ispirazione, anche alla grande esperienza dei musicisti, dato che i Vultur hanno sì pubblicato solo due dischi prima del 2025, ma vantano una grande quantità di uscite minori tra demo, EP e split.
Se musicalmente si può tranquillamente parlare di influenze dei big scandinavi (Satyricon, Marduk, Immortal e Dissection), va riconosciuta anche una certa predisposizione all’assalto sonoro che può ricordare, almeno come attitudine, Necromass e Handful Of Hate. I Vultur, però, hanno una propria identità e già dalla copertina (realizzata dalla bassista Maristella Spanu) raffigurante un mix tra il tipico caprone satanico e la maschera Su Boe caratteristica del carnevale di Ottana, paese nel cuore della Barbagia (a tal proposito, ricordate gli Ilienses?). È quindi un grande peccato che il booklet del cd si riveli particolarmente povero, nel quale sono presenti unicamente le foto dei quattro musicisti e una manciata di informazioni su registrazione e crediti artistici, mentre un adeguato comparto grafico avrebbe valorizzato ulteriormente un disco decisamente sopra la media.
Cultores De Perdas E Linna dura trentacinque minuti, lunghezza perfetta per un assalto black metal (o Sardinian Native Black Metal, per utilizzare le parole dei Vultur) che escluso l’intermezzo Arestis non conosce pause. L’iniziale Su Frastimu (tr.: maledizione) mette immediatamente le cose in chiaro, sia stilisticamente che per quel che riguarda i testi, sempre legati all’occultismo e al folklore sardo. Della successiva Eternu Trumentu va menzionato il bellissimo riff che precede l’assolo di chitarra, così come rimane impresso fin dal primo ascolto l’assalto simil Dissection di Su Spegu (un’altura di oltre 700 metri caratterizzata da una fitta vegetazione e i resti di un antico nuraghe) e il conclusivo assolo che porta il brano a terminare con un inusuale fade out. Femina Mala è sicuramente una delle canzoni più efficaci del lotto, dal ritmo frenetico in un susseguirsi di chitarre brutali che però non disdegnano echi di melodie funeste. A colpire in Cultores Lapides Et Lignea è l’interpretazione del cantante Attalzu, particolarmente sentita, mentre Umbras brilla per l’ottimo lavoro delle due chitarre, mai così dinamiche e adrenaliniche. Nemini Parco chiude Cultores De Perdas E Linna ed è un brano che si discosta dai precedenti per vari motivi: l’intro è affidato a un coro gregoriano e dopo che è partita la feroce sezione ritmica si intuisce l’uso di frasi in latino e in italiano nel teso, in contrasto con il sardo campidanese (della piana del Campidano) utilizzato nel resto dell’album. Inoltre il testo tratta di un dipinto presente nella cripta della chiesa cagliaritana di San Sepolcro. Forse anche per questi motivi la musica presenta sì la classica cattiveria musicale dei Vultur, ma anche gli unici momenti ponderati del disco, con addirittura l’utilizzo di arpeggi di sinistra natura.
La storia dei Vultur parla di una band con una forte personalità e un’attitudine sincera che negli anni ha pubblicato solo materiale di qualità, ma per inspiegabili motivi è riuscita a pubblicare solamente con etichette esotiche del Cile, che per carità, hanno fatto il proprio lavoro e dato notorietà ai sardi in terra cilena, ma ora col supporto della Masked Dead Records le cose paiono essere cambiate e il quartetto di Portoscuso sembra avere nel vecchio continente la meritata visibilità che un disco come Cultores De Perdas E Linna merita. Cultori del black metal, appassionati di occultismo e folklore, questo disco farà la vostra gioia.

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