Intervista: Aexylium

Conoscere una giovane band ai primi passi, seguirla negli anni e assistere alla maturazione artistica per poi parlare dei dischi che pubblica: così è successo anche con i lombardi Æxylium, avendoli incontrati per la prima volta nel 2016 grazie all’EP The Blind Crow e dando loro spazio per raccontarsi ai lettori del sito. La band del frontman Steven Merani ha da poco pubblicato il secondo disco The Fifth Season ed è questa l’occasione buona per tastare il polso a una delle più promettenti realtà folk metal. Hanno risposto alle domande Federico Buzzago (F) e Leandro Pessina (L).

RECENSIONI:
2021, The Fifth Season
2018, Tales From This Land

2016, The Blind Crow (EP)
INTERVISTE:

2018
2016

Sono passati tre anni dalla pubblicazione del debutto Tales From This Land e di strada ne avete fatta tanta. Cosa vi fa piacere ricordare degli scorsi anni, tra concerti ed esperienze nuove?

F: Ricordiamo con piacere le band con cui abbiamo condiviso il palco (ad esempio Elvenking, Wind Rose ecc.) e le persone conosciute durante i concerti, in particolar modo quando a fine esibizione vengono a complimentarsi, quello fa sempre un certo effetto. Una delle esperienze più belle e calorose l’abbiam vissuta quando ci siamo esibiti al festival di Montelago, nel 2018 se non erro: la partecipazione del pubblico in quell’occasione fu davvero incredibile.

Nuovo album e nuova etichetta: come siete arrivati alla Rockshots Records?

F: In realtà con Rockshots avevamo già avuto modo di conoscerci diversi anni fa, prima ancora della pubblicazione di Tales From This Land, poi decidemmo in quel caso di percorrere un’altra strada. Questa volta invece ho contattato Roberto Giordano per inviargli l’album ormai terminato, lui si è mostrato interessato fin da subito e quindi abbiamo deciso di proseguire assieme quest’avventura.

La quinta stagione, ovvero?

F: La quinta stagione è un ipotetico ed immaginario futuro in cui l’uomo esaurisce le risorse del pianeta, fino ad arrivare ad un’epoca di carestia e una quasi totale estinzione delle specie viventi. Il clima, la natura e di conseguenza le stagioni così come le conosciamo vengono stravolte e a questo periodo viene dato il nome di “Quinta Stagione”, appunto. Nella title-track si parla proprio di questo, ma non è tutto così catastrofico come potrebbe sembrare: infatti il testo racconta anche di speranza e di una futura possibile rinascita dell’uomo e della Terra.

I testi ruotano intorno al mondo vichingo con divinità, storie e battaglie realmente avvenuto. Da dove nasce la passione per questo popolo e continuerete a parlare di loro nei testi o siete aperti a nuovi “mondi”?

F: La mitologia norrena è un tema che ci appassiona molto, e in quest’album ci eravamo promessi di ritagliarci diverso spazio per trarne ispirazione per i testi. In particolare Steven, il nostro cantante, legge diversi libri su queste tematiche, ma anche io spesso mi lascio incuriosire ed ispirare. Per il futuro non è detto che il tema “vichinghi” possa rimanere così centrale come in quest’album, magari scriveremo qualcosa di più personale, vedremo!

Ascoltando il disco ho avuto l’impressione che il vostro sound si sia indurito, con parti molto pesanti per il genere, ma che gli strumenti folk rendono comunque orecchiabili. Cosa ne pensi?

F: Era esattamente ciò che volevamo per quest’album. Abbiamo lavorato su riff di chitarra più serrati ed heavy, cercando di ottenere un sound più incisivo anche grazie all’utilizzo del growl di Steven in più brani. Abbiamo anche introdotto diverse tracce di coro registrate dai ragazzi di Facoltà di Musicologia di Cremona, per dare un tono più sinfonico a certe parti. Poi attraverso gli strumenti tradizionali comunque ricerchiamo sempre una melodia, un qualcosa che possa rimanere facilmente in testa.

In un paio di brani è presente Arianna Bellinaso alla voce: ci vuoi raccontare qualcosa in più di questa riuscita collaborazione?

L: Ho conosciuto Arianna nell’autunno del 2018, quando ho cominciato il Triennio Accademico di Flauto alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, a Milano. In particolare, abbiamo legato nelle pause caffè tra un corso e l’altro. Con lei c’è stata subito un’intesa personale, oltre che musicale, e quando Fabio mi ha detto che stava valutando l’idea di inserire una voce femminile su alcuni brani del nuovo album (all’epoca ancora un embrione) Arianna fu la mia prima scelta; mi sembrava, per timbro, tecnica e per “presenza”, la nostra candidata migliore. Lei, tra l’altro, era entusiasta della possibile collaborazione. Ascoltandone le registrazioni, anche gli altri si sono poi convinti che averla con noi in studio avrebbe notevolmente inciso sul risultato finale. La cosa migliore è stata vedere quanto la sua voce si legasse bene con il growl del nostro Steven. Non è la prima volta che collaboriamo con special guest femminili – basti pensare alla nostra versione del tema di Vikings, realizzata con il grande contributo Alessia Altea – ma con Arianna si è sviluppata un’intesa musicale unica, che speriamo di poter portare avanti.

Nell’opener The Bridge c’è anche Samuele Faulisi degli Atlas Pain. Immagino che tra di voi ci sia amicizia e stima che vi hanno portato anche a condividere il palco più volte.

F: Esatto, con Samuele e gli altri membri degli Atlas Pain c’è un bel rapporto di amicizia da diversi anni, credo che legare con nuove persone e instaurare nuove amicizie sia una delle cose più belle della musica. Da tempo avevo in mente di proporgli una parte come guest in qualche nostro lavoro per la stima che ho nei suoi confronti e lui ha accettato subito senza pensarci su, siamo rimasti molto soddisfatti del risultato.

Per la copertina vi siete rivolti a Jan Yrlund ed è davvero bella. In particolare mi piace il fatto che ci sia un colore predominante, così come il blu lo era per l’artwork di Tales From This Land. Questa dei colori è un’idea che date voi a Yrlund? Qual è il significato della copertina?

F: In realtà a Jan Yrlund abbiamo inviato solamente il testo della title-track The Fifth Season per poterne trarre ispirazione e gli abbiamo lasciato carta bianca su tutto. Lui ha centrato perfettamente il punto con la copertina, raffigurando sia la decadenza da una parte, che la rinascita dall’altra. Anche a noi la scelta dei colori è piaciuta sin da subito perché “colpiscono” e attirano già al primo colpo d’occhio.

Viviamo in tempi incerti, ma vi state comunque organizzando per suonare live e presentare le nuove canzoni di The Fifth Season?

L: Il periodo non è certamente dei migliori. Già sappiamo quanto poco – nonostante il grande potenziale di molti musicisti e di tante band – il metal e il folk contino nel panorama nazionale italiano, tra pregiudizi e stereotipi ormai ridondanti e nell’indifferenza dei più; inoltre, c’è sempre il rischio di qualche colpo di coda della pandemia. Nei limiti del possibile, posso comunque rispondere di sì. Lo scorso settembre abbiamo avuto il grande piacere di suonare, per la prima volta, al Feffarkhorn, festival che ci ha sorpresi per l’organizzazione e l’accoglienza, e per la caparbietà nel volere a tutti i costi realizzare un qualcosa che, da due anni a questa parte, è molto raro. Qui abbiamo presentato una piccola anteprima del nuovo album. Inoltre, il prossimo 7 di Novembre saremo all’Arlecchino di Vedano Olona (VA), dove vi aspettiamo per il nostro release party ufficiale. Posso poi anticipare (ma lasciando anche un po’ di suspense) che, se tutto andrà bene, il 2022 si prospetta come un anno di svolta: ci aspettano alcuni palchi europei di tutto rispetto. Se tutto rimane stabile e confermato, questi saranno i nostri primi live fuori dai confini italiani. Non vediamo l’ora.

Dovendo scegliere tre canzoni del vostro repertorio per farvi conoscere, quali scegliereste?

L: Considerando il nostro repertorio completo, includendo quindi anche i brani provenienti da Tales From This Land, credo di poter dire Into The Jaws Of Fenrir, la stessa Tales From Nowhere e, dal nuovo album, un brano tra Mountains e The Bridge.

Il sogno degli Æxylium per il 2022?

L: Ripercorrere il solco lasciato dalla Nazionale quest’anno, e “conquistare l’Europa”;)

Come sempre vi ringrazio per questa intervista, volete aggiungere qualcosa?

Grazie a te! Un saluto agli affezionati di Mister Folk e ci auguriamo che l’album sia di vostro gradimento!

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