Intervista: Kampfar

Un ottimo disco come Ofidians Manifest, ben venticinque anni di carriera alle spalle e mai un full-length sottotono: i Kampfar sono una grande band e i musicisti sono sempre cordiali e disponibili con pubblico e addetti ai lavori. Nasce così questa chiacchierata telematica con il chitarrista Ole Hartvigsen con al centro dell’interesse alcuni aspetti “minori” del nuovo disco, ma non solo… buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione delle domande e risposte.

Siete tornati dopo tre anni e mezzo dalla pubblicazione di Profan: oltre a tour e festival, come avete passato questo tempo?

Gli ultimi due anni sono stati un tempo per guarire, veramente. Tutti noi avevamo dei problemi personali da affrontare e ci siamo dovuti prendere un lungo break. Ad un certo punto abbiamo pensato che questo era tutto – siamo finiti. Ma dopo un po’ l’urgenza di creare qualcosa di nuovo è tornata.

Quali sono le “tempistiche” dei Kampfar? Dopo il tour promozionale avete bisogno di un lungo periodo per ricaricare le batterie o siete dei musicisti instancabili sempre alla ricerca del riff perfetto? Cosa fate quando non siete impegnati con la band?

Tutti noi conduciamo vite normali al di fuori della musica. Penso sia una buona cosa, perché a volte ti stanchi di fare musica e vuoi fare qualcos’altro, ma alla fine noi abbiamo la passione – è qualcosa che è in noi. Personalmente, non mi stanco di fare tour e probabilmente starei in tour tutto il tempo, ma sarebbe una vita noiosa, credo. Non puoi crescere ed evolverti come persona se stai su un bus tutta la vita.

In un paio di brani ci sono delle piccole ma importanti parti di pianoforte: credo che gli interventi di questo strumento siano molto interessanti e riescano a dare quel qualcosa in più (e di inaspettato) al brano. Come è venuta l’idea di inserire il pianoforte nei brani dei Kampfar?

È interessante che tu dica questo, perché il piano è un buon strumento per il tipo di musica che vogliamo creare, ma cerchiamo di tenerlo molto discreto. Lo usiamo solo quando ha uno scopo preciso. Amo il piano perché ha un tono veramente contrastante paragonato ad una chitarra e un basso estenuati, e ancora ha un’atmosfera dolce e oscura che si riflette bene nella nostra musica. Il piano è presente nei Kampfar da un lungo periodo e ci sembra naturale utilizzarlo.

I vostri dischi sono sempre composti da un numero limitato di canzoni (solo in Heimgang siete arrivati a dieci brani) e la durata è sempre sotto i cinquanta minuti. Questa cosa l’apprezzo molto perché inserite nel full-length solo le canzoni più belle e l’ascolto non si disperde mai a causa dell’elevato minutaggio o dei fillers. Quando siete in fase compositiva scartate molto materiale perché non all’altezza del vostro elevato standard qualitativo oppure componete un certo numero di canzoni già sapendo che oltre a una certa cifra (o minutaggio) non volete andare?

Penso che la ragione per cui noi di solito finiamo gli album intorno ai 40-45 minuti è ciò che noi amiamo di più, veramente. Gli album che sono più lunghi di così di solito sono noiosi secondo me. Inoltre, penso che un album dovrebbe stare in un LP. Abbiamo dovuto eliminare un sacco di materiale durante il processo di scrittura delle canzoni, ma è normale per noi. Di solito, noi possiamo notare quali lavori nella fase di pre-produzione e poi modellare l’album intorno a ciò che noi vogliamo veramente. In aggiunta a ciò, scartiamo molto materiale che pensiamo sia davvero “molto buono”. Può sembrare strano scartare delle buone canzoni, ma noi vogliamo che quest’album abbia certe atmosfere ed emozioni, quindi qualunque cosa non vada bene deve essere eliminato.

Come è nata la collaborazione con Agnete Kjolsrud? Le avete dato delle indicazioni precise oppure è stata libera nell’esecuzione di Dominans?

Le voci su Dominans sono state una collaborazione creativa tra Dolk e Agnete, davvero. Penso che abbiano trovato molta ispirazione l’uno nell’altra. Non c’erano istruzioni, solo un processo creativo.

Dominansè una traccia atipica per i Kampfar, con parti estremamente “ariose” e una struttura non convenzionale. Qual è la genesi della canzone e chi è che ne ha scritto la musica?

Io scrivo tutta la musica nei Kampfar, ma il processo di evoluzione delle canzoni è uno sforzo collettivo, per così dire. Quando ho scritto Dominans non ero sicuro di dove andare con questo brano, ma Dolk ha subito avuto delle grandi idee con la parte vocale, quindi abbiamo mantenuto la struttura vocale e la strumentale molto semplici in modo da avere tanto spazio per le voci, specialmente da quando abbiamo deciso di avere anche Agnete in quella canzone. Le voci sono al centro dell’attenzione di quella canzone.

Skamlos ha un’inizio old school e sembra dire “ragazzi, così si suona pagan black metal!”. Suonando in tour e festival avete modo di incontrare e conoscere un gran numero di musicisti e gruppi: trovate differenze musicalmente parlando tra le band degli anni ’90 e quelle più giovani pur suonando lo stesso genere?

Penso che i ragazzi più giovani in questo genere siano generalmente grandi lavoratori e musicisti qualificati. Molte delle band che incontriamo durante i tour e i festival sono ragazzi molto bravi, altrimenti sarebbe difficile sopravvivere in questo business. Le band più giovani sono generalmente più desiderose di impressionare, che è comprensibile quando non hai molta storia, mentre noi non potevamo realmente preoccuparci di provare ad impressionare le persone. Sappiamo chi siamo, in cosa siamo bravi e in cosa no, ma più importante noi sappiamo esattamente che tipo di musica e che tipo di musica e di show vogliamo presentare al nostro pubblico.

Siete in attività dal lontano 1994. Cosa porta una band a continuare a lavorare e sfornare ottimi album dopo così tanto tempo?

È la personalità di noi quattro nella band, davvero. Quando rilasciamo un nuovo album o andiamo in tour è perché lo vogliamo fare. Se non vogliamo fare qualcosa, diciamo semplicemente no. Ecco perché diciamo sempre che un album dei Kampfar potrebbe sempre essere l’ultimo, perché se non abbiamo più nulla da dire non vogliamo “forzarci” a fare un nuovo album perché è quello che dovremmo fare. Tutto ciò che facciamo è veramente onesto, e sembra veramente bello da dire che nel 2019, dopo 25 anni, abbiamo rilasciato il migliore album della nostra carriera.

In concerto suonate anche brani dei primissimi lavori, il che vuol dire che ancora oggi riconoscete l’importanza e la bellezza di quelle canzoni. Cosa rappresentano per voi le vecchie canzoni: le origini della band, il percorso fatto, il legame con i vecchi fans o altro?

In realtà, non abbiamo nessuna regola che dice che dobbiamo avere tutte queste “vecchie canzoni” nei nostri live o qualcosa di simile, ma suoniamo quelle canzoni che sappiamo ci faranno fare un buono show. È così semplice. Ci sono alcune delle canzoni più vecchie che vanno bene per il 2019 dei Kampfar ed altre no. Una vecchia canzone che è stata con noi per molto tempo è Troll, Død og Trolldom e penso che sia una grande canzone con un’atmosfera forte che mi ha formato come songwriter, sicuramente.

Sempre parlando delle vecchie canzoni, c’è da dire che suonano come se fossero state composte per l’ultimo album. I Kampfar di venti anni fa suonano come i Kampfar di oggi: stessa attitudine, stesso feeling, stesso grande risultato. Per alcuni sarebbe “immobilità stilistica”, io dico “coerenza” e passione per quel che si fa. Quali sono i vostri pensieri a riguardo?

Non sono sicuro che di essere d’accordo con te sul fatto che le vecchie e le nuove canzoni siano qualcosa del genere, ma abbiamo cercato di mantenere lo stesso spirito e la stessa atmosfera per far che tutto suoni Kampfar, anche se le canzoni sono molto diverse. Su questo nuovo album ci sono molte più variazioni di tempo e ritmo, e le canzoni sono molto più precise, ma c’è un filo rosso che attraversa gli album che è più astratto, credo.

Ho avuto modo di assistere a un vostro show qualche anno fa e devo dire che raramente ho assistito a un concerto tanto “fisico” quanto il vostro. Quanto è importante per i Kampfar l’aspetto concertistico e come vi preparate prima di un concerto o di un tour?

Credo sia molto importante il modo in cui presentiamo i nostri show è solamente il modo in cui dimostriamo che siamo appassionati da ciò che facciamo. Lo trovo veramente strano quando vedo band sul palco che sembrano annoiate o stanche o addirittura spaventate. Non è così che vogliamo fare le cose. Vogliamo dare tutto al pubblico e penso che tutti coloro che ci abbiano visto suonare lo abbia apprezzato.

Quanto è importante Hemsedal per i Kampfar? E i Kampfar sarebbero il gruppo che conosciamo se fossero stati, che so, di Oslo o Bergen?

È molto importante, non solo per la storia di come i Kampfar sono iniziati, ma anche oggi guardiamo ad Hemseld come ad un posto in cui rifugiarci quando vogliamo scappare da tutto quanto. Quando abbiamo scritto questo nuovo album potevamo stare lì per settimane e vedere come tutta la natura cambiava la tavolozza dei colori dal verde dell’estate al rosso autunnale e al cupo inverno. Era bellissimo e ci ha aiutato veramente tanto ad ispirare il nostro album.

Grazie per l’intervista e complimenti per Ofidians Manifest, non vedo l’ora di assistere nuovamente a un vostro concerto! Volete salutare i vostri fan italiani che stanno leggendo l’intervista?

Grazie a te, e grazie per le parole gentili! Speriamo di vedervi presto (quando saremo) in tour in Italia, ma fino a quando non avremo un tour pronto potrete vedere i Kampfar live a Parma al Black Winter Fest a Novembre!

ENGLISH VERSION:

You are come back after three and a half years from the publication of Profan: beyond tours and festivals, how did you spend this time?

The last couple of years have been a time to heal, really. All of us have had personal issues to deal with and we had to take a really long break. At some point we thought that this is it – we’re finished. But after a while the urge to create something new came back.

What are Kampfar’s “timing”? After the promotional tour did you need of a long period to recharge your batteries or are you tireless musicians that are continually searching for the perfect riff? What do you do when you aren’t busy with the band?

All of us lead pretty normal lives outside of the music. I think it’s a good thing, because sometimes you get sick of music and want to do something else, but in the end we all have this passion – it’s something inside us. Personally, I don’t get tired from touring and I could probably stay on the road all the time, but it would be a boring life, I think. You cannot grow and evolve as a person if you stay on a tour bus all your life.

In a couple of tracks there are some little but important piano part: I believe that the participations of this instrument are very interesting and they can give you something more (and unexpected) to the song. How did the idea to include the piano section in Kampfar’s songs?

It’s interesting that you say that, because the piano is a very good instrument for the type of music we want to create, but we always try to keep it very subtle. We only use it when it has a specific purpose. I love the piano because it has a very contrasting tone compared to overdriven guitar and bass, and yet it has a kind of mellow and dark ambience that reflects well on our music. The piano has been in Kampfar for a long time and it feels natural to us.

Your album are always made up of a limited number of songs (only in Heimgangyou reached ten songs) and the length is always under fifty minutes. I appreciate this so much because in the full-length only the most beautiful songs are included and the listening didn’t disperse itself because of the high timing or by the fillers. When you are in the composition phase did you reject a lot of material because of your high-quality standard or you compose a certain number of songs already knowing that you won’t go beyond a certain number (or timing)?

I think the reason why we usually end up with albums around 40-45 minutes is that it’s what we like best, really. Albums that are longer than that usually sound boring to me. Also, I think an album should fit within one LP. We did have to throw away a lot of material during the song writing process, but that’s normal for us. Usually, we can see what works in the pre-production phase and then shape the album around what we really want. In addition to that, we threw away a lot of stuff that we thought was actually “too good”. It may sound crazy to throw away good songs, but we wanted this album to have a certain feeling and atmosphere, so anything that didn’t fit into that idea had to go.

How is the collaboration with Agnete Kjolsrud born? Did you give her some clear indications or was she free in the execution of Dominans?

The vocals on Dominanswas a creative collaboration between Dolk and Agnete, really. I think they found a lot of inspiration between eachother. There were no instructions, just a creative process.

Dominansis an atypical track for Kampfar, with some parts that are extremely “airy” and non-conventional structure. What is the origin of the song and who wrote the music?

I write all the music in Kampfar, but the process of evolving the songs is a team effort, so to speak. When I wrote Dominans I wasn’t really sure where to go with it, but Dolk had some great ideas for vocals right away, so we kept the structure and instrumental stuff really simple in order to have a lot of space for the vocals, especially since we decided to have Agnete on that song as well. The vocals are the main focus of that song.

Skamlos has an old-style intro and it seems to say “here is how pagan black metal must be played, guys!”. Playing in tours and festivals you have the opportunity of meeting a lot of musicians and groups: did you find differences, musically speaking, between the nineties groups and the youngest groups even if you play the same genre?

I think the younger guys in this genre are generally very hard working and skilled musicians. Most of the bands we meet on tours and festivals are very good guys, otherwise I think it would be hard to survive in this business. Younger bands are generally eager to impress, which is understandable when you don’t have a lot of history, whereas we couldn’t really be bothered to try to impress people. We know who we are, what we’re good at and what we’re not so good at, but most importantly we know exactly what kind of music and show we want to present to our audience.

You are in activity since 1994. What makes a band keep on working and to produce excellent albums after such a long time?

It’s the personality of all four of us in the band, really. When we release an album or go on tour it’s because we want to do it. If we don’t want to do something, we simply say no. That’s why we’ve always said that a Kampfar album could always be the last one, because if we don’t have anything to say anymore we won’t “force” ourselves to make another album because it’s what we’re supposed to do. Everything we do is very honest, and it feels very good to say that in 2019, after 25 years, we have released the best album in our carreer.

In concert you also play songs from the earliest works, that means you still recognize the importance and the beauty of that songs nowadays. What did the old songs represent for you: the origin of the band, the path that you’ve done, the relationship with the old fans or something else?

Actually, we don’t have any rules saying that we should have this many “old songs” in our live show or anything like that, but we play the songs that we feel will make a good show. It’s as simple as that. There are some of the older songs that fit really well into Kampfar anno 2019 and some that don’t. One old song that has stayed with us for a long time is TrollDød og Trolldom, and I think it’s a great song with strong atmosphere which has inspired me as a song-writer, definitely.

Speaking of the oldest songs, we can say that they sound like they were composed for the last album. Kampfar of 20 years ago sounds like nowadays’ Kampfar: same attitude, same feeling, same great result. For someone that would be “static immobility”, I say “coherence” and passion for what you’re doing. What are your thoughts about that?

I’m not sure I agree with you that the old and new songs are anything like the same, but we have managed to keep the same spirit and atmosphere to make everything sound like Kampfar, even though the songs are very different. On this newest albums there’s a lot more variation in tempo and rhythm, and the songs are more precise, but there is a red line going through the albums which is more abstract, I think.

I had the chance to see one of your concerts some years ago and I must say that rarely I see such a “physical” concert as you was. How much is important for Kampfar the live aspect and how did you prepare yourself before a live or a tour?

I think it’s very important, the way we present our shows, it’s just the way that we show that we are passionate about what we do. I find it very strange when I see bands on stage who look bored or tired or scared, even. That’s not how we want to do things. We want to give the audience everything and I think everyone who has seen us playing live appreciate that.

How much is important Hemsedal for Kampfar? And would Kampfar be the same group we know if they’d been, I don’t know, from Oslo or Bergen?

It’s very important, not just for the history and how Kampfar started, but even today we have Hemsedal as a place we can go to to escape everything else. When we wrote this new album we could stay there for weeks and see how the whole nature turned from green summer to red autumn and into a bleak winter pallette. It was beautiful and really helped inspire our album.

Thanks for the interview and congratulations for Ofidians Manifest, I can’t wait to attend to one of your gigs again! Would you say hallo to your Italian fans that are reading this interview?

Thank you, and thanks for the kind words! We hope to see you soon on tour in Italy, but until we have a tour ready at least there’s a chance to see Kampfar live in Parma at Black Winter Fest in November!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.