Live Report: Kampfar a Roma

KAMPFAR + NEGURĂ BUNGET + SELVANS + KYTERION + OSSIFIC

10 novembre, Traffic Live Club, Roma

locandina

Profan, Zi e Lupercalia, tre bellissimi album al centro della serata che ha visto infuocare il Traffic Live Club di Roma grazie alle note di Kampfar, Negură Bunget e Selvans. Ad aprire il concerto sono stati i giovani canadesi Ossific, band che ha proposto nei pochi minuti a disposizione un black metal atmosferico con qualche elemento disturbante presente nel recente debutto …As Roots Burn. Il pubblico si fa più numeroso e interessato con lo show dei bolognesi Kyterion: il loro black metal diretto e senza fronzoli tratto dall’esordio Inferno I ha suscitato interesse sia per la parte musicale, soprattutto nei momenti più cadenzati, che per l’aspetto lirico, in quanto il quartetto si esprime in italiano del XIII secolo.

Il Traffic però cambia atmosfera e con una gran bella cornice di pubblico salgono sul palco gli abruzzesi Selvans, una delle migliori nuove realtà in ambito estremo. Clangores Plenilunio e Lupercalia sono ottimi dischi che hanno reso molto popolare la band guidata dal carismatico frontman Selvans Haruspex. Brani come Lupercale e Hirpi Sorani sono stupefacenti dal vivo per potenza e pathos, mentre O Clitumne! mostra l’aspetto meno violento della band, ma non per questo meno interessante. Preceduto dai cori “Selvans, Selvans!” da parte del pubblico, lo show si chiude con la canzone Pater Surgens, durante la quale il frontman suona un grande tamburo con delle ossa al posto delle bacchette: un momento carico di energia e passione, degna conclusione di un concerto spettacolare. Lo show dei Selvans colpisce – oltre per l’aspetto musicale – per la presenza scenica e in particolare per la sacralità dei movimenti del cantante, al punto di avere la sensazione di assistere a un rito pagano invece di un semplice live show. Musica, face painting, attitudine, tutto riporta al “vero” black metal (anche se i Selvans hanno molte sfaccettature e non possono di certo essere etichettati semplicemente come black metal), tanto che a fine concerto si ha la certezza di aver assistito a un intenso evento di rara bellezza.

Scaletta Selvans: 1. Lupercale – 2. Hirpi Sorani – 3. O Clitumne! – 4. Pater Surgens

La serata prosegue alla grande con il ritorno a Roma dei Negură Bunget a un solo anno dallo show del Closer Club in occasione del tour di Tău. Questa volta al centro dell’attenzione è il nuovo full-length Zi, secondo cd della trilogia transilvana che la formazione di Timișoara ha deciso di realizzare per esprimere in musica i vari aspetti della propria terra. La band è molto compatta e presenta uno show assolutamente degno di nota; alla chitarra e flauti, però, si registra la novità di Olivian Mihalcea al posto di Adrian Neagoe, noto come “OQ”. I suoni sono potenti e lo spettacolo offerto dai romeni è di grande qualità, complice anche una scaletta perfetta per una serata come questa. La setlist è incentrata sugli ultimi tre lavori e gli immancabili brani tratti da Om, l’album del 2006 ritenuto da molti come il capolavoro dei Negură Bunget. Tra Gradina Stelelor posta in apertura e l’accoppiata finale da mozzare il fiato Dacia Hiperboreana/Tara De Dincolo De Negura ce n’è veramente per tutti i gusti, ma in particolare spicca la strumentale Norinor (video), tre minuti di puro folclore con il chitarrista/cantante Tibor Kati impegnato alle percussioni ben supportato da Negru e Mihalcea con batteria e tamburi. A fine concerto sono solo applausi e corna al cielo sia da chi preferisce le canzoni più feroci che da chi ama il lato più folk del combo romeno, autore di una prova veramente ispirata.

Scaletta Negură Bunget: 1. Gradina Stelelor – 2. Cunoaserea Tacuta – 3. Norilor – 4. Nametenie – 5. Brazda Da Foc – 6. Dacia Hiperboreana – 7. Tara De Dincolo De Negura

L’ora è tarda ma il pubblico di certo non lascia il locale per assistere ai norvegesi Kampfar, e fa bene: i quattro musicisti hanno dato prova di bravura e capacità di tenere il palco incitando continuamente il pubblico e sputando (nel vero senso della parola!) ogni goccia di sangue del proprio corpo per rendere il concerto un grande concerto. La chitarra grezza di Ole Hartvigsen non è la classica lama affilata, piuttosto una mazza ferrata assetata di sangue, e il basso iper distorto di Jon Bakker è il suo fedele alleato. La terremotante batteria di Ask apre le porte dell’inferno e l’indiscusso signore dell’oscurità è ovviamente Dolk, carismatico frontman pieno di energia che non ha mai smesso di muoversi e dialogare con la platea. L’inizio è affidato a Gloria Ablaze, opener dell’ultimo disco Profan, ma è il classico Ravenheart (dal fantastico Kvass) a far urlare l’intera platea. Nella scaletta trovano spazio composizioni tratte da tutti i dischi: le datate Troll, Død Og Trolldom e Hymne ripescate rispettivamente da Fra Underverdenen e dal lontanissimo EP di debutto Kampfar del 1996, si trovano fianco a fianco con quelle dell’era di mezzo come Vettekult (da Heimgang, 2008) e Altergang (dal cd Mare del 2011), fino alle due tracce del bis, l’eccitante Mylder (“vi insegno una parolaccia, ripetete con me: Helvete!”) e la conclusiva Our Hounds, Our Legion provenienti da Djevelmakt: il senso è uno solo, ovvero che tutti i dischi dei Kampfar sono belli e meritano di essere rappresentati in concerto almeno da una canzone. Nulla di più vero: Dolk e co. sono delle vere macchine da guerra e i brani proposti suonano tutti potenti e spaventosi allo stesso modo. Lo show scorre senza tregua e pause, giusto il tempo di introdurre le canzoni (“un tempo non c’era internet e il fottuto Facebook, ma c’erano le streghe!”) e per ricambiare l’affetto che i fan mostrano in continuazione verso i musicisti norvegesi.

Si giunge così al termine della lunga serata, stanchi ma decisamente soddisfatti per aver assistito al concerto di tre grandi gruppi e scoperto due giovani realtà che potranno fare bene in futuro.

Scaletta Kampfar: 1. Gloria Ablaze – 2. Ravenheart – 3. Troll, Død Og Trolldom – 4. Swarm Norvegicus – 5. Hymne – 6. Lyktemenn / Til Siste Mann – 7. Vettekult – 8. Altergang – 9. Tornekratt – 10. Mylder – 11. Our Hounds, Our Legion

NB – Per gli scatti ai Kampfar si ringrazia Martina Santoro del Traffic.

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