Celtic Hills – Huldufolk

Celtic Hills – Huldufolk

2022 – full-length – Elevate Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Jonathan Vanderbilt: voce, chitarra – Jacopo Novello: basso – Simone Cescutti: batteria

Tracklist: 1. The Secret Of The Grail – 2. Metal Message – 3. After The Earthquake – 4. Hidden Folk – 5. Green Forest – 6. Gate Of Hollow Earth – 7. Living Out Of The Egg – 8. The Sound Of Earth – 9. The Hammer Of Thor – 10. Villacher Kirktag – 11. Living Out The Egg (bonus track) – 12. Words In Out (remix 2021, bonus track)

IN BREVE

Diretto, genuino, ben fatto: il terzo disco dei friulani Celtic Hills è la naturale evoluzione dei precedenti lavori, ma anche la conferma della bontà artistica di Jonathan Vanderbilt e soci.

RECENSIONE

I Celtic Hills proseguono la corsa verso l’alto con la terza pubblicazione in tre anni. Tre dischi per farsi conoscere dal pubblico e lasciare un segno in una scena, quella power folk – ma anche per loro i confini musicali sono più che ampi -, che sforna forse pochi dischi, ma quasi tutti di buona qualità. Ai Celtic Hills del cantante e chitarrista Jonathan Vanderbilt la qualità non manca, e neanche la volontà di andare avanti con una proposta schietta e sincera, che non è mai cambiata più di tanto negli anni, ma che si è un po’ evoluta dagli esordi a oggi.

Ascoltando questo Huldufolk troviamo up tempo in pieno stile power, brani dalle trame intricate, momenti di ottimo heavy folk e un vero e proprio inno all’heavy metal dal titolo Metal Message. Ce n’è per tutti i gusti e questo è al contempo un pregio e un limite a seconda dell’ascoltatore: chi scrive è del parere che se la musica è di qualità il resto viene dopo, e quella dei Celtic Hills lo è.

L’opener The Secret Of The Grail è un power metal diretto nel quale non mancano sfumature heavy e folk che rendono la canzone particolarmente efficace. Il secondo brano è Metal Message, vero e proprio tributo a Markus Eck, immenso amante dell’heavy metal e promoter di numerose band. Musicalmente la fa da padrone la melodia del synth, che insieme al ritornello rimangono immediatamente in testa all’ascoltatore. In After The Earthquake si parla del terribile terremoto del Friuli Venezia Giulia del 1976, soprattutto della rinascita e della forza della popolazione che si è rimboccata le maniche per andare avanti e ricostruire; il brano è commovente tra momenti speed e incoraggiamenti a lottare uniti. Hidden Folk parla di elfi e creature magiche che in questa canzone hanno un’aura positiva. La musica è sempre diretta e potente, ma alcuni riferimenti folk rendono la composizione fresca e dinamica. Green Forest suona particolare perché le tastiere anni ’80 e vagamente pop rock cozzano con il ritornello epico e le strofe asciutte e graffianti: il risultato è strano, sicuramente inaspettato e insolito, ma nel complesso interessante. Con The Gate Of Hollow Earth i Celtic Hills tirano fuori una canzone brutale, con accelerazioni aggressive, riff crudi e numerosi cambi d’umore. L’inizio symphonic black lascia spazio a riff thrash e a un cantato sporco prima del ritornello che invece è sontuoso. Un mix riuscito di stili con la ciliegina sulla torta rappresentata dell’assolo di chitarra dell’ospite Gabriele Pala (Goldenseed, ex Karnak), musicista che compare anche in Green Forest. Living Out Of The Egg è presente ben due volte in scaletta: la versione “originale”, ovvero cantata da Jonathan Vanderbilt, e la bonus track cantata dal batterista Simone Cescutti. La musica è la stessa, un tipico brano dei Celtic Hills con un finale in crescendo, con il drummer che in questo caso si destreggia bene in veste di cantante grazie alla voce graffiante. Breve e diretta, The Sound Of Earth suona come il miglior power metal europeo di fine anni ’90, ma con una grinta nel riffing che non appartiene a molti. I brani si susseguono senza cali di tensione e si arriva rapidamente agli ultimi due pezzi del disco: il primo è The Hammer Of Thor che, come suggerisce il titolo, riguarda la mitologia norrena ed è caratterizzato da influenze extreme metal e da un cantato simil growl. Non mancano momenti meno feroci e qualche parte in voce clean, ma di sicuro la canzone spiazza perché è la mosca bianca del cd. Villacher Kirktag è un brano ironico su cinque ragazzi che vanno in Austria per la grande festa tradizionale e folcloristica che si svolge a Villach ad agosto. Fermate in autogrill per mangiare e andare al bagno, la lista delle bevande e del cibo e la strofa finale “we are already drunk before we even get there, we are Friulans and we like to drink beer, wine and schnaps” che dice praticamente tutto. Seguono le due bonus track: detto già di Living Out Of The Egg, tocca ora a Words In Out, originariamente nel demo del 2010 Horns Helmet Fighters. Si sente che la band è sempre guidata dalla mano di Vanderbilt, ma qualcosa suona un po’ acerbo se accostato ai brani di Huldufolk.

Il cd ha una grafica molto curata, il booklet di otto pagine ha info, foto e testi, e la copertina di Sheila Franco (Hell In The Club, Cadaveric Crematorium ma anche le precedenti release dei Celtic Hills) è molto bella e in linea con la musica dei friulani. Ottima la produzione di Michele Guaitoli (voce di Visions Of Atlantis e Temperance), il quale ha anche curato le parti orchestrali e le varie tastiere/synth, dando quel qualcosa in più al sound della band.

Il popolo nascosto (traduzione dall’islandese Huldufólk) con i Celtic Hills ha vita facile: buona musica, un’attitudine sincera e senza fronzoli, tanta passione per la musica. E l’alcool, perché come i Celtic Hills tengono a ricordarci, sono friulani. Bel disco!

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