Intervista: Finntroll

Avere la possibilità di intervistare una delle band più importanti e popolari del folk metal è sempre un grande piacere e anche una fortuna. La possibilità di scambiare due chiacchiere con i Finntroll in occasione delle 3 date italiane in compagnia di Skalmold e Brymir permette di parlare dell’ultimo album in studio Vredesvävd, ma anche di come è cambiata la scena musicale dal 2010 a oggi (permettetemi di dirlo, è avvenuto esattamente quello che avevo scritto nel mio primo libro Folk Metal. Dalle Origini Al Ragnarok) e dei gingilli che è possibile trovare al banchetto del merch. I tempi cambiano e giustamente i Finntroll non vogliono rimanere indietro!

Un ringraziamento a Elisa di Bagana Music Agency per aver reso possibile l’intervista.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

UN GRANDE RINGRAZIAMENTO A MARZIA VETTORATO PER LA TRADUZIONE DELL’INTERVISTA.

Il tour è iniziato da un paio di settimane: come stanno andando le cose?

Siamo ormai giunti a metà strada e tutto sta superando davvero ogni nostra aspettativa, moltissima gente sta partecipando ai nostri live e sembra che il pubblico abbia apprezzato molto la versione “aggiornata” del nostro show. L’unica nota negativa riguarda il fatto che il nostro tour bus si sia guastato appena fuori Budapest, quindi siamo stati costretti a riprogrammare il live di Monaco a una data successiva, più in là nel tour.

Sarete in Italia per tre date: cosa ci dobbiamo aspettare da questi spettacoli?

Speriamo che partecipi tanta gente quanta ne abbiamo vista nella prima parte del tour! Il pubblico italiano è sempre stato molto caloroso ed entusiasta nei nostri riguardi, quindi le speranze sono alte!

Vredesvävd è uscito due anni fa ed ormai è stato ben assorbito dai fan: qual è il feedback ricevuto?

Il feedback è stato assolutamente eccezionale! Tutti sembrano aver gradito la svolta più oscura, più vicina al vecchio scenario sonoro dei Finntroll. Già dopo aver pubblicato il primo singolo, Ormfolk, abbiamo sentito commenti come “mi riporta ai tempi di Jaktens Tid” “mi ricorda Skogens Hämnd, niente male!” ecc.

Abbiamo atteso sette anni per avere il successore di Blodsvept. La band è stata sempre in attività visto che non sono mancati concerti e festival: il problema è stato un calo d’ispirazione o ci sono state altre cause che hanno rallentato la creazione di nuove canzoni?

Si è trattato della classica situazione in cui… si è andati troppo in tour! Siamo stati costantemente in giro dopo la pubblicazione dell’album e poi abbiamo direttamente iniziato il  Nattfödd Anniversary tour che in realtà è andato avanti più del previsto! Dopo, abbiamo tentato di lavorare a nuova musica, ma nulla ci sembrava andasse bene, non riuscivamo a trovare quel “filo rosso”, il filo conduttore. Quando abbiamo scritto Att Döda med en Sten è scattato qualcosa all’improvviso, e l’album si è praticamente composto da sé!

Ho trovato Vredesvävd una buona via di mezzo tra i primi lavori e le ultime prove in studio, ma forse è anche un album che non prosegue l’evoluzione che avevate intrapreso con Nifelvind e Blodsvept. Cosa ne pensate?

Quest’album colma in qualche modo il gap tra Jaktens Tid e Ur Jordens Djup. Nattfödd è l’album strambo che non trova una collocazione precisa nella nostra discografia (risata)!

Sono più di venti anni che suonate in giro per il mondo: ci sono canzoni che dovete inserire in scaletta perché amate dal pubblico ma che fareste a meno di suonare, se non altro perché lo avete fatto migliaia di volte?

Beh, per un certo periodo di tempo la gente ne ha avuto abbastanza di Trollhammaren. Quest’anno l’abbiamo esclusa dalla scaletta dei nostri show più brevi, ma ora l’abbiamo rispolverata per il tour, e ci sembra molto più divertente suonarla dopo esserci presi una piccola pausa!

Nell’articolo di presentazione di queste tre date italiane parlo di Trollhammaren come primo singolo del genere folk metal, nel senso che con quella canzone la gente ha iniziato a conoscere questo genere musicale. L’anno successivo è arrivata la canzone Beer Beer dei Korpiklaani che ha finito il lavoro che voi avevate iniziato. Si può quindi dire che grazie a voi il folk metal si è diffuso dopo anni di puro underground?

Siamo decisamente la band che ha creato quel mostro che oggi chiamiamo Folk Metal! (risata)

Intorno al 2010 il folk metal era diventato praticamente una moda, con una gran quantità di band che esordivano e festival specializzati nel genere che nascevano come funghi, per non parlare poi dei grandi eventi itineranti come Pagan Fest (nel quale voi avete fatto gli headliner) e Heiden Fest. Negli ultimi anni tutto si è un po’ ridimensionato, o almeno questa è la mia sensazione. Qual è il vostro punto di vista, dato che siete gli attori protagonisti?

Il picco si è davvero raggiunto nel 2010, e abbiamo pubblicato Nifelvind giusto in tempo perché diventasse un album molto importante per la scena. In realtà mi fa piacere che il genere non sia più mainstream, e che non ci siano più migliaia di band che sono l’una la copia carbone dell’altra, che spuntano qua e là e che vogliano solo cavalcare l’onda per guadagnarci sopra. Ad un certo punto, la scena era diventata davvero satura!

Negli ultimi anni il pubblico sembra più interessato all’oggetto a discapito della musica. Con lo streaming non c’è più bisogno di comprare il cd, mentre si colleziona l’oggettistica della band. Forse è per questo che nel 2010 il vostro banchetto dei concerti aveva qualche maglia e i cd mentre oggi troviamo oltre a un gran numero di t-shirt anche orecchie da troll, disegni e altro. Sono i tempi che cambiano e anche un vecchio troll della foresta ne ha preso atto, è così?

I tempi stanno decisamente cambiando, nel bene e nel male! Avere anche questi piccoli oggetti nel merch da aggiungere alle vendite ci permette di rientrare dei costi del tour, che sono aumentati a dismisura a causa della pandemia di coronavirus, della guerra in corso e così via. Inoltre, credo che il CD stia perdendo il proprio valore e che le persone preferiscano avere gli LP, in particolare se è disponibile qualche versione da collezione.

Vi piace la routine del tour (viaggio – allestimento palco – soundcheck – concerto) o pensate – come molti musicisti con i quali ho chiacchierato – che ci si annoia a morte tolte le ore prima e dopo lo show?

Mi piace davvero quella routine, quando tutto inizia a procedere da sé! La band diventa più compatta, e semplicemente tutto va al posto giusto.

Grazie per l’intervista, non vedo l’ora di stare sotto al palco al vostro concerto!

Grazie a te!

Finntroll 2009

ENGLISH VERSION:

The tour started two weeks ago: how is it going?

We are actually half-way through it right now and has been way over expectations, lots of people coming out to our shows and it seems they really have enjoyed our updated show! Only bad thing was that our bus broke down outside Budapest and we had to re-schedule the upcoming show in Munich to later on this tour.

You have three shows scheduled in Italy: what should we expect from them?

Let’s hope as much people will join us as on the first half of the tour! Italian crowds have always been loud and good to us, so hopes are high!

Vredesvävd was released two years ago: at this point, it has been fully “absorbed” by the audience: which kind of feedback have you received?

The feedback has generally been nothing but great! Everyone seems to have liked the turn it took into a bit darker and older Finntroll soundscapes. Already after releasing the first single Ormfolk we heard comments like “this is taking me back to the Jaktens Tid album”, “reminds me of Skogens Hämnd, digging it!”, etc.

We have waited for seven years to get the successor of Blodsvept. The band has always been active through several gigs and appearances in festivals: what are the reasons behind this “slowing down” of the creative process? May they be traced to some diminishing inspiration, or there have been different causes?

It was a classic case of touring too much! We were constantly on the road after the release and then we went straight into the Nattfödd Anniversary tour that actually became a lot more! After we tried to write some music, but nothing was really feeling right, we couldn’t find the red thread for the music. When we wrote Att Döda med en Sten it all of a sudden clicked and the album almost started writing itself!

I found Vredesvävd as a good in-between your first works and your last studio rehearsals; perhaps, it is also an album that does not continue the evolution started with Nifelvind and Blodvept. What are your thoughts about that?

This album sort of bridges the gap between Jaktens Tid and the Ur Jordens Djup album. Hehe. Making the Nattfödd album being the odd album that doesn’t find its place in our discography! Hehe.

You have been playing around the world for 20 years now: are there some tracks that you would prefer not to play live (at least because you have done it thousands of times), but you include anyway in your setlists because the audience particularly loves them?

Well… For some time everyone was fed up with Trollhammaren. We actually left it out of the set during shorter shows this year, but now on the tour it’s back and it feels way more fun to play after that little break from it!

In the presentation article of your next Italian gigs, I have written of Trollhammaren as the very first folk metal single, meaning that people started knowing this subgenre mostly thanks to that song. One year later, Korpiklaani released the single Beer Beer, which completed in some way the process you had already started. Could it be said that folk metal became popular thanks to your work, after being relegated to the underground scene for years?

We were definitely one of the bands that were there creating the monster that is now called Folk Metal! Hahaha.

Around the year 2010, folk metal became a sort of trend: a great number of bands had their debut, not talking about all the festivals that popped up all of a sudden and the birth of Pagan Fest and Heiden Fest, two itinerant events where you played as headliners. During the last few years, I have had the feeling that the hype around folk metal has gradually decreased: what is your point of view about that, as one of the main characters of the scene?

It was really peaking around 2010 and we released the Nifelvind album just in the right time to really become an important album for the scene. I am actually quite happy that it’s not that mainstream anymore and we don’t have millions of those copycat bands popping up here and there that just wanted to ride on the wave and cash in. The whole scene got really over saturated at some point there!

Lately, it seems that the audience is more interested in the physical object, rather than in music. After the advent of streaming services, buying CDs is no more necessary: people prefer to collect band merchandising. Perhaps, this is the reason why in 2010 your merch corner in gigs showed only a few shirts, while now it is possible to find way more of them, together with troll ears, drawings etc. Times are changing and even an old troll is aware of that, isn’t it?

Times are definitely changing, both good and bad! Now having all those small items really add to the sales that we really need after the tour costs that got so much up after the corona virus and the ongoing war and so on. Also I think the CD is losing its value and people want to have LPs instead, especially if there’s some collectors version available.

Do you enjoy the tour routine (travel – stage setup – soundcheck – show), or do you think that besides the moments before and right after the show, it is all just boring? I have noticed that it is a thought shared by several bands, according to the chats I have had with them.

I really like that routine, when everything starts to run by itself! The band gets tighter and everything just sounds more in place. 

Thank you so much for this interview, I can’t wait to be in front of the stage at your gig!

Thank you!

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