Il bello di gestire un sito indipendente e libero come Mister Folk sta anche nel decidere di dare spazio con un’intervista a gruppi underground che si autoproducono il disco di debutto invece del gruppo con sette dischi incisi e numerosi tour alle spalle. Si perdono una marea di visualizzazioni, ma essendo Mister Folk un sito indipendente e libero, conta solamente la bontĆ musicale dei gruppi e il desiderio di dar voce a chi altrove voce non ha. I Barad Guldur, oltretutto, hanno pubblicato un bel disco di debutto e come potrete leggere, di cose da dire ne hanno anche parecchie! Quindi vi lascio a questa bella chiacchierata con il cantante Ivan Nieddu, Cicerone del mondo Barad Guldur.
Una persona legge āBergamo e baghĆØtā e pensa ai Folkstone e invece ci sono anche i Barad Guldur! Come nasce il gruppo e perchĆ© la scelta di questo nome?
Ciao Mister Folk e grazie, in primis, per questa intervista! I Barad GuldurĀ (le iniziali non sono scelte a caso) nascono da un sogno che coltivavo giĆ dallāadolescenza: poter unire le sonoritĆ che amavo allāepoca (epic/power metal e composizioni di Simonetti) con strumenti folkloristici reali, quindi senza uso di synth. Un altro punto cardine del progetto sarebbero dovuti essere i testi. Di cosa parlare? Di ciò che amavo di più: fantasy e storie di paura. E cosƬ ĆØ stato fatto: leggende con citazioni e riferimenti tolkieniani e pagani. Il nome stesso della band richiama la torre più alta di Dol Guldur, la fortezza del Negromante (ne Lo Hobbit). E quali racconti possono giungere da lƬ, se non storie di creature leggendarie e spaventose? Fantasmi, mostri, morti che camminano, magie terribili e draghi. Purtroppo ero solo un ragazzino con tanti sogni e non avevo nessuno con cui condividere questo. Fino a poco tempo fa. Prima ho avuto il sostegno di Eliana (mia moglie) per le composizioni delle cornamuse e la ricerca dei racconti popolari e delle fonti per i testi. E poi, piano piano, tanti musicanti si sono uniti a questo folle viaggio. Ci sono voluti più di ventāanni… Ma eccoci qui!
Dopo qualche anno dalla fondazione arrivate al debutto Frammenti Di Oscurità . Come mai non avete voluto realizzare uno o più demo/EP prima di arrivare al full-length? Ora che il disco è uscito, come vi sentite?
Avevamo dato forma a una prima versione di Canso De Bouye (oltre a varie cover, che ci son servite per la ricerca dei componenti della band), caricata sul nostro canale YouTube, giusto per vederne un riscontro e iniziare a sperimentare la fase di produzione. A quel punto avevamo giĆ le idee abbastanza chiare e sufficiente materiale per un album. Senza presunzione, ci siamo concentrati su esso e non abbiamo pensato a pubblicare singoli o altro.Ā Insomma: āDritti alla meta e conquista la predaā (cit.). CāĆØ voluto tempo. Tanto. Ma ne ĆØ valsa la pena. Ora che Frammenti Di OscuritĆ Ā ha preso forma e vita ĆØ come se avessimo superato un valico montano: fatica, impegno, determinazione, ma la vista che si gode ĆØ stupenda e apre su una nuova valle tutta da esplorare. Quante strade, quanto ancora cāĆØ da fare… Quanti angoli da esplorare, quante cadute, quante vette da ammirare… Quanti panorami in cui perdersi e sognare… Ć proprio quello che vogliamo, perchĆ© la musica (come lāarte in generale) ĆØ questo: un viaggio. E vale la pena viverlo.
Tra le influenze leggo anche Blind Guardian e Iced Earth. In quale modo questi due gruppi sono stati (e sono) importanti per i Barad Guldur? Descrivete la vostra musica a chi non vi conosce, magari suggerendo una sola canzone motivandone la scelta.
Personalmente importantissimi, soprattutto per la composizione della struttura dei brani e la tecnica vocale di Hansi Kursh e Matt Barlow (parlando degli Iced Earth di Something Wicked This Way ComesĀ e Horror Show). Gli altri musicisti della band godono anche di altre influenze: dagli Amon Amarth, agli Eluveitie, passando per tutto ciò che a ciascuno piace e ama. Comunque lāinfluenza di quelle band ĆØ palese, basta ascoltare Imaginations From The Other SideĀ dei Guardian (per lāimpatto epico) o WolfĀ degli Iced Earth (per la sua aggressivitĆ ), canzoni che si accomunano rispettivamente con Frammento di OscuritĆ Ā e Senza Paura.
Chi si occupa della composizione dei brani? Si tratta di un lavoro di squadra?
La composizione avviene in fasi parallele: scrivo la struttura del brano e le cornamuse scrivono almeno un motivo che andrĆ poi inserito nel brano stesso (nel ritornello, nellāintro o in uno stacco). Finita questa fase, lavorano chitarre, basso e batteria per dar forma allāabbozzo, trasformando la struttura in una vera e propria canzone. Ultimate tutte le parti di cornamusa lavoriamo alle armonie di ghironda e violino, cosƬ da creare unāorchestrazione fra gli strumenti folk. Infine chi di dovere lavora sul solo, mentre io scrivo testo, linee melodiche e inserisco le voci. Ogni strumento ha ācarta biancaā sulle proprie parti (tranne, ovviamente, alcuni lavori di armonia, che giocano su melodie giĆ scritte in precedenza).
Come nasce una canzone come POININOS?
POININOSĀ ĆØ tratta dalle incisioni rupestri dei Massi della Camisana, nel territorio di Carona, in alta Valle Brembana. Ć unāantica invocazione al Dio Pennino, divinitĆ delle vette e delle montagne. Ne abbiamo tratto il testo dallāincisione e, cercando sonoritĆ ancestrali, abbiamo dato forma a questo brano, che utilizziamo anche come invocazione durante la cerimonia del fuoco votivo durante la manifestazione Orobica Lughnasadh. Non ĆØ propriamente una āstoria di pauraā, ma ĆØ comunque un lascito dei nostri avi, un rito antico, un patrimonio storico e culturale che abbiamo desiderato omaggiare e conservare, di cui ne va mantenuta la memoria.Ā Lāatmosfera che abbiamo desiderato dare al brano ĆØ quella dellāinvocazione (considerando che le incisioni in alfabeto lepontico sono a 2000 metri dāaltezza circa, impresse su enormi massi, probabilmente un tempio orobico): lo scorrere dellāacqua, il richiamo degli animali (gli stessi che rappresentiamo), sussurri e grida di sacerdoti e il canto dei clan, in marcia sulle vette.
In un brano collaborate con il coro alpino Le Due Valli. Immagino che per voi sia motivo di orgoglio e soddisfazione avere un pezzo cosƬ fortemente caratterizzato dal coro alpino. Mi piacerebbe conoscere la genesi di La Gratacornia.
La GratacorniaĀ ĆØ stata ricostruita e armonizzata dal maestro Aurelio Monzio Compagnoni. Ć un brano della tradizione popolare, uno di quei racconti che i nonni narravano la sera davanti al camino, prima che i bambini andassero a letto. Ć un monito: āfaā la nanna, perchĆ© la Gratacornia uccide i bambini che non vogliono dormireā. Non hanno mezzi termini queste storie: dovevano far paura e la facevano. Citata anche ne LāAlbero degli ZoccoliĀ di Ermanno Olmi, questo brano ha lāatmosfera perfetta per il nostro album. Come si evince, il bambino chiama ancora la mamma, ma la creatura ĆØ giĆ ai piedi del suo letto. Lāepilogo non ĆØ a lieto fine. āSo chĆØā: āSono quiā. Mi sono innamorato del brano dal primo ascolto, avendo esso il ritmo simile a un āesercito di nani in marciaā. Mi ha richiamato fortemente anche lāelemento fantasy. Facendo parte della corale ho avuto il piacere di eseguirla dal vivo ed ĆØ lƬ che ne ho carpito il reale spirito e la potenza. Alla prima esecuzione avevo giĆ capito che questo brano si sarebbe incastonato perfettamente in Frammenti Di OscuritĆ .
Nel booklet ringraziate Simone Pianetti e cāĆØ una canzone dove, senza menzionarlo, sembra che parliate di lui. PerchĆ© siete affascinati dalla sua figura e cosa rappresenta (o può rappresentare) per le persone più giovani?
La canzone in questione ĆØ proprio Nella Notte Più Nera. Il brano (che abbiamo voluto sotto forma di ballata, per ricordare un poā le atmosfere dei fienili, stalle, cantine e vecchie case, dove ci si incontrava a suonare, cantare e ballare) può essere interpretato e visto sotto molti punti di vista. Può essere un animale braccato, che scappa da chi desidera ucciderlo. Qui il suo patto con lo spirito della morte, perdendo se stesso, la sua vita, ma portando a compimento la sua vendetta. In parallelo la storia di Pianetti: portato al folle gesto, esasperato, divenuto figura ormai folkloristica della Val Brembana. A lui siamo legati, anche perchĆ© la band vede le sue origini proprio a Camerata Cornello, suo paese natale. Il brano parla implicitamente dellāultima cena fra Simone e sua figlia, alla vigilia della strage. Cosa hanno provato entrambi quellāultima sera assieme? Lui determinato, consapevole di perdere per sempre la sua vita. Lei? Ignara o perfettamente cosciente di ciò che sarebbe accaduto poche ore dopo? Ancora oggi cāĆØ chi inneggia āun Pianetti per ogni paeseā. E molti dovrebbero ricordarselo: portare allāesasperazione chi non ha più nulla da perdere, vuol dire arrivare a un gesto estremo. Se non ĆØ una storia di paura questa… āFate i bravi, se non volete che Simù venga a prendervi col suo fucileā.
La copertina mi ha colpito: non la āclassicaā folk metal, anzi, piuttosto particolare per stile e impatto. Cosa rappresenta e come ĆØ venuta lāidea di quella figura?
Anche questa ĆØ una storia di paura (a modo suo). Eliana, nostra figlia Luna ed io eravamo a cenare da una nostra amica, nel suo agriturismo. E lƬ, la piccola Luna, a 4 anni, ha iniziato a raccontare di una creatura che si aggira per i boschi: Aionkel (lāha chiamato cosƬ): come testa un teschio di tigre dai denti a sciabola con palchi di cervo, fra le mani i crani di chi lo incontra, al collo una collana di falangi delle sue vittime, armato di una grande spada con la quale fa a pezzi chi si comporta male con la natura. Praticamente una sorta di giustiziere naturalista, nato dalle fantasie (macabre) di una bambina di quattro anni, che voleva raccontarci una storia di terrore. Camino acceso, la notte fuori… CāĆØ riuscita benissimo. Non potevamo non fare omaggio a questa sua fantasia. Abbiamo aggiunto alcune simbologie tipiche delle nostre valli: il serpente (presente anche in Cernunnos), la rosa camuna, la triskele e, dietro lo spirito, lāinvocazione a Pennino (scritta con le rune orobiche/lepontiche). La realizzazione della foto (ĆØ uno scorcio di Camerata Cornello) e le artline di Aionkel fanno parte anche di un progetto fotografico fra me e Eliana: spiriti delle selve allāinterno di semplici foto dei nostri boschi.
Parlando dei Folkstone, sono stati una vostra fonte dāispirazione e cosa pensate della decisione di lasciare le scene con una serie di date live?
Personalmente i Folkstone hanno significato tanto per me, ma non tutto. Ho amato e amo moltissimo le loro canzoni, le atmosfere e i significati trasmessi. I Folkstone sono e saranno per sempre i Folkstone. Non desideriamo che i Barad GuldurĀ possano divenire una copia (rischieremmo oltretutto di essere solo una brutta copia). Per ciò che concerne la loro scelta di lasciare le scene, possiamo solo dire che avranno avuto le loro motivazioni. Non vogliamo assolutamente fare polemica o scatenare flame, ma in tutta onestĆ questo ĆØ ciò che pensiamo. Una band (mi ripeterò, ma come ogni opera artistica) ĆØ un poā come crescere un āfiglioā. Per loro ĆØ il momento di farlo correre via. Sono scelte. Nel bene o nel male, non bisogna contestarle, ma comprenderle. Può far rabbia, far male, deludere, ma non ĆØ sicuramente una scelta presa alla leggera. Magari ĆØ uno stop temporaneo, ma questo ĆØ solo una congettura. Hanno lasciato tanto e sicuramente non se ne perderĆ la memoria. Anzi!
Bergamo, anche grazie al Fosch Fest, ĆØ da anni un luogo dove il folk metal trova particolare spazio. Avete partecipato come spettatori alle edizioni prettamente folk/viking metal del festival e comāĆØ oggi la situazione gruppi/locali nella vostra zona?
āDel Fosch nulla resterĆ , se non risa che risuonerannā (cit. Per Chi Ela La Nocc). Una frase non messa lƬ a caso. Ho amato il Fosch (per chi non sapesse, in dialetto significa ābuioā) e lāho conosciuto sul nascere e seguito con passione. Le prime edizioni, poi, una vera festa con tanto spirito, allegria, mangiate e bevute in compagnia e ottima musica. Poi, purtroppo, qualcosa ĆØ cambiato. E tutto ĆØ arrivato inesorabilmente al suo declino. Bisogna accettare anche quello. In zona bergamasca, per fortuna, cāĆØ sempre un buon movimento di band, locali e festival. La speranza ĆØ che questo sia una radice forte per far crescere sempre più la cultura della musica dal vivo, anche perchĆ© ci sono moltissime band valide e cāĆØ bisogno di spazi, farsi conoscere, opportunitĆ e tutto nasce sƬ da chi fa musica, ma soprattutto da chi ascolta.
Come siete messi a esibizioni live? Avendo voi una line-up che conta ben nove elementi credo che non sia facile organizzare trasferte e serate.
Di esibizioni live in elettrico, per ora, non ne parliamo. Abbiamo bisogno di più richiesta, un poā più dāinteresse e curiositĆ , poi se ne parlerĆ con entusiasmo e ci prepareremo a dovere. Nel frattempo ci esibiamo, quando possibile, in acustico. Non stiamo certo con le mani in mano. La differenza ĆØ che negli acustici siamo più ācompagnoni e goliardiciā, mentre lāatmosfera in elettrico sarĆ ben differente. E non vediamo lāora di mettere piede sul palco. Hai evidenziato un altro aspetto importante: il numero di elementi. Da una parte variegato, per un sound più eterogeneo, dallāaltra un vero problema logistico. Questo non vuol dire che non ci si possa comunque esibire con una line up più snella (cosa che avviene giĆ in acustico). Vedremo un poā cosa ci riserba il futuro.
Vi sentite parte di una scena folk metal? Qual ĆØ il vostro punto di vista sulla scena italiana e nord italiana in particolare? Ci sono band con le quali avete legato e vi trovate particolarmente bene?
Credo che ci sentiremo davvero parte della scena folk metal quando sentiremo qualcuno cantare una nostra canzone, quando saremo su un palco e quando qualcuno inizierĆ a saltare a ritmo della nostra musica. Allora sƬ, saremo parte vera di quella scena. Per ora siamo su un cd. Ćun frammento di quella scena, ma non ancora lāinsieme. Insomma, un fantasy non si fa con un drago e un elfo, ma con un viaggio. E non abbiamo ancora camminato abbastanza. Per il resto, la scena qui ĆØ buona. CāĆØ interesse, ci sono band, qualcosa si muove sempre. La speranza ĆØ sempre quella: espandere il fenomeno e non vederlo morire. āLe radici profonde non gelanoā (cit. Tolkien). Non avendo mai suonato in elettrico, non abbiamo ancora avuto opportunitĆ di conoscere altre band, se non alcuni musicisti. Il mondo ĆØ piccolo. Personalmente mi trovo bene con Becky dei Furor Gallico. Dei ricordi legati a lei (fra cantate, bevute e mangiate), il più divertente ĆØ stato quello in cui beveva idromele in casa mia, al matrimonio con Eliana, spaesata, senza neppure rendersi conto di cosa ci facesse lƬ. Per Eliana e me era una di famiglia, come una cugina vicina/lontana.
Grazie per la disponibilitĆ e complimenti per il vostro disco. Avete tutto lo spazio per aggiungere e dire quello che volete!
Grazie a te per tutto! Ehi, aspetta, abbiamo davvero spazio per aggiungere quel che vogliamo?Ā Non sai che errore che hai fatto… Scherzi a parte, giusto una cosuccia: ascoltateĀ Frammenti Di OscuritĆ Ā possibilmente di notte, davanti al fuoco e con qualcosa di buono da bere. Buon ascolto.


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